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domenica 30 gennaio 2011

Serial reader: Fanny Hill - memorie di una donna di piacere -

Eccoci qui! domenica mattina, per nulla rilassata, con 10000000000 cose da fare e pochissimo tempo... ma la lettura No! Non potete togliermela!
Così ho deciso di parlarvi dell'ultimo libro che ho letto, Fanny Hill. Si tratta di un minuscolo volume scritto da John Cleland nel XVIII secolo ed è - udite udite - un erotico!( dico così perché, in tempi non lontani, qualcuno mi accusava di essere una puritana... )

Trama: Pubblicato anonimo presso un editore inesistente, rifiutato dai librai rispettabili, febbrilmente cercato per essere letto di nascosto, più volte sequestrato dalle autorità, espurgato e denunciato pubblicamente dal suo stesso autore, "Fanny Hill. Memorie di una donna di piacere" è stato per lungo tempo un libro underground. Quando, nel 1789, John Cleland morì, gli estensori dei suoi necrologi ritennero offensiva anche la semplice citazione del titolo del suo libro più noto. Come il resto della narrativa erotica francese, essosi serve di un linguaggio esplicito per descrivere il corpo e gli atti sessuali, ed è assolutamente amorale nel suo entusiasmo per ogni forma di esperienza sessuale." 


Ok. La chiave è tutta lì, in quella dicitura "Donna di piacere". Fanny, giovane e sprovveduta contadina del nord dell'Inghilterra, arriva a Londra assieme a una cameriera del suo paese, che racconta mirabilie della grande città. Sopratutto, questa dice che alcune cameriere son riuscite a sposare i propri padroni, grazie al loro rigore morale e alla furbizia. E già questo passaggio fa comprendere come l'autore - un pubblicista finito in carcere per debiti, gaudente e smaliziato, notevole conoscitore dell'animo femminile - prenda di mira il buonismo di Pamela di Richardson, che era riuscita a farsi sposare dopo infiniti pianti, svenimenti e tira e molla sulla sua virtù.
Fanny non ha questa tempra, e nemmeno la rimpiange. Finisce quasi subito in una casa chiusa; ed essendo una ragazza sveglia e di sani appetiti - sopratutto sessuali - non tarda a capire cosa la padrona voglia da lei. La sua verginità è serbata per un ricco danaroso e nel frattempo, le ragazze della casa, tra cui Phoebe, le insegnano la teoria... e talvolta, anche la pratica. E' proprio Phoebe a iniziarla al sesso con rapporti lesbici, e a dimostrarle quanto il suo corpo sia... "adeguato" al mestiere. 
Ma... c'è un ma. Entra incampo l'amore. La ragazza, appena quindicenne, si invaghisce di un bel giovane che incontra nella casa e fugge con lui, accettando di divenirne la mantenuta, con buona pace della tenutaria che aveva pensato di vendere la sua verginità a un ricco nobile. E' al giovane Charles che Fanny cede il suo tesoro, senza tentazione e ripensamenti, ma con un solo desiderio. Godere. Godere e ricavare il massimo sia, in termini di denaro che in termini di piacere sessuale.
Fanny non si vergogna del suo corpo, non ha remore per il suo mestiere, non prova scrupoli morali ma solo una sana, felice, soddisfatta gioia della scoperta della propria sessualità.
Ai nostri occhi smaliziati, in cui nulla o quasi è più tabù, le avventure di Fanny possono sembrare ripetitive o prive di vera trasgressione; ma se pensiamo all'Inghilterra del 1700... o ancora, all'Italia degli anni Cinquanta, allora ci si rende conto della carica dirompente di questo libretto. Vada che oggi la cronaca ci ha abituato al di tutto e di più anche in sede "istituzionale", tuttavia, questo volumetto mi ha affascinato, mi ha fatto anche sorridere e appassionare per lo stile dell'autore. L'occhio di Fanny guarda l'esistenza che conduce con disincanto ma senza rimorso, senza compatimento: del resto, al termine del romanzo le ha diciannove anni e sebbene sia una prostituta navigata, che è passata dagli A level, fino al sesso di gruppo, fino al sadomaso e all'assistere a un rapporto omosessuale (tabù fortissimo, tanto che per anni, questa scena è stata espunta), nonostante tutto ciò, Fanny rimane una donna gicosa, vitale e allegra. Il sesso a pagamento non l'ha abbrutita: l'ha resa più guardinga, certo, ma non ha cancellato in lei la voglia di godere della vita e del piacere che prova nel dare il suo corpo a un uomo, senza remore e falsi pudori. Fanny fa la prostituta come Bocca di Rosa: lei lo fa per passione (ma se ci sono i soldi, è anche meglio).
Ma il grande, grande merito di John Cleland  - e l'immensa fortuna di questo classico dell'eros - è dato dallo stile con cui il volume è scritto: ricercato e insieme scorrevole, gioioso e mai banale, mai ripetitivo. E' difficile tenere alta la tensione narrativa in un erotico, stante la ripetitività del sesso ( i fondamentali non sono mai cambiati da 10.000 anni e passa, credo), eppure Cleland ci riesce, e bene. Usa sapientemente la metafora (specie di carattere marinaresco), adopera termini differenti per descrivere le parti sessuali e anatomiche senza scadere nel volgare o nel turpiloquio, evita iperboli che scadrebbero nel ridicolo e da la sua preferenza a termini non crudi, ma diretti, ben lontani da triti e ritriti Fulcri, spade, guaine, teneri boccioli e così via. Il sesso è sesso: l'orgasmo è una tempesta e l'eccitazione è una forza incontenibile. Anche nella descrizione dei personaggi non vi è piaggeria, o intenti didascalici: l'autore vuole eccitare il lettore, vuole divertirlo e farlo godere, e ci riesce benissimo. Non vi è iperrealismo, ma una descrizione veritiera e raffinata di una donna e della sua vita, e del suo modo giocoso, sensuale e disinibito di affrontare l'esistenza.
Il fatto che, nonostante siano passati più di duecento anni dalla sua pubblicazione, questo volume sia ancora letto, amato e  criticato - e aggiungo io, ammirato per il suo stile favoloso - è segno incontrovertibile del valore letterario, oltre che rappresentare un omaggio a una femminilità libera e gioiosa.

martedì 25 gennaio 2011

Serial reader: Un colpo perfetto di Ian Rankin

Va bene, lo ammetto. Parlare di Rankin è come parlare del Natale, o del cuscus fatto dalla mia mamma, o ancora degli shortbreads scozzesi: tutte cose che amo, percui ho SERI problemi ad essere obiettiva. Ma ci proverò, giuro.


Un colpo perfetto (La Gaja scienza)Trama: È sempre stato l'uomo giusto al momento giusto. A soli trentasette anni, Mike Mackenzie, un collezionista di opere d'arte che ha fatto soldi a palate vendendo software, ha ottenuto tutto dalla vita, ma i panni dell'uomo che non ha più nulla da chiedere gli stanno stretti: ha bisogno di una sfida, di qualcosa che gli faccia provare nuove emozioni. E così, insieme ai suoi amici di sempre, un alto funzionario di banca col pallino della pittura e un burbero docente, preside dell'Accademia di Belle Arti, decide di tentare il colpo del secolo alla National Gallery di Edimburgo. L'idea è semplice ma geniale: penetrare nel magazzino in cui sono conservate le opere delle pinacoteche e dei musei di Edimburgo che non trovano spazio nelle sale, sostituire alcuni dipinti originali con le loro copie perfette e quindi trafugare il bottino senza che nessuno possa accorgersi dell'in-ganno. Non lo fanno per denaro: vogliono solo rimettere in libertà qualche opera ingiustamente condannata alla solitudine di un caveau. All'inizio tutto sembra filare liscio, ma le cose si complicano quando entra in gioco un quarto uomo: Chib Calloway, astuto e rozzo malvivente pronto a tutto pur di saldare un pesante debito d'affari con la mala norvegese. E improvvisamente la vita dei protagonisti entra in una crudele spirale di violenza e ricatti incrociati. Dalla penna del re del giallo scozzese, una storia carica di tensione che esplora il sottile confine tra normalità e perversione.


Procediamo con ordine: il romanzo è ambientato a Edimburgo (e dove altro? già capite perché amo tanto Rankin...) e ruota attorno ad alcune figure descritte in maniera impeccabile: Mike, ricco e annoiato genio dei computer, Allan, bancario dalla vita desolata e vuota, il professor Gissing, un docente universitario dalle idee piuttosto anarchiche. Tre appassionati d'arte che, per un motivo o un altro, son insoddisfatti della propria esistenza.
Ian Rankin E poi... c'è la X, la variabile indipendente: Chib Calloway, il gangster. Il malavitoso. La malacarne insomma. Ma poiché anche i cattivi hanno i loro guai, anche Chib ne ha uno. Ed è un guaio da un metro e novanta con la grazia di Dolph Lungren e con il simpatico nomignolo di Hate che ha il compito di riscuotere una somma di denaro che il vecchio Chib non ha pagato, in quanto soffiatagli dalla pula, nella persona dell'ispettore Ransome.
Questi sono i personaggi. L'ambiente in cui lo scrittore scozzese li ha inseriti è davvero inusuale, almeno per i suoi plot: il mondo ovattato ed esclusivo dell'arte scozzese. In verità, sono rimasta piuttosto spiazzata da questa scelta, ma durante la lettura, il mio sconcerto è diminuito fino a sparire del tutto E ho trovato nelle ultime pagine il graffio dell'autore di razza, del giallista che sa sorprenderti  e strapparti un sorriso incredulo, facendoti beffe della tua supponenza.
Rankin è un autore che scava nell'anima delle sue storie, che usa vicende tormentate per raccontarci il mondo che i suoi personaggi hanno dentro. In un certo senso, anche la luce di questo romanzo appare differente: mentre nelle storie di Rebus, la luce è grigia, livida, in questo vi è un tepore soffuso, una luminosità chiara, quasi primaverile che disorienta e avvolge. Un po' come la luce dei quadri che i nostri amici decidono di rapinare. Eppure, via via che la vicenda si dipana sotto gli occhi del lettore, quella luce chiara perde calore sino a divenire fredda, persino spettrale.
E' questo uno dei motivi per cui amo quest'Autore: per l'uso che fa dell'ambiente e della luce nel caratterizzare le vicende che narra. In questo romanzo non ho avvertito il freddo della pioggia che batte sul selciato di pietra, nè la tristezza del cielo grigio che incombe spesso sui personaggi di cui Rankin narra, ma il tepore dei wine bar frequentati da Mike ed Allan, o l'odore di muffa e stantio del circolo di Chib. Ogni luogo era la conrice perfetta per la situazione che veniva descritta.
Nessuna incongruenza, nessun cedimento, nessuna perdita di ritmo. Il romanzo è un bel giallo, che mi ha riportato alle vecchie pellicole degli anni Settanta, quelle con Steve Mc Queen, o al più recente Soliti sospetti. Non vi è spargimento di sangue in eccesso: Rankin non ama lo splatter e si vede. Ma la crudeltà, la brutalità pura si sente, trapela dall'atteggiamento arrogante prima e spaventato poi che tiene Chib, o dalla pura, lineare logica di vendetta che muove le azioni di Hate. E nello stesso tempo, c'è il sottile squallore che permea la vita di Allan, un monsieur Travet che cura i soldi altrui, la noia blasee di Mike, l'atteggiamento anarchico e anacronistica di Gissing... o ancora, la stupida esaltazione di Westie, il falsario che entra in un gioco più grande di lui.
La grande capacità di Rankin è quella di creare figure coerenti e reali, che agiscono come persone normali e , come persone normali, reagiscono... anche in maniera sorprendente. Il ritmo narrativo è alto, ma tocca punte di autentico parossismo nella scena della rapina (poiché sì, c'è una rapina... non ve lo avevo detto :-P ) . A quel punto la prosa diventa sincopata, le frasi spezzate e rapidissime, quasi si stesse girando tutto in piano sequenza con la telecamera a spalla seguendo i personaggi. Questo è, almeno a mio avviso, uno dei pezzi più forti e d'impatto che Rankin abbia scritto. La scrittura è tagliente, efficace e pulita, affilata come un rasoio: pochi aggettivi, pochissimi avverbi, una punteggiatura serrata rendono la lettura un'esperienza. Il ritmo narrativo è tale da assorbirti completamente, trascinandoti nella storia, fino all'ultima pagina e con la voglia di sapere quale sarà davvero il finale...

martedì 18 gennaio 2011

Writers magazine

Eccoci qui! Ve lo avevo detto che sono stata presa da mille impegni...e ho il piacere di "presentarvi" uno di questi: un reportage sul romance pubblicato sul numero 22 della prestigiosa Writers magazine. E' stata una soddisfazione davvero notevole, non lo nascondo, ma sopratutto è un piacere parlare di un mondo misconosciuto e sottovalutato. Writers magazine è una rivista ben conosciuta tra gli addetti ai lavori e tra gli aspiranti scrittori e che ospita, oltre ad articoli ed interviste, approfondimenti per autori e suggerimenti su tecniche di scrittura.
Per cui, se siete interessati... date pure un'occhiata!

domenica 9 gennaio 2011

Serial reader: Stardust

Stardust (Oscar bestsellers)Come promesso, eccomi qui con una nuova recensione. Stavolta vi parlerò di una delle mie letture natalizie, Stardust di Neil Gaiman.

TRAMA: in una fredda sera di ottobre una stella cadente attraversa il cielo e il giovane Tristran (e non Tristan!!), per conquistare la bellissima Victoria, promette di andarla a prendere. Dovrà così oltrepassare il varco proibito nel muro di pietra a est del villaggio e avventurarsi nel bosco dove ogni nove anni si raccoglie un incredibile mercato di oggetti magici. È solo in quell'occasione che agli umani è concesso inoltrarsi nel mondo di Faerie. Tristran non sa di essere stato concepito proprio lì da una bellissima fata dagli occhi viola e da un giovane umano e non sa neppure che i malvagi figli del Signore degli Alti Dirupi sono anche loro a caccia della stella...



Sapete già che amo Gaiman. Il suo mondo è visionario, il suo stile di una semplicità adamantina e dal fascino immenso. Questi sono requisiti essenziali perché un libro entri nelle mie grazie.
Stardust narra la storia di Tristran e del suo amore per Victoria, una ragazza bella e volubile che, per prenderlo in giro  e farsi beffe di lui, giura che farà qualunque cosa egli vorrà se... lui gli porterà una stella.
Tristran è abbastanza folle da prenderla sul serio. Perché il villaggio della campagna inglese dove vive il giovane è un punto di confine tra la terra e Fairie, una terra magica dove fate, maghi, folletti e unicorni  sono abitanti comuni. E, assieme a loro, streghe di ogni età e potere fra cui le perfide Lilim.
Una volta superato il confine fatto da un muro di pietre sorvegliato giorno e notte per impedire che i due mondi vengano a contatto, Tristran inizia il suo viaggio. E, come tutti i romanzi di formazione, incontra compagni e affronta prove che lo mettono in difficoltà, costringendo a scegliere tra ciò che desidera e ciò che è giusto. Ma sopratutto, il protagonista scopre il segreto legato alla sua nascita e sulla sua vera natura.
E' nel corso del cammino per i boschi e le terre di Fairie che trova la stella per Victoria. Ed è una stella in carne ed ossa: una ragazza dagli occhi viola e dai capelli talmente luminosi da sembrare bianchi: è scontrosa, lancia strali e maledizioni  a Tristran che l'ha soccorsa solo per imprigionarla; sopratutto, si è ferita nella caduta dal cielo e questo le causerà una dolorosa zoppia. Solo dopo alcune pagine scopriamo il suo nome: Yvaine. I due, da avversari, divengono amici e complici; il loro rapporto si cementa attraverso le difficoltà che affrontano insieme fino a giungere all'amore. La stella ha numerosi nemici: gli eredi del trono del Signore degli alti dirupi e le streghe Lilim, che vogliono il suo cuore per poter recuperare gioventù, bellezza e potere.

Da quanto ho descritto, si comprende che questo bellissimo libro non può essere ascritto ad una categoria in particolare. E' un fantasy, ma nel senso più ampio e puro del genere; è un romanzo di formazione, è una storia d'amore, è un libro fatto di pura, vibrante magia.
Nessun dove (Tascabili immaginario)La definizione che lo accompagna, ossia quello di romanzo per ragazzi non  rende assolutamente giustizia a questa storia, in bilico tra fiaba e magia. Il libro è delicato, coinvolgente; i personaggi saltano fuori dalle pagine e non è difficile immaginare le mosse di Yvaine, i suoi gesti delicati ed eleganti; o ancora la luce degli occhi di Tristran che, da campagnolo ingenuo e sognatore diviene un cavaliere coraggioso, ansioso di conoscere il mondo e l'animo umano e non.  La prosa di Gaiman, che usa molto il narratore esterno e poco i dialoghi, non è mai pesante ed ha il ritmo musicale di una ballata, senza brusche accelerazioni, mai noioso. Il finale, tenero come un soffio di vento, può esser riassunto in questa frase:

Inevitabilmente trattenuti dal mondo
Giungeremo quando ci vedrai.


In un certo senso, il personaggio di Tristran può essere accostato a quello di Richard, il protagonista un po' nerd di Nessundove, altro libro di Gaiman che adoro, di cui ho già parlato questa estate. Entrambi sono ingenui, con la vaga consapevolezza di essere fuori posto nel loro mondo e con la certezza al termine del proprio viaggio iniziatico, di aver trovato l'essenza della vita e la propria dimensione in un mondo "altro", lontano dalla - nostra - triste, ipocrita quotidianità

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Un'ultima considerazione. Il film  con  Claire Danes, Michelle Pfeiffer e Robert De Niro che è stato tratto da Stardust, pochi anni fa, non è del tutto fedele alla trama del libro, tuttavia ne rispetta l'atmosfera fatata e delicata. Alcuni personaggi sono stati cancellati, altre vicende ampliate, tuttavia lo spirito di fondo rimane immutato: bisogna saper credere nella magia che è nascosta in ciascuno di noi.

giovedì 6 gennaio 2011

Serial reader: La torre del tempo

Ok, chi mi segue da un po' sa che adoro questo scrittore russo,  S. Luk'janenko, che ho scoperto con sommo ritardo quest'estate. Di lui mi sono spazzolata la trilogia dei Guardiani del crepuscolo (1000 e passa pagine in una settimana... stupendo!). Per questo motivo quando ho visto il suo nuovo volume l'ho acquistato senza colpo ferire.


Una volta giunta a casa, però, ho letto la trama: Tutto ha inizio in una giornata qualunque. Kirill Maksimov torna a casa dopo il lavoro, ma nel suo appartamento vive un'altra persona. L'arredamento è diverso, i vicini non si ricordano di lui, persino il suo cane non lo riconosce. Ed è solo l'inizio: i suoi genitori dicono di non avere un figlio, i suoi documenti svaniscono nel nulla, gli amici lo hanno dimenticato. Kirill si ritrova senza identità, in balia di qualcuno - o qualcosa -che sta cercando di cancellarlo da questo mondo... Una telefonata lo guida all'interno di una torre idrica abbandonata, dove ci sono cinque porte. Lui riesce ad aprirne soltanto una, che lo conduce in una città dall'aspetto preindustriale, con carrozze e lampioni a petrolio. Cosa sta succedendo? Perché lo hanno portato in quella torre che sembra affacciarsi su mondi diversi? E dove conducono le altre porte? 
La torre del tempo (I Grandi)

Ammetto che la trama mi ha ricordato moltissimo Nessudove di Neil Gaiman che ho commentato quest'estate. Questo ha raffreddato parzialmente il mio entusiasmo e mi sono accostata al volume con più di un pizzico di diffidenza. E' vero che il topos dei viaggi interdimensionali attraverso luoghi predefiniti è un classico, tuttavia come un Nessundove, il protagonista viene cancellato, letteralmente, dalla vita. Nessuno si ricorda di lui e questo crea in Kirill, il protagonista, un senso di rabbia profonda.
A lettura finita posso dire che le affinità tra i due romanzi sono apparenti. Mentre in Nessundove il protagonista è malinconico, quasi rassegnato - almeno all'inizio... poi cambia per divenire una sorta di cavaliere medievale - nella Torre, Kirill è arrabbiato. Non si rassegna senza combattere. Arriva ad uccidere una donna, quella che ha occupato il suo posto nella sua casa pur di resistere. Prova a lottare con tutte le sue forze, si ribella: chiama i suoi genitori, cerca di riprendersi il posto di lavoro. Ma non serve a nulla. L'unico che si ricorda di lui è Kopstja, uno scrittore squattrinato e mediocre che diviene il suo unico sostegno. 
Eppure, l'esistenza di Kirill come invisibile non è del tutto negativa e ben presto l'uomo se ne rende conto: lui è un funzionale, ossia una sorta di guardiano in gradi di varcare i confini tra i luoghi e le dimensioni. Una volta insediatosi nella torre, l'uomo scopre il suo incarico: è un doganiere, dotato di forze e resistenza fisica tali da renderlo immortali e con competenze straordinarie che lo rendono in grado di affrontare nemici e sapere in anticipo quali merci possono varcare la soglia della torre per passare da un universo parallelo all'altro. Poiché la torre, la sua torre, è questo: un varco verso cinque mondi paralleli. E, se in uno vi è una splendida spiaggia e un clima tropicale, in un altro vi è un paradiso psichedelico in cui è stato allocato un lager. Ma è l'ultima porta che cambia le decisioni di Kirill e lo isola anche da questo nuovo mondo...
Devo dire che a lettura finita sono rimasta molto soddisfatta. Il libro è intrigante, con un bel tocco di testosterone e una spruzzata di cinismo mescolato a una visione dolente e romantica dell'esistenza. In questo ho trovato un po' del Luk'janenko che ho apprezzato. A differenza della trilogia, il romanzo è narrato in prima persona e dunque si privilegia la prospettiva di Kirill: avvertiamo prima l'orrore, poi l'incredulità, poi la rabbia e infine la rassegnazione... per tornare alla incredulità, alla rabbia fino alla furia e alla delusione. 
Tuttavia, anche se mi duole doverlo dire, credo che l'Autore abbia perso parte della sua forza innovativa e dirompente. Forse è divenuto più commerciale? Forse. Probabilmente egli non si aspettava di avere un successo tanto forte con i Guardiani della Notte e adesso ha cercato di confezionare un prodotto che strizza l'occhio al pubblico occidentale. D'altra parte lo stile narrativa è più fluido, scorrevole ma non banale. Inoltre, ogni capitolo si apre con una sorta di considerazione"sui massimi sistemi": una sorta di interiorizzazione, di riflessione critica che il protagonista condivide con il lettore e che crea un rapporto intimo e privilegiato, molto particolare.
Nel complesso, il mio giudizio è più che buono: il libro è avvincente, ben scritto e assolutamente visionario. Si mescolano fantasy e steampunk, spy story e un tocco di romance, il tutto sullo sfondo di una Mosca livida e più arrabbiata che mai. Spero che l'autore ci dia un altro volume su questa storia, visto il finale-non-aperto-ma-nemmeno-chiuso...

venerdì 31 dicembre 2010

Farewell 2010... and good luck 4 all!

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Stanotte sarà Hogmanay. La festa più folle e allegra di Edimburgo... ma non sono qui per parlarvi di questo.
Ogni fine d'anno mi mette un po' di malinconia.  dire il vero, ci sono stati anni orribili che ho mandato via con una pedata... ma quello appena trascorso non appartiene alla categoria. E qui a scrivere non è l'autrice o la blogger ma la persona.
Ho conosciuto persone meravigliose, libri che ho conosciuto e amato, esperienze lavorative e non che mi hanno arricchito. Questo è stato un buon anno, con alti e bassi. Ci sono state liti, discussioni e amicizie sincere, tensioni e urla liberatorie, certezze infrante e altre nuove di zecca. E spero che altro possa arrivare, voglio essere ingorda!
I miei personaggi hanno preso vita sulla carta con Hidden in the Dark e questo è stata una delle cose più emozionanti che porterò con me da quest'anno. Altre cose sono avvenute, altre ne avverranno ma questo piccolo, imperfetto volume avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Ho trovato un gruppo di pazzi che condividono una mia passione nel forum del Doctor Who  e un'altra amica che adora la Scozia come me, Mariabei con il suo bellissimo Meraviglie della Scozia che è sempre  fonte di ispirazione. E poi come non parlare della straordinaria Alessandra e di Diario di pensieri persi? Non posso che ringraziare tutte le blogger che hanno partecipato a Behind the scenes: Ivana, Glinda, Debora, Libera, Anita, Sabina,Viviana e Francy (v.v.b.) e Weirdre (grandissima!!!! ). A tutte voi mando un abbraccio e l'augurio di ogni bene, di gioia e felicità.
E un augurio speciale a coloro che hanno la pazienza e la bontà di seguirmi. Spero di non deludervi mai.


 Future is in flux. All can change.

giovedì 21 ottobre 2010

Behind the scenes: Alessandra Zengo di Diario di pensieri persi

Eccoci qui! come promesso, la nuova rubrica si apre con l'intervista ad Alessandra, owner del famoso Diario di Pensieri persi.
Immaginate di essere con noi in una deliziosa saletta arredata in stile georgiano, dalle parei color verde salvia ricoperte di libri... e ascoltate le nostre chiacchiere.


Allora, Alessandra... è un onore per me averti qui, nella biblioteca al secondo piano del numero dodici di Moray Place. Gradisci del The con gli scones o una fetta di torta? 
Ciao Stefania grazie a te per avermi invitata qui nel tuo blog come ospite. Il piacere è mio. Guarda ad essere sincera non so cosa sono gli scones perciò ti rispondo una fetta di torta possibilmente ai frutti di bosco. :D
Gli scones sono dei dolcetti per accompagnare il thé. Qui li prepara Emily, che è anche un'ottima cuoca. Ma veniamo a noi. Come mai hai scelto di creare un blog sui libri?
In realtà non l’ho scelto, è diventato così. Appena aperto il blog non sapevo nemmeno che farci a dire il vero, volevo solo avere uno spazio virtuale dove scrivere quello che volevo. Si capisce benissimo anche dal titolo che ho scelto all’inizio e che non mi sono mai sentita di cambiare: diario di pensieri persi, sicuramente non un titolo che concerne quanto adesso tratto nel blog. Ho cominciato però a scrivere sui libri perché proprio da pochi mesi avevo riscoperto questa passione… inaspettatamente qualcuno si è interessato e a cominciato a seguirmi e piano piano sempre più persone hanno cominciato a leggere i miei articoli. 

Bene, sappi che i tuoi commenti sono sempre seguiti e molto apprezzati anche dai miei "amici", specie da Oliver che, come sai, è un bibliofilo. Da pochi giorni il tuo blog ha compiuto un anno. Come è cambiato il tuo modo di leggere in questo periodo? Pensi di essere acquistato maggior consapevolezza nel "modo" in cui leggi? 
Devo dire di essere emozionatissima per il primo anno del blog. Sembra ormai da sempre che io scriva in questo blog ma un anno in realtà è davvero poco. In questo piccolo periodo sono però maturata tantissimo sia come persona che come critico se così possiamo definirmi. Il fatto di gestire questo blog e di dover quindi scrivere delle recensioni che spieghino ai lettori il perché un romanzo mi è piaciuto o no, i suoi punti di forza etc ha certamente influenzato il mio modo di leggere. Infatti durante la lettura di ogni romanzo adesso ho preso l’abitudine di prendere degli appunti in fogli sparsi dove scrivo quello che penso, mi annoto le scene importanti e abbozzo frasi per la recensione. La maggior parte delle volte questo è il mio “modo” di leggere anche se altre volte preferisco non fermarmi e continuare ininterrottamente la lettura per qualche ora isolandomi dal mondo esterno al calduccio sotto le coperte o sdraiata sull’erba con la Mila che mi lecca la faccia e le altre mia cagne che mi scodinzolano addosso. Immersa nella natura insomma. 

Che bella immagine! Cosa ti emoziona di più in un libro e che lo rende indimenticabile?
Amo le emozioni forti, quei romanzi che anche solo leggendo poche pagine mi comunicano fiumi di emozioni e sentimenti irripetibili. Amo leggere un libro con il cuore più che con la mente, senza soffermarmi troppo sull’analisi mentre sono immersa nella storia. Preferisco lasciare questa fase di “raccogliamo le idee” al termine del libro. 

Domanda difficile. Le case editrici italiane. Che ne pensi?
Domanda assai difficile davvero. Come ogni cosa ci sono aspetti positivi e negativi. Personalmente a livello comunicativo non posso certamente lamentarmi. Ho avuto tanta fortuna. Collaboro con molte e con la maggior parte si è instaurato davvero un rapporto fantastico, senza troppe inutili formalità. Sul piano invece della loro linea editoriale credo potrebbe essere migliorata per andare incontro maggiormente agli autori italiani. Sottolineo però autori italiani meritevoli. Ci sono tanti scrittori in Italia e tanti di questi sognano una pubblicazione con grandi case editrici ma non tutti se lo possono permettere. Il problema è che molte volte si ha la presunzione di credere di poter davvero pubblicare con “le grandi” quando invece la qualità manca. A mio parere consiglierei agli autori di scegliere bene le case editrici a cui rivolgersi e di non volere a tutti i costi una pubblicazione di rilievo quando le proprie possibilità non ce lo consentono mentre per le case editrici direi di stare più attenti ai talenti nostrani perché nonostante non si facciano spesso notare ce ne sono eccome pronti per essere letti dal grande pubblico e soprattutto di non avere pregiudizi verso una firma italiana. 

Ultima domanda. Un libro che porterai per sempre nel cuore e perché.
La risposta sembra banale ma risponderei di getto e senza pensarci: Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Non perché sia un classico, non perché ambientato in un’epoca e in uno stato che io amo ma perché la storia narrata si rispecchia nella mia vita. Il rapporto che ho con questo libro è molto intimo, a tratti quasi rispecchia pari passo alcune esperienze della mia vita irripetibili ed emozionanti. Non ho adorato solamente il libro ma anche il film del 2005 che mi fa piangere come una fontana ogni volta. Orgoglio e Pregiudizio non è un romanzo in cui si dovrebbe piangere perché pensando alle vicende in realtà non succede niente di drammatico ma le vicende, i personaggi stessi sembrano così reali, sembrano rispecchiare così verosimilmente tratti della mia vita che è impossibile per me non piangere e non pensare a quei ricordi così lontani nel tempo. 

Grazie a te per la chiacchierata. E' stato un vero piacere! 
Grazie a te Stefy per avermi accolto nel tuo blog. Un abbraccio
Un'ultima cosa: volevo ringraziarti anche a nome dei miei "amici",  molto contenti per lo speciale sui vampiri che ci sarà presto sul tuo blog. Sono sicura che passeranno a trovarti...


lunedì 18 ottobre 2010

Grazie Alessandra!!!

Alessandsra di Diario di pensieri persi ha dedicato ad Auld Reekie un bellissimo post che troverete Qui. Non posso che essere commossa, felice e incredibilmente commossa dalle parole spese da Alessandra per il commento. Grazie, grazie di cuore!!!!

martedì 24 agosto 2010

LE MIE LETTURE ESTIVE

L'estate volge ormai al termine e ho pensato di condividere con voi le mie letture estive.
Devo dire che sono andata "fuori dal binario" che mi ero prefissata, ma è stata una scelta consapevole. Esito: incredibilmente soddisfacente!

Molti libri si contendono la palma di migliori letture dell'estate 2010. Uno è "Il Giardino dei segreti" di Kate Morton, scoperto grazie ad Alessandra Zengo (mia degna compare di deliri notturni assieme a Elisabetta Bricca). Un libro raffinatissimo, in cui nessuno è davvero ciò che sembra. I personaggi sono delineati in maniera magistrale, da Nell a Cassandra, nonna e nipote segnate da un destino differente eppure ugualmente amaro... tutto nel nome dell'Autrice, una donna misteriosa che segna le vite di queste due donne con un libro di favole (e poi c'è chi dice che non è vero che i libri cambiano la vita). Ho odiato Rose per la sua debolezza e il suo essere così insicura; ho amato alla follia l'atmosfera della Cornovaglia, una regione che amo e che mi è rimasta nel cuore... è un romanzo da leggere e conservare, da custodire nella memoria. Mi ha riportato alle atmosfere di Francis Burnett e del suo Giardino Segreto, uno dei libri dell'infanzia che amo di più.



Altro libro e altro autore. Nessundove di Neil Gaiman. L'unica cosa che posso dire è che mi odio per averlo scoperto troppo tardi. Gaiman è un poeta, un mago, un affabulatore, un dio della parola. In una parola, ho amato questo libro dalla prima all'ultima riga. Sarà che io adoro immaginare vite che si svolgono in mondi che coesistono con il nostro, sarà che lui scrive portandoti per mano nel mondo che crea e ti costringe a muoverti tra quei personaggi... mi son sentita davvero nei panni di Porta, ho odiato e temuto i due killer folli, psicopatici e un tantino surreali, ho sussultato nello scoprire chi è davvero l'angelo... e mi sono perdutamente innamorata del protagonista sfigatissimo, Richard. DA LEGGERE!!!

Ma non è finita qui!
In un raptus di follia ho acquistato la trilogia de "I Guardiani della Notte" di Luk'Janenko. Ragazzi! Questo è un volume ( o meglio: 3) che sfugge alle classificazioni: non è horror, non è fantasy, non è una raccolta di racconti. Se dovessi trovare una definizione parlerei di un urban fantasy. Tre volumi, articolati in maniera coerente tra loro, dove i personaggi non si impippiscono improvvisamente (scusate il neologismo) ma vivono un'evoluzione coerente, dove la storia del loro quotidiano si mescola al fantastico, dove amori e amicizie sono condivise e dove il confine tra il Bene e il Male è evanescente, come il Crepuscolo in cui molta parte dei romanzi si svolge. La Mosca di Luk'janenko è sporca, avvolta da una neve algida, in cui si muovono personaggi   magici ma insieme profondamente umani. "Altri" (come Anton e Svetlana, Olga, Tigrotto e Alina) e umani convivono in un  mondo dove il Bene talvolta agisce compiendo nefandezze assurde e il Male dimostra una coerenza e un coraggio che il bene non ha. Insolita anche la forma: a episodi. Dopo un primo momento di confusione, mi sono buttata a capofitto nella lettura... ed è stata una gioia! L'ho adorato.

Tra qualche giorno vi dirò altro sulle mie letture, quelle "romantiche": Elisabetta Bricca, Mariangela Camocardi, Susan Wiggs e Silvya Summers. Tutti libri davvero notevoli, di altissimo livello... so stay tuned.

venerdì 6 agosto 2010

Recensioni

Ecco un elenco delle recensioni di Hidden. Scrivere questa pagina mi riempie d'orgoglio, è un po' come parlare dei successi dei miei bambini, di una cena tra amici che è riuscita bene, di qualcosa di intenso e prezioso...

Lettera.com: http://www.lettera.com/votalibro.do?voto=5&id=7535&votazione=7164
La mia Biblioteca Romantica: http://bibliotecaromantica.blogspot.com/2010/05/lmbr-presentahidden-in-dark-di-stefania.html
Juneross blog: http://www.junerossblog.com/2010/04/hidden-in-dark-di-stefania-auci.html
Locanda della terra di altrove: http://www.terradialtrove.it/public/forum/viewtopic.php?f=122&t=1824
Diario dei pensieri persi: http://greenyellowale.blogspot.com/2010/06/recensione-hidden-in-dark-di-stefania.html
Paperblog: http://it.paperblog.com/recensione-hidden-in-the-dark-di-stefania-auci-41196/
Sognandoleggendo: http://sognandoleggendo.net/blog/?p=1023
Terra incognita: http://www.terraincognitaweb.com/recensioni-n-6/
L'arte dello scrivere di Weirde: http://weirde.splinder.com/tag/stefania+auci
Parole e pensieri in libertà: http://freecora.splinder.com/post/23054446/hidden-in-the-dark-di-stefania-auci
Enchanted Ink: http://enchantedink.forumcommunity.net/?t=39312122
Marcello Gagliani Caputo - uno scrittore scrive sempre: http://marcellogaglianicaputo.wordpress.com/recensioni/recensioni-libri/hidden-in-the-dark/
Tutto sui libri: http://tuttosuilibri.blogspot.com/2010/09/dedicato-stefania-auci-moray-place-12-e.html

E inoltre la fantastica recensione di Anita Book, blogger di L'ora del Libro: http://loradellibro.blogspot.com/2010/08/stefania-auci-hidden-in-dark.html

venerdì 25 giugno 2010

Carissimi...

amici e amiche, grazie di seguirmi con tanto affetto. Su anobii, Hidden in the dark continua ad essere uno dei volumi più "chiacchierati" (Grazie!!!!!) e questo è per me fonte di immensa soddisfazione.
Voglio segnalarvi altre due recensioni stellari: una sul blog di Alessandra Zengo, che mi ha anche intervistato:
http://bibiebabi.blogspot.com/2010/06/intervista-stefania-auci.html

e la seconda del seguitissimo Sognando leggendo di Nasreen : http://sognandoleggendo.altervista.org/blog/?p=1023

E a quanti - tantissimi - continuano a chiedermi quando uscirà un mio romanzo... continuo a dire di sperare con me e incrociare le dita.
Grazie a tutti, sempre!