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domenica 30 gennaio 2011

Serial reader: Fanny Hill - memorie di una donna di piacere -

Eccoci qui! domenica mattina, per nulla rilassata, con 10000000000 cose da fare e pochissimo tempo... ma la lettura No! Non potete togliermela!
Così ho deciso di parlarvi dell'ultimo libro che ho letto, Fanny Hill. Si tratta di un minuscolo volume scritto da John Cleland nel XVIII secolo ed è - udite udite - un erotico!( dico così perché, in tempi non lontani, qualcuno mi accusava di essere una puritana... )

Trama: Pubblicato anonimo presso un editore inesistente, rifiutato dai librai rispettabili, febbrilmente cercato per essere letto di nascosto, più volte sequestrato dalle autorità, espurgato e denunciato pubblicamente dal suo stesso autore, "Fanny Hill. Memorie di una donna di piacere" è stato per lungo tempo un libro underground. Quando, nel 1789, John Cleland morì, gli estensori dei suoi necrologi ritennero offensiva anche la semplice citazione del titolo del suo libro più noto. Come il resto della narrativa erotica francese, essosi serve di un linguaggio esplicito per descrivere il corpo e gli atti sessuali, ed è assolutamente amorale nel suo entusiasmo per ogni forma di esperienza sessuale." 


Ok. La chiave è tutta lì, in quella dicitura "Donna di piacere". Fanny, giovane e sprovveduta contadina del nord dell'Inghilterra, arriva a Londra assieme a una cameriera del suo paese, che racconta mirabilie della grande città. Sopratutto, questa dice che alcune cameriere son riuscite a sposare i propri padroni, grazie al loro rigore morale e alla furbizia. E già questo passaggio fa comprendere come l'autore - un pubblicista finito in carcere per debiti, gaudente e smaliziato, notevole conoscitore dell'animo femminile - prenda di mira il buonismo di Pamela di Richardson, che era riuscita a farsi sposare dopo infiniti pianti, svenimenti e tira e molla sulla sua virtù.
Fanny non ha questa tempra, e nemmeno la rimpiange. Finisce quasi subito in una casa chiusa; ed essendo una ragazza sveglia e di sani appetiti - sopratutto sessuali - non tarda a capire cosa la padrona voglia da lei. La sua verginità è serbata per un ricco danaroso e nel frattempo, le ragazze della casa, tra cui Phoebe, le insegnano la teoria... e talvolta, anche la pratica. E' proprio Phoebe a iniziarla al sesso con rapporti lesbici, e a dimostrarle quanto il suo corpo sia... "adeguato" al mestiere. 
Ma... c'è un ma. Entra incampo l'amore. La ragazza, appena quindicenne, si invaghisce di un bel giovane che incontra nella casa e fugge con lui, accettando di divenirne la mantenuta, con buona pace della tenutaria che aveva pensato di vendere la sua verginità a un ricco nobile. E' al giovane Charles che Fanny cede il suo tesoro, senza tentazione e ripensamenti, ma con un solo desiderio. Godere. Godere e ricavare il massimo sia, in termini di denaro che in termini di piacere sessuale.
Fanny non si vergogna del suo corpo, non ha remore per il suo mestiere, non prova scrupoli morali ma solo una sana, felice, soddisfatta gioia della scoperta della propria sessualità.
Ai nostri occhi smaliziati, in cui nulla o quasi è più tabù, le avventure di Fanny possono sembrare ripetitive o prive di vera trasgressione; ma se pensiamo all'Inghilterra del 1700... o ancora, all'Italia degli anni Cinquanta, allora ci si rende conto della carica dirompente di questo libretto. Vada che oggi la cronaca ci ha abituato al di tutto e di più anche in sede "istituzionale", tuttavia, questo volumetto mi ha affascinato, mi ha fatto anche sorridere e appassionare per lo stile dell'autore. L'occhio di Fanny guarda l'esistenza che conduce con disincanto ma senza rimorso, senza compatimento: del resto, al termine del romanzo le ha diciannove anni e sebbene sia una prostituta navigata, che è passata dagli A level, fino al sesso di gruppo, fino al sadomaso e all'assistere a un rapporto omosessuale (tabù fortissimo, tanto che per anni, questa scena è stata espunta), nonostante tutto ciò, Fanny rimane una donna gicosa, vitale e allegra. Il sesso a pagamento non l'ha abbrutita: l'ha resa più guardinga, certo, ma non ha cancellato in lei la voglia di godere della vita e del piacere che prova nel dare il suo corpo a un uomo, senza remore e falsi pudori. Fanny fa la prostituta come Bocca di Rosa: lei lo fa per passione (ma se ci sono i soldi, è anche meglio).
Ma il grande, grande merito di John Cleland  - e l'immensa fortuna di questo classico dell'eros - è dato dallo stile con cui il volume è scritto: ricercato e insieme scorrevole, gioioso e mai banale, mai ripetitivo. E' difficile tenere alta la tensione narrativa in un erotico, stante la ripetitività del sesso ( i fondamentali non sono mai cambiati da 10.000 anni e passa, credo), eppure Cleland ci riesce, e bene. Usa sapientemente la metafora (specie di carattere marinaresco), adopera termini differenti per descrivere le parti sessuali e anatomiche senza scadere nel volgare o nel turpiloquio, evita iperboli che scadrebbero nel ridicolo e da la sua preferenza a termini non crudi, ma diretti, ben lontani da triti e ritriti Fulcri, spade, guaine, teneri boccioli e così via. Il sesso è sesso: l'orgasmo è una tempesta e l'eccitazione è una forza incontenibile. Anche nella descrizione dei personaggi non vi è piaggeria, o intenti didascalici: l'autore vuole eccitare il lettore, vuole divertirlo e farlo godere, e ci riesce benissimo. Non vi è iperrealismo, ma una descrizione veritiera e raffinata di una donna e della sua vita, e del suo modo giocoso, sensuale e disinibito di affrontare l'esistenza.
Il fatto che, nonostante siano passati più di duecento anni dalla sua pubblicazione, questo volume sia ancora letto, amato e  criticato - e aggiungo io, ammirato per il suo stile favoloso - è segno incontrovertibile del valore letterario, oltre che rappresentare un omaggio a una femminilità libera e gioiosa.

domenica 9 gennaio 2011

Serial reader: Stardust

Stardust (Oscar bestsellers)Come promesso, eccomi qui con una nuova recensione. Stavolta vi parlerò di una delle mie letture natalizie, Stardust di Neil Gaiman.

TRAMA: in una fredda sera di ottobre una stella cadente attraversa il cielo e il giovane Tristran (e non Tristan!!), per conquistare la bellissima Victoria, promette di andarla a prendere. Dovrà così oltrepassare il varco proibito nel muro di pietra a est del villaggio e avventurarsi nel bosco dove ogni nove anni si raccoglie un incredibile mercato di oggetti magici. È solo in quell'occasione che agli umani è concesso inoltrarsi nel mondo di Faerie. Tristran non sa di essere stato concepito proprio lì da una bellissima fata dagli occhi viola e da un giovane umano e non sa neppure che i malvagi figli del Signore degli Alti Dirupi sono anche loro a caccia della stella...



Sapete già che amo Gaiman. Il suo mondo è visionario, il suo stile di una semplicità adamantina e dal fascino immenso. Questi sono requisiti essenziali perché un libro entri nelle mie grazie.
Stardust narra la storia di Tristran e del suo amore per Victoria, una ragazza bella e volubile che, per prenderlo in giro  e farsi beffe di lui, giura che farà qualunque cosa egli vorrà se... lui gli porterà una stella.
Tristran è abbastanza folle da prenderla sul serio. Perché il villaggio della campagna inglese dove vive il giovane è un punto di confine tra la terra e Fairie, una terra magica dove fate, maghi, folletti e unicorni  sono abitanti comuni. E, assieme a loro, streghe di ogni età e potere fra cui le perfide Lilim.
Una volta superato il confine fatto da un muro di pietre sorvegliato giorno e notte per impedire che i due mondi vengano a contatto, Tristran inizia il suo viaggio. E, come tutti i romanzi di formazione, incontra compagni e affronta prove che lo mettono in difficoltà, costringendo a scegliere tra ciò che desidera e ciò che è giusto. Ma sopratutto, il protagonista scopre il segreto legato alla sua nascita e sulla sua vera natura.
E' nel corso del cammino per i boschi e le terre di Fairie che trova la stella per Victoria. Ed è una stella in carne ed ossa: una ragazza dagli occhi viola e dai capelli talmente luminosi da sembrare bianchi: è scontrosa, lancia strali e maledizioni  a Tristran che l'ha soccorsa solo per imprigionarla; sopratutto, si è ferita nella caduta dal cielo e questo le causerà una dolorosa zoppia. Solo dopo alcune pagine scopriamo il suo nome: Yvaine. I due, da avversari, divengono amici e complici; il loro rapporto si cementa attraverso le difficoltà che affrontano insieme fino a giungere all'amore. La stella ha numerosi nemici: gli eredi del trono del Signore degli alti dirupi e le streghe Lilim, che vogliono il suo cuore per poter recuperare gioventù, bellezza e potere.

Da quanto ho descritto, si comprende che questo bellissimo libro non può essere ascritto ad una categoria in particolare. E' un fantasy, ma nel senso più ampio e puro del genere; è un romanzo di formazione, è una storia d'amore, è un libro fatto di pura, vibrante magia.
Nessun dove (Tascabili immaginario)La definizione che lo accompagna, ossia quello di romanzo per ragazzi non  rende assolutamente giustizia a questa storia, in bilico tra fiaba e magia. Il libro è delicato, coinvolgente; i personaggi saltano fuori dalle pagine e non è difficile immaginare le mosse di Yvaine, i suoi gesti delicati ed eleganti; o ancora la luce degli occhi di Tristran che, da campagnolo ingenuo e sognatore diviene un cavaliere coraggioso, ansioso di conoscere il mondo e l'animo umano e non.  La prosa di Gaiman, che usa molto il narratore esterno e poco i dialoghi, non è mai pesante ed ha il ritmo musicale di una ballata, senza brusche accelerazioni, mai noioso. Il finale, tenero come un soffio di vento, può esser riassunto in questa frase:

Inevitabilmente trattenuti dal mondo
Giungeremo quando ci vedrai.


In un certo senso, il personaggio di Tristran può essere accostato a quello di Richard, il protagonista un po' nerd di Nessundove, altro libro di Gaiman che adoro, di cui ho già parlato questa estate. Entrambi sono ingenui, con la vaga consapevolezza di essere fuori posto nel loro mondo e con la certezza al termine del proprio viaggio iniziatico, di aver trovato l'essenza della vita e la propria dimensione in un mondo "altro", lontano dalla - nostra - triste, ipocrita quotidianità

.
Un'ultima considerazione. Il film  con  Claire Danes, Michelle Pfeiffer e Robert De Niro che è stato tratto da Stardust, pochi anni fa, non è del tutto fedele alla trama del libro, tuttavia ne rispetta l'atmosfera fatata e delicata. Alcuni personaggi sono stati cancellati, altre vicende ampliate, tuttavia lo spirito di fondo rimane immutato: bisogna saper credere nella magia che è nascosta in ciascuno di noi.

giovedì 6 gennaio 2011

Serial reader: La torre del tempo

Ok, chi mi segue da un po' sa che adoro questo scrittore russo,  S. Luk'janenko, che ho scoperto con sommo ritardo quest'estate. Di lui mi sono spazzolata la trilogia dei Guardiani del crepuscolo (1000 e passa pagine in una settimana... stupendo!). Per questo motivo quando ho visto il suo nuovo volume l'ho acquistato senza colpo ferire.


Una volta giunta a casa, però, ho letto la trama: Tutto ha inizio in una giornata qualunque. Kirill Maksimov torna a casa dopo il lavoro, ma nel suo appartamento vive un'altra persona. L'arredamento è diverso, i vicini non si ricordano di lui, persino il suo cane non lo riconosce. Ed è solo l'inizio: i suoi genitori dicono di non avere un figlio, i suoi documenti svaniscono nel nulla, gli amici lo hanno dimenticato. Kirill si ritrova senza identità, in balia di qualcuno - o qualcosa -che sta cercando di cancellarlo da questo mondo... Una telefonata lo guida all'interno di una torre idrica abbandonata, dove ci sono cinque porte. Lui riesce ad aprirne soltanto una, che lo conduce in una città dall'aspetto preindustriale, con carrozze e lampioni a petrolio. Cosa sta succedendo? Perché lo hanno portato in quella torre che sembra affacciarsi su mondi diversi? E dove conducono le altre porte? 
La torre del tempo (I Grandi)

Ammetto che la trama mi ha ricordato moltissimo Nessudove di Neil Gaiman che ho commentato quest'estate. Questo ha raffreddato parzialmente il mio entusiasmo e mi sono accostata al volume con più di un pizzico di diffidenza. E' vero che il topos dei viaggi interdimensionali attraverso luoghi predefiniti è un classico, tuttavia come un Nessundove, il protagonista viene cancellato, letteralmente, dalla vita. Nessuno si ricorda di lui e questo crea in Kirill, il protagonista, un senso di rabbia profonda.
A lettura finita posso dire che le affinità tra i due romanzi sono apparenti. Mentre in Nessundove il protagonista è malinconico, quasi rassegnato - almeno all'inizio... poi cambia per divenire una sorta di cavaliere medievale - nella Torre, Kirill è arrabbiato. Non si rassegna senza combattere. Arriva ad uccidere una donna, quella che ha occupato il suo posto nella sua casa pur di resistere. Prova a lottare con tutte le sue forze, si ribella: chiama i suoi genitori, cerca di riprendersi il posto di lavoro. Ma non serve a nulla. L'unico che si ricorda di lui è Kopstja, uno scrittore squattrinato e mediocre che diviene il suo unico sostegno. 
Eppure, l'esistenza di Kirill come invisibile non è del tutto negativa e ben presto l'uomo se ne rende conto: lui è un funzionale, ossia una sorta di guardiano in gradi di varcare i confini tra i luoghi e le dimensioni. Una volta insediatosi nella torre, l'uomo scopre il suo incarico: è un doganiere, dotato di forze e resistenza fisica tali da renderlo immortali e con competenze straordinarie che lo rendono in grado di affrontare nemici e sapere in anticipo quali merci possono varcare la soglia della torre per passare da un universo parallelo all'altro. Poiché la torre, la sua torre, è questo: un varco verso cinque mondi paralleli. E, se in uno vi è una splendida spiaggia e un clima tropicale, in un altro vi è un paradiso psichedelico in cui è stato allocato un lager. Ma è l'ultima porta che cambia le decisioni di Kirill e lo isola anche da questo nuovo mondo...
Devo dire che a lettura finita sono rimasta molto soddisfatta. Il libro è intrigante, con un bel tocco di testosterone e una spruzzata di cinismo mescolato a una visione dolente e romantica dell'esistenza. In questo ho trovato un po' del Luk'janenko che ho apprezzato. A differenza della trilogia, il romanzo è narrato in prima persona e dunque si privilegia la prospettiva di Kirill: avvertiamo prima l'orrore, poi l'incredulità, poi la rabbia e infine la rassegnazione... per tornare alla incredulità, alla rabbia fino alla furia e alla delusione. 
Tuttavia, anche se mi duole doverlo dire, credo che l'Autore abbia perso parte della sua forza innovativa e dirompente. Forse è divenuto più commerciale? Forse. Probabilmente egli non si aspettava di avere un successo tanto forte con i Guardiani della Notte e adesso ha cercato di confezionare un prodotto che strizza l'occhio al pubblico occidentale. D'altra parte lo stile narrativa è più fluido, scorrevole ma non banale. Inoltre, ogni capitolo si apre con una sorta di considerazione"sui massimi sistemi": una sorta di interiorizzazione, di riflessione critica che il protagonista condivide con il lettore e che crea un rapporto intimo e privilegiato, molto particolare.
Nel complesso, il mio giudizio è più che buono: il libro è avvincente, ben scritto e assolutamente visionario. Si mescolano fantasy e steampunk, spy story e un tocco di romance, il tutto sullo sfondo di una Mosca livida e più arrabbiata che mai. Spero che l'autore ci dia un altro volume su questa storia, visto il finale-non-aperto-ma-nemmeno-chiuso...

mercoledì 22 dicembre 2010

Serial reader: La sposa in Bianco di Nora Roberts

Esce per Leggereditore il 21 ottobre un'inedito di una delle autrici rosa più amate al mondo e che ha all'attivo più di 200 romanzi. Le sue storie, sempre avvincenti, scavano nel carattere dei personaggi e descrivono con attenzione la loro psicologia. Con "la sposa in bianco" non mancherà l'ironia travolgente che abbiamo imparato a conoscere in Sex and the City e un'immediata complicità con i 4 personaggi femminili. 
Questa recensione è stata scritta e pubblicata su Diario di Pensieri persi pochi giorni fa. Per chi volesse leggerla o per chi se l'è persa... eccola qui!


Mackanzie Elliott, Mac per le amiche, è una fotografa di grande talento che realizza servizi fotografici per le spose e per riviste specializzate. È, assieme a Emma (la fiorista sensuale), Parker (la perfetta organizzatrice) e Lauren (la tranquilla pasticciera), una delle socie di Promesse, una società di wedding planners che si occupa di trasformare il caos prematrimoniale fatto di crisi isteriche, tensioni, momenti indescrivibili, aspirazioni legittime e manie di grandezza esasperate in una cerimonia nuziale indimenticabile. Mac ha un talento straordinario: sa “vedere” il momento di magia attraverso l’obiettivo fotografico. Riesce a cogliere quella che lei chiama la farfalla blu: il vero spirito che c’è dietro una persona o una situazione, catturandolo sulla pellicola. Questo suo talento le ha permesso di divenire una delle fotografe più talentuose dell’East Coast e di far sì che Promesse sia divenuta una solida realtà imprenditoriale.È nell’ambito del suo lavoro che rivede Carter Maguire, fratello di Sherry, una delle spose che si rivolge alle wedding planners per organizzare il suo evento. Il loro incontro – o meglio, il loro scontro – non è dei più ortodossi. Professore decisamente sexy e molto nerd, Carter con il suo modo di fare disarmante, la sua straordinaria sincerità, il suo approccio sereno alla vita si insinua nei pensieri e nell’esistenza di Mac. Il prof dagli occhialini alla Indiana Jones non è solo un grande amante di Shakespeare ma è anche un profondo conoscitore dell’animo umano e un notevole baciatore. Ecco come le chiede un appuntamento in un messaggio in segreteria telefonica (!): 
Mac è attratta da lui: un sentimento passionale, disinibito e allegro che riempie le pagine del libro con una autentica sferzata di allegria. E tuttavia… ne ha paura. Perché Mac non è solo la fotografa tosta e professionale ma è anche la figlia abbandonata e trascurata di due genitori troppo presi da sé stessi e dalle proprie fantasie. Soprattutto Linda, la madre, è una donna immatura e patetica. Pluridivorziata e perennemente in bolletta, pretende che la figlia le tolga le castagne dal fuoco pagando i salatissimi costi delle SPA o delle auto, trattandola come un perenne brutto anatroccolo, trascurandola quando non la sfrutta attraverso i sensi di colpa che ingenera in lei. Mac è stata profondamente segnata da quest’atmosfera altalenante tra sfruttamento emotivo e l’indifferenza. All’inizio del libro Mackenzie è già una bambina disillusa, arrabbiata con il mondo, che trova la sua dimensione solo nei giochi con le amiche del cuore. Ora è una donna dura, forse anche cinica, che trova la sua ragione di vita in un lavoro in cui è brava ed è apprezzata per ciò che sa fare. Ma non basta, anche se lei rifiuta di ammetterlo. Cresciuta in un modello familiare che fa dello sfruttamento e della provvisorietà le parole chiave, la giovane donna non riesce ad accettare di poter avere un futuro con il solido, affidabile e tranquillo professore di liceo che l’ha fatta sentire importante per la prima volta nella sua vita. Perché è questo che ha segnato dolosamente la vita di Mac: ha avuto le sue amiche del cuore che hanno rappresentato per lei una sorta di famiglia ma non ha mai sentito l’amore, quello vero, che sorge dal sentirsi amati per ciò che si è. Quell’amore che solo i genitori o un’anima affine può dare. 
“…Se ti andasse bene un’altra sera, anche se il giorno dopo c’è scuola – ahah – mi piacerebbe molto portarti fuori. Se ti piace l’idea potremmo fare cena e cinema. È troppo? Probabilmente è troppo. Mi sto confondendo da solo. Vorrei aggiungere, anche se può sembrare impossibile, che ho chiesto anche ad altre donne di uscire in passato. Suppongo che ora tocchi a te.”Emblematico è il momento in cui Mac conosce la famiglia di Carter, dopo alcune peripezie che non vi racconto per non sciuparvi il piacere della lettura. Mac guarda i componenti della famiglia del suo uomo con distacco in un primo momento; poi, di colpo, avverte una fitta di invidia, perché è ciò che lei non ha mai avuto e che sa se sarà mai in grado di dargli. Ed ha paura per questo, perché non sa se sarà una devastrice dei sentimenti come è stata la madre Linda. 
“I film, pensò Mac – di sicuro le storie d’amore e romanticismo – dovrebbero avere un lieto fine. Perché la vita, troppo spesso, non ce l’ha.. L’amore svaniva, o si trasformava in avversione. O si fermava da qualche parte a metà strada in una specie di lacerante distacco… Sì, l’amicizia. Quella era una cosa su cui una donna avrebbe sempre potuto contare.”Carter spesso si comporta come un santo: accetta le fughe post coito di Mac con un aplomb che è degno di ammirazione infinita, interviene come un vero cavaliere per toglierla dai guai e almeno in un paio di occasioni ha dato luogo ad alcuni dei momenti più esilaranti del libro. Mi riferisco alle parti in cui disperatamente confuso, chiede consiglio a Bob, suo collega di università che si atteggia a tombeur de femme… con esiti assolutamente comici. Ma la vera forza di Carter è la ragione: la capacità di ascoltare, come nota subito Mac, la tranquillità che ha nell’affrontare le situazioni spinose, la pazienza angelica con cui conquista la protagonista. La aspetta, la ascolta… ne ha cura. In una parola, le dimostra con i fatti che anche lei è degna d’amore e non ha bisogno di proteggersi dal resto del mondo, che può anche fidarsi di un’altra persona.E, come la neve che rappresenta lo scenario di tutto il romanzo, Mac si scioglie. È questo il vero trionfo di Carter: aiutare Mac ad amarsi e accettarsi per come è. Solo così la donna comprende di poter essere degna di amore: impara a fidarsi di se stessa per prima, a capire che non è un clone pessimo di una madre immatura ed egocentrica ma una donna forte, indipendente, capace di prendersi delle responsabilità nella vita, come nel lavoro e nell’amore. Mac accetta, in una parola, di essere una persona che può prendere un impegno per la vita e non importa che sia casinista, spaventata dal futuro, umorale e disorganizzata: è amata per come è.
Se mi è piaciuto? Tanto, tanto. Tanto. La sposa in bianco è un libro bellissimo. Divertente, appassionante e sensuale – le scene di sesso sono IMHO tra le più belle da me lette in un romance contemporaneo – fa venir voglia di leggere, ancora e ancora. È un vero turn page, con un ritmo vivacissimo e scene di grande divertimento. Lo stile della Roberts è particolarmente brillante in questo volume: lontano dai paludamenti degli storici, descrive con brio e ironia le scenate tipicamente femminili tra le amiche in crisi isterica e nello stesso tempo, conduce per mano il lettore nel cuore di Mac, troppo spaventata e disillusa per pensare di poter amare.Infine un’ultima parola su Sherry, la sorella di Carter. Ho adorato, letteralmente, questo personaggio minore. Da brava egocentrica, posso dirvi che mi sono ritrovata in lei, parola per parola, e nella sua concezione del matrimonio: “Non vorrei darvi l’impressione di non considerarlo importante e solenne e tutto il resto, ma io voglio divertirmi. Voglio una grande festa allegra e stravagante. E voglio anche che Nick perda completamente l’uso della parola per cinque minuti quando mi vedrà percorrere la navata. Voglio stenderlo… e voglio che ogni invitato la ricordi come l’esperienza migliore mai vissuta. Sono stata a matrimoni davvero stupendi ma Dio, erano una tale noia. Mi capite?”Ecco. Credo che questo sia un bellissimo modo per descrivere un matrimonio (come è stato il mio) e che riassuma un po’ la filosofia del romanzo. Se è da leggere? Assolutamente sì!

mercoledì 8 dicembre 2010

Serial Reader: le cronache di Saint Germain

Ok, per adesso sono davvero di corsa... pant pant! Questo lunghissimo post è uscito già su Diario di Pensieri persi, per chi se lo è perso... eccolo qui!


Rispetto a più celebri colleghe, Chelsea Quinn Yarbro non gode di una molta fama presso il pubblico dei lettori. È sconosciuta ai più, ai fans dei vampiri scoparecci e sessualmente disinibiti che in questo momento dominano il mercato.
Poco male. Sarà per me una gioia parlarvi di lei e del suo personaggio, il conte di Saint Germain. Vampiro millenario di origine mediorientale, uomo affascinante, alchimista, musicista e nobile raffinato, entra nelle grazie dei lettori senza alzare la voce ma con un sorriso magnetico. E lo fa con una grazia, un fascino discreto che colpisce solo a libro chiuso, lasciandoti la voglia di leggere dell’altro e dell’altro ancora.
Il merito di ciò è dato dallo stile della Yarbro: una scrittura ricca, curata nei dettagli, ma non pesante. Usa termini ricercati che non appesantiscono la narrazione e le conferiscono potenza ed eleganza. Il ritmo dei suoi numerosissimi romanzi - ne ha scritti più di venti ma in Italia ne sono stati pubblicati poco più di cinque - è tranquillo, più una pavane che un walzer, ma ciò non significa che sia lento: un brandy invecchiato da sorseggiare con calma, assaporando ogni scena, ogni personaggio. Personalmente, adoro il suo modo di caratterizzare ambienti e personaggi: non si possono dimenticare le descrizioni vivide del Circo Massimo o l’opulenza della Francia pre-rivoluzionaria, o ancora le atmosfere angoscianti della Firenze di Savonarola.
Infatti, la caratteristica saliente dei romanzi di C. Q. Yarbro è l’ambientazione storica. Ogni aspetto è curato nei minimi dettagli, con standard qualitativi impressionanti non solo per un paranormal ma anche per un romanzo storico. L’Autrice ottiene questo risultato mescolando personaggi di fantasia a figure storiche, ritratte nella loro intimità. Così, assistiamo al suicidio di Petronio e della sua famiglia in Giochi di sangue o conosciamo il percorso tormentato di mortificazione di Botticelli, divenuto seguace di Savonarola in Il Palazzo.
 Attraverso la scrittura fluida ed elegante, l’Autrice crea una ricostruzione storica accuratissima con personaggi che sono perfettamente coerenti con la società del tempo. Nessuna virago, nessuna eroina sopra le righe, nessun personaggio maschile eccessivamente moderno. Coerenza e precisione: è questa l’autentica forza della Yarbro. Raffigurare un vampiro nel corso della sua esistenza, attraverso le epoche in cui vive. Basti pensare come François Ragoczy di Saint Germain è descritto: occhi scuri magnetici, mani affusolate ed eleganti, magnetico e autorevole. Ma la cosa che più mi ha colpito è stata il modo in cui viene descritto il suo fisico. Mentre in Giochi di sangue, che si svolge nel I sec. D. C. egli è “un uomo più alto del romano medio, ma non era questo a rivelarlo immediatamente come straniero. Il volto aristocratico era incorniciato da riccioli scuri e sciolti. La bocca mostrava un mezzo sorriso mesto, e gli occhi affascinanti brillavano”, in Un destino di sfida ambientato nel 1917, egli è “… imperioso, ma senza alterigia e, anche se era più basso della media, mostrava una presenza che compensava la mancanza di centimetri in altezza”. Ma non solo questo: Saint Germain è un personaggio dolente e sensibile che guarda alle miserie umane con compassione. Odia l’ingiustizia: tra i suoi amici e servitori vi sono umani maltrattati e ridotti in fin di vita, come Roger, il suo fedele servitore per più di duemila anni, o ancora gli schiavi che lo circondano nell’antica Roma, che lui tratta come suoi pari. Attira gli esseri umani migliori con la stima e spaventa, inquieta i meschini con la sua autorevolezza, la capacità di vedere dietro gli sguardi, i segreti, le meschinità. Ha uno spessore psicologico che molti “zannuti” dell’attuale panorama letterario non rasentano nemmeno.
Il lettore viene portato per mano nella vicenda, sente l’odore della cera fusa nei candelabri dell’Hotel Transilvania, avverte l’afrore delle belve nel Colosseo, rabbrividisce per il freddo delle Alpi austriache. E, nello stesso tempo, ama le donne, figure femminili di incredibile dolcezza e coraggio: il lettore le adora con lo stesso trasporto di Ragoczy di Saint Germain che non è un tombeur de femme, ma un essere che vive di solitudine. Egli sa bene come la sua condizione di vampiro sia una maledizione: se ama fisicamente una donna più volte, o se beve più volte il sangue delle sue compagne, esse muteranno la loro natura alla morte. Ed è ciò che accade a Olivia, moglie violentata e brutalizzata di Giusto (Giochi di sangue) e a Demetrice, vittima della follia purificatrice di Savonarola (Il Palazzo). Queste due figure hanno numerosi punti in comune: si rifiutano di cedere a un destino che le ha rese schiave di uomini gretti; resistono con tenacia lottando per i propri familiari come Olivia o attraverso gli studi, come nel caso di Demetrice. Saint Germain le sostiene e le cambia per consentir loro di sfuggire alla morte, quella fisica.
Franciscus o François Ragoczy di Saint Germain affascina ma non seduce con mirabolanti prodezze erotiche: è sensuale ma non sessuale. La Yarbro delinea quest’uomo come una sorta di adoratore della femminilità, che porta all’estasi le amanti non con rapporti sessuali completi, una vera e propria venerazione. Le sue compagne sono donne che spesso subiscono la violenza di altri uomini, ritenuti normali ma che tali non sono: per queste creature insultate dalla vita, lui ha gesti di incredibili intensità. Dona loro stima, sicurezza e appoggio. Il sesso “umano” è spesso descritto come deviato e violento, privo di tenerezza.
Le donne della Yarbro spesso subiscono abusi sessuali, violenze fisiche e morali che mettono in luce come il vero mostro non sia il vampiro ma gli uomini che schiacciano senza pietà i propri simili, per brama di potere, denaro o semplicemente per pura crudeltà.
Ancor più forte è il legame che lo unisce a Madeleine de Montalia, sua amante e compagna di vita, verso cui Saint Germain nutre un affetto particolare (Hotel Transilvania).
Madeleine: “ Non è dolce apatia, vero Saint Germain? Per tutta la vita mi è stato detto che la passione è un diritto degli uomini, e che la resa è il diritto delle donne”.
Con queste parole, Madelaine affida il suo cuore e la sua vita al millenario Saint Germain. Madelaine e Saint Germain non staranno insieme per sempre. La giovane e bella aristocratica diverrà un’archeologa, riuscirà a costruirsi un’esistenza che non potrà mai dissociarsi del tutto da Saint Germain: lui rimarrà padre, amico, amante e fratello, una sorta di stella polare.
La ritroveremo in uno dei romanzi più interessanti della Yarbro, Un destino di sfida. Personalmente, amo molto questo volume: in esso, Saint Germain viene descritto sotto un aspetto assolutamente insolito. Durante la prima guerra mondiale, il vampiro trova un’orfana russa, Laisha, e la adotta. Purtroppo, la giovane perirà tragicamente, segnando per sempre l’esistenza di Saint Germain, portandolo sull’orlo dell’autodistruzione. E sarà proprio Madelaine ad aiutarlo, a dargli una nuova ragione per vivere. Accanto a lei, altre donne: la duchessa russa sopravvissuta alla propria famiglia, cui il vampiro dona una nuova esistenza e Rudi, la vedova austriaca schiacciata da un fratello imbelle e da un nuovo marito, un fanatico nazista. Saint Germain la salva da se stessa e da quel mondo di uomini che vorrebbe le donne relegate in un letto.
In questo romanzo emerge il lato oscuro di Saint Germain: dopo alcuni mesi, il vampiro si farà giustizia della morte di Laisha con una carneficina. La mostruosità di Saint Germain non è pregnante come nel Lestat di Ann Rice eppure è sempre presente: è la sua mostruosità, il perenne ricordo del non poter essere più uomo sebbene ne abbia ancora le fattezze, l’impossibilità di poter amare fisicamente una donna, il piacere che ricava dal sangue e dal godimento dei suoi compagni di letto.
La Yarbro non ama gli spruzzi di sangue fino al soffitto: in Giochi di sangue le carneficine che si svolgono nel Colosseo sono descritte attraverso i sensi e non con immagini truculente. È l’odore del sangue, la sabbia sotto le suole che il lettore percepisce e non i corpi maciullati dalle belve o dai gladiatori. Non vi è compiacimento, ma una narrazione di impatto che colpisce il lettore e che gli consente di “vedere”. O ancora, così accade in Un destino di sfida, dove la descrizione del raid antiebreo è asettico, quasi clinico eppure durissimo, terribilmente doloroso.
C. Q. Yarbro si segnala dunque come un’autrice straordinaria che ha saputo fondere insieme romanzo storico e paranormal, con tocchi di romance e di suspense. Per me è una scrittrice da prendere a modello, sia per lo stile che per il modo con cui articola i personaggi, con cui caratterizza le vicende che descrive. Per dirla con Laurell K. Hamilton, “ Se quello che cercate è di lasciarvi semplicemente sedurre dal vampiro, ci sono altri autori che potete leggere; se preferite invece un’esperienza reale dei tempi e dei luoghi da dove il vampiro ha avuto origine, allora leggete Chelsea Quinn Yarbro”.


Romanzi pubblicati in Italia dalla Gargoyle Books:

ll palazzo, Demetrice Volandrai, splendida cortigiana al servizio di Lorenzo De' Medici, è affascinata dallo straniero che si dice sia proprietario del palazzo più sontuoso in tutta la Firenze Rinascimentale, il vampiro Francesco Ragoczy da San Germano. Circondato da capolavori d'arte e da uomini di potere, Ragoczy pratica in segreto l'antichissima scienza alchemica e, contemporaneamente,assapora la passione sopraffina che Demetrice suscita in lui. Ma un nemico mosso dal fanatismo ha dato origine a un regno di terrore che travolge la città in un turbine di superstizione e violenza. Quando Demetrice viene condannata per eresia, il vampiro cerca di salvare la sua amata.

Giochi di sangue, Roma è un crogiolo di vizi e intrighi, dove è normale che perfino un imperatore venga assassinato. L'unica realtà immutabile è quella del Circo Massimo, l'arena dove coloro che non godono più dei favori di Nerone, siano essi gladiatori o ex senatori, vengono sbranati da leoni e coccodrilli. Uno dei pochissimi uomini d'affari di successo benché non romano, Saint Germain Ragoczy, è stato fino ad ora capace di tenersi fuori dalle pericolose sabbie mobili dell'alta società romana, ma il suo primo errore sarà quello d'innamorarsi di Olivia, la moglie malmaritata di un potente senatore. E il secondo sarà quello di prestare aiuto a Rogerius, un uomo ferito a morte da un padrone avido e spietato. Adesso, come punizione per essersi intromesso, Ragoczy dovrà affrontare il Circo Massimo come attrazione per il pubblico assetato di sangue...

 Il sentiero dell’eclissi; La Cina dell'inizio del tredicesimo secolo è terra di conquista a opera delle spietate orde guidate da Gengis Khan e gli stranieri vengono visti con sospetto. Saint-Germain decide di lasciare per prudenza la città e dirigersi verso un avamposto periferico, dove aiuta una coraggiosa donna-Signore della Guerra a difendere la sua fortezza dalle truppe mongole. Successivamente, spinto dall'incalzare dei barbari invasori, il vampiro alchimista attraversa il Tibet, confrontandosi con la spiritualità dei sacerdoti buddisti, e giunge in India, dove la sua strada incrocia quella di una principessa dedita al culto di Kali, la dea della distruzione. Nella lontana terra d'oriente, Saint-Germain è coinvolto in un'avventura nella quale tra mitologia e religione, intrighi e amore, affronta i demoni che porta nel cuore e che gli lacerano l'anima...

 UN destino di sfida, Siamo in Austria all'inizio degli anni '20. Sfuggito alla prigione nella Russia post-rivoluzionaria, Saint-Germain si imbatte in un'orfana di sette anni, Laisha, e !a porta con sé nel suo castello in Baviera; divenutone di fatto il tutore, sperimenta per la prima volta nei suoi 4000 anni qualcosa di molto simile alla paternità. Vede così Laisha crescere da bimba spaventata a splendida e vivace fanciulla. Viaggiando di frequente nelle maggiori città d'Europa, la coppia prende visione di un mondo che sta vivendo grandi cambiamenti e in cui la nobiltà terriera è ormai agonizzante, mentre il nazismo bussa alla porta. Tre donne incrociano il cammino del conte: una duchessa russa rifugiata a Parigi, un'avvenente giovane vedova minacciata dall'arroganza del nuovo potere che va affermandosi in Germania, e Madeleine de Montalia, la donna con cui il vampiro condivide la propria natura e il proprio segreto. Dopo che è stato commesso un crimine orribile, Saint-Germain sarà costretto a entrare in azione, con un gesto disperato che potrebbe avere come esito, perfino per lui, la vera morte.

Le cronache di Saint Germain, raccolta di racconti

Hotel Transilvania, Parigi, 1743. Nobiluomo, avventuriero, spia, alchimista, il Conte di Saint-Germain è tutto questo ed anche qualcosa di più... una creatura dell anotte, un non-morto, un vampiro! Ma quando la giovane Madelaine de Montalia si trasferisce a Parigi per rifinire la propria educazione, viene insidiata d amali ben peggiori e sarà proprio Saint-Germain ad ergersi a suo protettore, affrontando un'arcana cospirazione ordita da poteri infernali. Combinando l'erotismo tenebroso del Vampiro con il fascino dell'avventura romantica ,Chelsea Quinn Yarbro inaugura con "Hotel Transilvania" la saga del conte di Saint-Germain, l'eroe tormentato che riscatta il suo fato oscuro combattendo per amore e per onore.

domenica 28 novembre 2010

Serial reader: Ti ricordi di me?

Premetto: Sophie Kinsella non mi ha convinto con la sua serie di I love shopping. Ho letto tre dei suoi volumi grazie alla mia nipotona e sinceramente li ho trovati divertenti, ma nulla più. Niente a che vedere con l'autentico spasso di Helen Fieldin e della sua Bridget Jones.
Ho acquistato "Ti ricordi di me? " qualche settimana fa. Occhieggiava sulla mensola del mio edicolante di fiducia e io che sono una mani bucate di prima categoria per quanto riguarda i libri, non ho resistito. Ero pronta a passarlo senza rimorsi alla nipote di cui sopra e invece... credo proprio che lo terrò!
Il romanzo è carino: la protagonista, Lexi Smart ha sicuramente più spessore della svampita e un po' irritante Becky. Come al solito, l'Autrice usa la prima persona per narrare la vicenda ma lo fa con pudore, in certi passaggi quasi con intimità. Mi sono trovata a soffrire, a provare il suo imbarazzo, a struggermi per le cose che Lexi aveva perduto e di cui non riusciva a ricordare nulla.
Già: Lexi è vittima di una amnesia selettiva che ha cancellato 3 anni della sua vita, regalandole un marito e un lavoro da favola. Ma, nello stesso tempo le ha tolto le sue amiche, la sorella e l'allegria. Un'esperienza crudele in una certa misura, che la costringe a fare i conti con ciò che è diventata e a confrontarsi con i suoi ricordi di ventiquattrenne imbranata e bruttarella. Perchè Lexi adesso è un vero e proprio squalo in carriera: bella, ricchissima, potente e assolutamente priva di amici.
Ti ricordi di me è un romanzo particolare: lo si può leggere come un divertente, fantasioso chick lit... oppure cogliere tra le righe il "tesoro nascosto". La paura del cambiamento che avviene senza la nostra consapevolezza, il timore di perdere ciò che abbiamo piuttosto che ciò che siamo e , nello stesso tempo, la comprensione che nulla e nessuno potrà soppiantare la nostra vera natura. In certi passaggi, mi sono commossa: ho avvertito con chiarezza il disorientamento di Lexi dinanzi a una vita che non le apparteneva più, ma che tutti si ostinano a propinarle come perfetta. Quante volte ci è capitato di guardarci allo specchio e confessare di non riconoscere più la persona che ci sta fissando? Quante volte ci chiediamo quanto siamo cambiati e perchè, e quando siamo cambiati così tanto?
Ecco. Questo libro parla di emozioni fastidiose. Lo fa con leggerezza, estremizzando i comportamenti, ma mette il dito nella piaga: noi cambiamo e cambinao le persone che ci stanno accanto. E' la vita che ci porta a fare determinate scelte e non possiamo far altro che affrontarla, a viso aperto, cercando sempre di mantenere il contatto diretto con la realtà, la vita vera: quella fatta dall'affetto e dal coraggio delle persone che ci sono accanto.

Serial reader: l'avvento di Amazon in Italia.

Amazon.it: ci siamo.
Sì, mi rendo conto che questo post non riguarda strettamente un libro, ma credo che Serial reader sia la rubrica adatta per poterne parlare.
Amazon è un vero e proprio colosso delle vendite on line. In Gran Bretagna e negli Usa non si limita a proporre libri e DvD, ma altro genere di merce: abbigliamento e accessori - tra cui le mie amatissime scarpe Fly London - supporti informatici, gadgets (come quelli del DOCTOR WHO), giocattoli e persino piccoli elettrodomestici. Tralasciando le considerazioni sul mercato on line e sulla diffidenza tutta nostrana verso gli acquisti con carta di credito, c'è qualcosa che posso già dirvi.
Amazon funziona: io sono una cliente affezionata, compro lì i testi in lingua straniera - a prezzi bassi che in Italia è quasi impossibile ottenere  - e ha un'ottima politica per quanto concerne i refund, ossia il reso nel caso in cui l'articolo scelto non sia più disponibile. In pratica, la somma che loro bloccano sulla carta di credito viene riversata in 10 giorni effettivi ma non solo: se nel frattempo, l'articolo scelto ha subito una riduzione di prezzo, Amazon rimborsa la differenza, sia pure minima. Anche i testi che ho acquistato in seconda mano - poiché su Amazon.uk è possibile acquistare in second hand - sono ben tenuti e con un ottimo rapporto qualità-prezzo.
Adesso sono curiosa di vedere come si comporterà questo colosso delle vendite on line sotto il cielo italico: se continuerà  a mantenere l'aplomb e la precisione britannica o se si farà contaminare dall'atmosfera caciarona e approssimativa che da sempre contraddistingue la nostra nazione.
Sinceramente spero di no. Ho notato che l'offerta, seppur vantaggiosa e ampia, è ancora un po' limitata: molti testi non sono disponibili e ci si limita solo alla vendita di libri, musica e dvd. Nulla di diverso rispetto a IBS o Bol, veri padroni del mercato on line in Italia. Assai intelligente invece mi pare la scelta di premiare i clienti con Amazon prime, un'iniziativa con cui si eliminano le spese di spedizione e si fidelizzano i clienti. Purtroppo non è disponibile per tutte le zone d'italia (io, ovviamente, risiedo in quelle escluse) ma spero che si risolva presto tale inconveniente.
Io ho fatto un primo ordine "cauto", in attesa di vedere tempie e modi di consegna. Se andrà bene... luciderò la mia carta di credito!

mercoledì 17 novembre 2010

Serial reader: Carla Maria Russo e i suoi romanzi

Ho avuto il piacere incredibile di conoscere Carla Maria Russo in occasione del recente evento di Officina, Romantic Rome. Prima ancora di capire chi fosse, ho avuto la sensazione di trovarmi dinanzi una donna speciale. Mi spiego meglio: in alcune occasioni della vita, ho incontrato persone che, con un solo gesto, uno sguardo, riescono a dire tutto di sé, mostrandosi al mondo dome sono in tutta la loro bellezza. Nello stesso tempo, emanano un'energia pura, incredibilmente forte, che le circonda come un velo.
Carla Maria Russo è una di queste. Sebbene sia sottile e minuta, ha in lei una forza magnetica che impressiona, una carica umana che stupisce e che tocca il cuore senza bisogno di parole. I suoi scritti, il suo stile la rispecchiano in pieno. Forte, eppure mai sopra le righe, immediata e insieme delicata, arguta e malinconica.
Ma non sono qui per parlare della persona. Passiamo ai libri che ho letto: La sposa normanna e L'amante del Doge.
Quest'ultimo è un romanzo particolare: semplice, morbido come un buon brandy invecchiato, si gusta con piacere, pagina dopo pagina. L'amore di Caterina non è un sentimento scioccherello o passionale. E' "amore di testa", fatto di cultura ed equilibrio: la protagonista fa mostra di un coraggio non comune per la sua epoca - siamo nel XVIII secolo - ma, nello stesso tempo, l'autrice la descrive come una figura perfettamente calata nel contesto storico in cui vive e si muove. Non è una cortigiana, è una donna libera, che paga lo scotto per la sua libertà: la perdita dell'onore e della rispettabilità in una società quale quella veneziana, aristocratica e colta. Ma, nello stesso tempo, questo è il romanzo di una Venezia che declina senza rendersene conto, come una bella donna allo specchio che scruta il proprio viso ignorando deliberatamente le rughe. Sotto l'opulenza e i fasti, si avverte lo scricchiolio di una società che è impreparata ai cambiamenti che porterà il XIX.
Il finale mostra i due amanti finalmente riuniti in un'unione legale. Ma nulla potrà mai cancellare il legame fatto di rispetto e complicità che anni di distanza hanno forgiato.
Alla lettura di questo romanzo, è seguita quella de La sposa normanna.
L'ho amato. Non ci sono dubbi. Sarà il periodo storico, sarà l'atmosfera palermitana, sarà che mio padre mi ha trasmesso un amore viscerale per gli Altavilla (e Federico II in particolare... non è un caso che mio figlio porti questo nome), ma  questo romanzo mi ha colpito affascinandomi e coinvolgendomi fino a farmi piangere in alcuni punti. In un periodo in cui faccio fatica a trovare delle belle storie da leggere, questa è arrivata come una boccata d'aria pulita. Lo stile dell'autrice è ancora più raffinato e intenso. E' una scrittura semplice, non banale, in cui l'aggettivazione è scarna ma non banale, messa al servizio di una storia che è insieme dramma umano e una testimonianza di coraggio delle donne. Sì, perchè Costanza d'Altavilla vieni delineata nel suo aspetto privato, come una donna che non avrebbe mai voluto essere regina, eppure deve esserlo. Una donna di grande forza interiore che è costretta a un matrimonio con l'erede al trono tedesco, ritratto come un bruto volgare e rozzo. Eppure Costanza mantiene coraggio, dignità. Trova il modo di lottare all'interno contro quel marito che insieme la detesta e la desidera, contro una corte in cui non ha amici. Lotta contro una maledizione che grava su di lei, per tutto il romanzo. E ama, Costanza. Ama la vita in convento, ama la pace, la serenità, i suoi amici di Palermo; più di tutto, ama Federico, quel figlio avuto in tarda età che crescerà lontano da lei, la cui vita sarà segnata per sempre dall'assenza di una madre coraggiosa.
Quello delineato nella Sposa Normanna è un affresco storico lontano dall'epica o dal sensazionalismo: è la storia del quotidiano, delle piccole cose, della vita vera. Niente lenzuolate storiche o dissertazioni improbabili poste in bocca ai personaggi: dialoghi attenti, poche parole misurate che forniscono la pezza d'appoggio per inquadrare in poche righe una società e il suo tempo.
Che dire di più? Che Lola nascerà a diciott'anni - l'ultima fatica di questa bravissima autrice -  allunga ancor di più la mia lunghissima lista di libri da acquistare e leggere? Dio solo sa quando avrò il tempo... ma di certo lo farò!

mercoledì 10 novembre 2010

Serial Reader: I Bastioni del Coraggio

Un titolo suggestivo per un libro cinematografico. E' questa, a mio parere, la definizione esatta dell'ultima fatica letteraria di Franco Forte targata Mondadori.
La vicenda narrata si svolge nella Milano fredda e caotica del 1500, in piena dominazione spagnola. E' un romanzo a più voci, letteralmente: sebbene l'Autore usi la terza persona narrante, di volta in volta varia cambia il punto di vista  incarnato dai diversi protagonisti. La narrazione così prosegue in maniera agevole, senza scossoni, con un ritmo "televisivo", attraverso cui il lettore può immedesimarsi al meglio nello stato d'animo dei personaggi. Non voglio descrivere la trama in questa sede, giusto per non rovinarvi la lettura; tuttavia, posso parlarvi dei personaggi che mi hanno maggiormente colpito.
Sicuramente la prima è Anita, un quindicenne che si ritrova a dover affrontare dolori e perdite durissime: la famiglia viene sterminata dalla peste, la sua casa è data alle fiamme e distrutta, perde le sorelle a causa di una tempesta di neve, rischia una violenza brutale... ciò nonostante, mantiene sangue freddo e dignità. Quello che all'inizio è la reazione a uno stato di choc e alla disperazione, in Anita si trasforma in una rigorosa presa di coscienza del proprio ruolo di sorella prima e di lavoratrice poi. E' un'adolescente che diventa donna senza nemmeno rendersene conto, maturando in fretta, dimostrandosi tenace e indomita. Del tutto opposta è l'altra figura che ho apprezzato: Ludovico de Valois: dire che è un folle è semplicistico. E' un vizioso che si compiace del potere che gestisce, privo di un autentico coraggio, se non quello dato dall'impunità. Lui e la sua anima nera, Marcello Dolci sono due delle figure più interessanti del romanzo e spesso "rubano" la scena agli altri protagonisti, come talvolta accade con Fulvio Alciati.
Una parola merita la caratterizzazione dei luoghi in cui si svolge la vicenda. Si stenta a credere che le linee piatte, affollate di casermoni e strutture industriali che adesso connotano i dintorni di Milano fossero coperti di campi e foreste. Eppure, Franco Forte descrive i boschi - come quello in cui si rifugia la bella ed enigmatica Mariangela Comencini, una donna accusata di stregoneria da un folle inquisitore ossessionato da lei - con grande forza; o ancora le scene che si svolgono nei mercati: hanno un forte impatto visivo che porta il lettore a immaginare con facilità luoghi e situazioni. Altro punto di forza è dato dalla descrizione dei duelli e delle armi di cui si servono i protagonisti, Fulvio e Ludovico in primis: efficaci, precise e molto interessanti.
Insomma, un romanzo made in Italy che vi appassionerà!

domenica 10 ottobre 2010

Serial reader: La donna di Giada

Copertina di The China BrideLa donna di giada è un volume scritto da Mary Jo Putney nel 2000 che la Mondadori ha pubblicato in ristampa  in questo mese. Confesso di aver comprato questo romanzo con una punta di scetticismo poiché gli ultimi Regency acquistati si erano rivelati una noia mortale. E invece... è un romanzo sorprendente! Innanzi tutto la protagonista: Troth. Per metà scozzese - sarà questa una causa del mio apprezzamento? -  è costretta a vestirsi da uomo per vivere nella Cina del XIX. E' una mezzosangue, figlia di una concubina cinese e di uno scozzese - di nuovo - che viveva a Macao, morto quando lei aveva dodici anni. I racconti del padre le lasciano l'immenso desiderio di vivere in Scozia, dove le donne godevano di maggiore libertà. Nel momento in cui Troth rimane orfana, è costretta a servire un commerciante cinese che diviene il suo tutore e padrone. Questi la obbliga a travestirsi da maschio e a usare un nome maschile per usarla come spia nei rapporti commerciali con gli Inglesi e gli Americani.
Il vero punto di interesse del romanzo è la descrizione accurata della società cinese nel momento in cui gli Inglesi cercano di avere maggiori spazi per i propri commerci che, a questo scopo, introducono e incentivano il consumo dell'oppio della popolazione cinese per fiaccarne la resistenza. D'altra parte, i Cinesi sono descritti come  un popolo orgoglioso, legato a strutture sociali chiaramente feudali, in cui non vi era spazio né per le donne né per gli stranieri. La Putney è magistrale nell'introdurre una tematica ostica qual è quella della guerra dell'oppio in un romanzo d'amore. Il risultato è assolutamente felice: la sensualità è filtrata dall'ambientazione esotica della vicenda ma, nello stesso tempo, la Storia diviene parte integrante del vissuto dei due protagonisti.  E qui veniamo a Kyle. In lui ho trovato una traccia delle atmosfere e dell'atteggiamento di curiosità e ammirazione dei grandi viaggiatori, da Goethe a Chatwin. Credo che la Putney abbia filtrato i racconti di famiglia (la madre è vissuta a lungo in Cina). Kyle è espressione di quei viaggiatori che ha fatto grande il Regno Unito: esploratori indomiti, cartografi, naturalisti, dotati di un immenso spirito di avventura. Purtroppo, nella storia delle conquiste coloniali, gli esploratori liberi da pregiudizi sono stati assai inferiori come numero rispetto ai tanti occidentali che hanno occupato e depredato Africa e Asia, cancellando culture e civiltà millenarie.
La donna di giada è direttamente collegato ad un altro romanzo della Putney, La pazzia del cuore, in cui si descrivono le vicende del Dominic, gemello di Kyle, e di Muriel, vissuta a lungo in India e considerata pazza per i suoi comportamenti anomali rispetto alla rigida etichetta britannica. Anche questo è un romanzo da leggere, per provare il gusto di un romance storico con "qualcosa dentro".

domenica 3 ottobre 2010

Serial reader: The Rose Tudor trilogy di Susan Wiggs

La Rose Tudor Trilogy è stata una delle mie letture estive. Per essere esatti, è stata una parte delle mie letture romantiche dell'estate. Sono rimasta  favorevolmente colpita da quest'autrice che non conoscevo, dalla freschezza dello stile e per i personaggi, briosi e vivacissimi, ben diversi dalle compassate atmosfere dei soliti (uffaaa!) Regency che per adesso spopolano. Sarà che adoro il periodo Tudor?
Sicuramente...
Iniziamo dal primo romanzo: Per ordine del re. La coppia dei protagonisti, Stephen de Lacey e Juliana Romanova sono delineati in modo splendido, con una gran cura dei dettagli storici. Il "personaggio" Enrico VIII entra nella vicenda in modo realistico, senza diventare invasivo; la descrizione della corte e dei suoi riti, delle alleanze e dei pettegolezzi è vivace ma accurata. La storia di Stephen e Juliana è molto canonica rispetto ai topoi del romance, ma in alcuni passaggi esso si trasforma in un vero historical fiction.
E di historical fiction nel senso pieno del termine si può parlare con il secondo romanzo della trilogia, In nome dell'amore. E' senza dubbio il romanzo che ho amato di più dei tre, ambientato nel tormentato regno di Maria la sanguinaria, agitato da lotte per il trono e persecuzioni religiose. L'atmosfera concitata di questo periodo è descritta con potenza e colpisce la maestria con cui l'autrice ha intrecciato la storia personale di Lark con quella del folle e un po' guascone Oliver. Mi ha colpito molto l'evoluzione dei personaggi che è descritta accuratamente ma senza essere pesante; il ritmo della narrazione che risulta piacevole, mai banale.
Ultimo della trilogia è Al cospetto della regina, dove protagonista è Pippa, figlia perduta di Oliver e Lark. E' di certo il romanzo più allegro, spiritoso e coinvolgente, specie per il modo folle  e irirdente di Pippa di chiamare il suo uomo, Aidan O' Donoghue, un capoclan irlandese. La storia, picaresca e avventurosa, è piacevole ma - a mio avviso - meno delle vicende che hanno coinvolto gli avi della protagonista, forse perché le vicende storiche narrate in esso sono un po' più nebulose rispetto alle precedenti .


Leit motiv o fil rouge che unisce la trilogia è un gioiello, una spilla che Juliana porta con sé dalla Russia e che sarà lo strumento attraverso cui Aidan scoprirà la vera identità di Pippa. Si tratta di romanzi d'amore, è ovvio, ma sopratutto nel primo e nel secondo quest'aspetto si unisce a un quadro storico tratteggiato con cura, senza essere invasivo o pesante.
Una menzione a parte va fatta per lo stile di questa'Autrice. Frizzante,allegro, scoppietta come una confezione di popcorn, e questo risalta in modo particolare nei dialoghi, che tengono alto il ritmo della narrazione e che divertono, affascinano e commuovono. Insomma... cinque stelle piene a un'autrice davvero particolare!

giovedì 30 settembre 2010

Serial reader: Lover unbound

Ecco qui ! In verità, la mia recensione è stata "ospitata" in anteprima dal blog di Emanuela Taylor, Diario di pensieri persi. Adesso la posto qui e spero che vi piaccia :-)
Per voi... Lover unbound


 V. come Vishious. Vizioso, sadico, sessualmente pervertito.V come viscerale, violento. V come Vampiro.
Alla quinta uscita della serie della Black Dagger Brothehood, J.R. Ward ci regala un volume memorabile. Confesso che non avevo amato particolarmente la storia di Butch e Marissa e mi sono accostata al Lover Unbound con un filo di scetticismo. La solita saga che deraglia verso il trito e il ritrito, mi sono detta. L'ho acquistato per continuità, non avevo nemmeno voglia di leggerlo in tempi brevi. E invece... letto in cinque ore. Filate.
Parliamo dello stile, innanzi tutto: La Ward è impagabile. Periodi secchi, puliti, uso disinvolto del punto, frasi spezzate e ad effetto. In una parola, favoloso. In questo romanzo, ciò risalta maggiormente grazie a un'ironia maggiore, un taglio sarcastico che rappresenta il sostrato ideale per definire Vishious e Jane. 
V è, prima di ogni cosa, un vampiro. In lui si trovano, forse in modo più spiccato rispetto agli altri, i tratti salienti del vampiro della tradizione: crudeltà, efferatezza, disincanto. Ma l'Autrice è stata bravissima nel costruire un background credibile per questo essere, descrivendo la sua infanzia e la sua giovinezza trascorsi in mezzo a stenti e crudeltà.
Un altro tratto distintivo di questo volume è Jane, la dottoressa di cui V si innamora. Le donne della Ward sono sempre molto forti, molto... energiche. Ma Jane, un po' come Mary, mantiene la sua umanità. Lei è, prima di tutto, un medico e lo è fino al midollo.
Le scene "ospedaliere" fanno molto E.R. ma non sono sgradevoli, anzi. E lo stesso posso dire degli accenni al sesso "estremo" che V. pratica: temevo potesse scivolare nel morboso ma la Ward è stata brava a non crogiolarsi in passaggi che avrebbero potuto risultare fastidiose o disturbanti. Nulla di tutto questo: si immagina senza vedere; d'altra parte le scene di sesso sono quelle a marchio Ward: sensuali ed esplicite.
Un aspetto che farà sicuramente contente le fans del paranormal romance è che sono quasi assenti le scene di lotta con i Lesser o le descrizioni degli incontri con Omega. Personalmente non le trovo fastidiose ma so che molte lettrici non le gradiscono... per cui state tranquille: lesser ai minimi storici. Ai minimi storic anche le descrizioni di abiti e veicoli cui l'autrice ci ha abituato. Compaiono a malapena l'Escalade e un'Audi. Whiskey e fumo come se piovesse... e cioccolata calda, un cibo insolito ma perfetto per questo romanzo.
Infine le "storie parallele": John Matthew e Phury. Devo dire che a quest'ultimo si legano le perplessità di questo volume: il calmo, gentleman Phury mostra pericolosi segni di sbarellamento che mi sono sembrati un po' troppo repentini. Dovrò rileggere la storia di Z? Probabile.
E Jonh Matthew. Il ragazzo mi piace. Un sacco. Il suo passato è avvolto nel mistero... ma ha davvero un passato, il ragazzo? o è qualcosa di più di un figlio sconosciuto di Darius? Nel libro sono seminati indizi che hanno rafforzato la mia convinzione, che non esplicito in questa sede...
Infine la Vergine Scriba. Per la prima volta, questa specie di Turandot dei vampiri mostra un lato sentimentale, e ho apprezzato il colpo di scena della Ward, con cui leva V e la divinità. certo, la scena è un po' veloce ma va bene così.
In una parola: leggetelo! E' uno dei migliori libri della Ward e merita davvero tanto!
Alla prossima :-)

lunedì 20 settembre 2010

Serial reader... una rubrica nuova di zecca!

bibliotecheNuova rubrica in arrivo, fellows! Sì, visto che leggo - tanto - e mi piace parlare di libri, ho deciso di dare un'organizzazione al mio "lavoro". Da cui nasce SERIAL READER, in cui parlerò dei libri che leggo, degli autori e delle autrici, italiani e non. Se vi fa piacere, segnalatemi dei volumi da leggere, e partecipate liberamente. Vorrei che Serial Reader divenisse uno spazio comune, dove poter discutere in libertà di ciò che i libri ci donano: emozioni, passione, fantasia e perché no, anche malessere. Un libro è un mondo a parte, che si schiude sotto i nostri occhi nel momento in cui le pagine frusciano tra le dita. Perchè non condividerlo?
Presto troverete delle recensioni su Lover Unbound di J.R. Ward. ( tra qualche giorno in anteprima su diario dei pensieri persi) e su The Rose Tudor Trilogy di Susan Wiggs. So... stay tuned!

mercoledì 15 settembre 2010

Come il mare d'inverno

Sì, un altro libro. Anche questo davvero fantastico.Come il mare d'inverno di Susanna Kearsley è un libro emozionante, che mi ha conquistato, dalla prima all'ultima riga, uno di quei - sempre più rari - volumi che mi vien voglia di leggere e rileggere. Sarà stato l'amore per la Scozia a colpirmi? o i personaggi, così ben definiti? O la storia, mai banale e sempre appassionante?
Ma procediamo con ordine.
Carolynn - Sophia. Due persone diverse, ricordi comuni. La grande bravura dell'autrice è stata quella di costruire due figure differenti che vivono storie affini, negli stessi luoghi, sulla costa nord-est della Scozia, conservando la loro identità. Carolyn, in certe fasi della narrazione, mi è sembrata più fragile di Sophia: mi ha commosso la sua paura, le incertezze che vive nel momento in cui scopre cosa condivide con quelle misteriosa giovane vissuta nel XVIII (e non dico di più... spoilers).
E poi i due personaggi maschili: Graham, professore universitario di storia (ad avercelo un docente così!) e, sopratutto... Moray. E' un personaggio maschile delineato in modo molto convincente: militare ma non sbruffone, dotato di quel fascino sottile che colpisce Sophia assieme al lettore, e che rappresenta forse l'immagine più emblematica del periodo storico che viene descritto nel libro: i primi anni del Settecento, con i primi tentativi da parte della popolazione scozzese per riportare sul trono uno Stuart. Infine, lo stile della Kearsley: pulito, semplice, di immediata comprensione. Non ha una bellezza sontuosa ma ha un immenso pregio: trasmette emozioni in maniera diretta, senza giri di parole.
Un'ultima parola per la descrizione della costa scozzese. Semplicemente fantastica: in essa ho rivisto i paesaggi che tanto amo e che mi sono rimasti dentro. Ho sentito di nuovo il soffio del vento sul viso e il fruscio leggero delle onde sulle spiagge di sabbia chiara in baie di scogli scuri.
Insomma... da leggere!

martedì 24 agosto 2010

LE MIE LETTURE ESTIVE

L'estate volge ormai al termine e ho pensato di condividere con voi le mie letture estive.
Devo dire che sono andata "fuori dal binario" che mi ero prefissata, ma è stata una scelta consapevole. Esito: incredibilmente soddisfacente!

Molti libri si contendono la palma di migliori letture dell'estate 2010. Uno è "Il Giardino dei segreti" di Kate Morton, scoperto grazie ad Alessandra Zengo (mia degna compare di deliri notturni assieme a Elisabetta Bricca). Un libro raffinatissimo, in cui nessuno è davvero ciò che sembra. I personaggi sono delineati in maniera magistrale, da Nell a Cassandra, nonna e nipote segnate da un destino differente eppure ugualmente amaro... tutto nel nome dell'Autrice, una donna misteriosa che segna le vite di queste due donne con un libro di favole (e poi c'è chi dice che non è vero che i libri cambiano la vita). Ho odiato Rose per la sua debolezza e il suo essere così insicura; ho amato alla follia l'atmosfera della Cornovaglia, una regione che amo e che mi è rimasta nel cuore... è un romanzo da leggere e conservare, da custodire nella memoria. Mi ha riportato alle atmosfere di Francis Burnett e del suo Giardino Segreto, uno dei libri dell'infanzia che amo di più.



Altro libro e altro autore. Nessundove di Neil Gaiman. L'unica cosa che posso dire è che mi odio per averlo scoperto troppo tardi. Gaiman è un poeta, un mago, un affabulatore, un dio della parola. In una parola, ho amato questo libro dalla prima all'ultima riga. Sarà che io adoro immaginare vite che si svolgono in mondi che coesistono con il nostro, sarà che lui scrive portandoti per mano nel mondo che crea e ti costringe a muoverti tra quei personaggi... mi son sentita davvero nei panni di Porta, ho odiato e temuto i due killer folli, psicopatici e un tantino surreali, ho sussultato nello scoprire chi è davvero l'angelo... e mi sono perdutamente innamorata del protagonista sfigatissimo, Richard. DA LEGGERE!!!

Ma non è finita qui!
In un raptus di follia ho acquistato la trilogia de "I Guardiani della Notte" di Luk'Janenko. Ragazzi! Questo è un volume ( o meglio: 3) che sfugge alle classificazioni: non è horror, non è fantasy, non è una raccolta di racconti. Se dovessi trovare una definizione parlerei di un urban fantasy. Tre volumi, articolati in maniera coerente tra loro, dove i personaggi non si impippiscono improvvisamente (scusate il neologismo) ma vivono un'evoluzione coerente, dove la storia del loro quotidiano si mescola al fantastico, dove amori e amicizie sono condivise e dove il confine tra il Bene e il Male è evanescente, come il Crepuscolo in cui molta parte dei romanzi si svolge. La Mosca di Luk'janenko è sporca, avvolta da una neve algida, in cui si muovono personaggi   magici ma insieme profondamente umani. "Altri" (come Anton e Svetlana, Olga, Tigrotto e Alina) e umani convivono in un  mondo dove il Bene talvolta agisce compiendo nefandezze assurde e il Male dimostra una coerenza e un coraggio che il bene non ha. Insolita anche la forma: a episodi. Dopo un primo momento di confusione, mi sono buttata a capofitto nella lettura... ed è stata una gioia! L'ho adorato.

Tra qualche giorno vi dirò altro sulle mie letture, quelle "romantiche": Elisabetta Bricca, Mariangela Camocardi, Susan Wiggs e Silvya Summers. Tutti libri davvero notevoli, di altissimo livello... so stay tuned.