giovedì 18 novembre 2010

Behind the scenes: Francy e Vivienne di La mia Biblioteca Romantica

Da molti giorni non ospitiamo nessuno qui a Moray Place. Certo, tra Halloween, la festa di Samhain e quant'altro, i miei amici ed io siamo stati davvero molto occupati. Oggi riceviamo con piacere due amiche di lunga data, Vivienne e Francy de La mia Biblioteca romantica. E' un piacere averle qui, poiché sono state tra le mie primissime sostenitrici e ho per loro un affetto e una stima speciale.
Eccole!!

Ragazze, benvenute! Ma... Vivi, come ti sei intabarrata? Cos'hai lì? Crocifissi? Acqua santa?!!? Naaaa... mettiti comoda e non preoccuparti: nessuno torcerà il tuo grazioso collo.
 E tu Francy? Paura anche tu? Su, venite... Accomodiamoci nel giardino d'inverno, sul retro, dove ci aspettano un vassoio di cioccolata calda e fette di cheesecake. Allora... raccontatemi di voi: so che Biblioteca è uno dei più antichi blog romance esistenti in Italia. Come è nato e come vi siete conosciute?

F. : Il piacere è reciproco cara Stefi! 
Dunque, l'idea per LA MIA BIBLIOTECA ROMANTICA è nata verso l'estate del 2007 (anche se poi ufficialmente ho iniziato a pubblicarlo il 15 febbraio 2008 ...yes, very romantic, aren't I?). In quel periodo scrivere un blog stava diventando una mania dilagante  e mi venne voglia di sperimentare in prima persona questo nuovo modello espressivo.   
Qualche tempo prima avevo scoperto il sito ( quello, sì, vero pioniere del romance in rete!) 'Romanzi Rosa Homage' di Ainos ed entrando nella sua mailing list, ebbi modo di conoscere diverse appassionate del genere, le famose 'Roselle', e di condividere con alcune di loro il progetto di aprire un sito italiano interamente dedicato al genere romance sulla falsa riga di quelli americani già allora numerosissimi in rete.
Quel progetto però non andò  mai in porto: troppe personalità e finalità diverse, non  riuscivamo  a metterci daccordo quasi su nulla.Ma, come spesso accade, da quell'esperienza di condivisione di idee presero vita  diversi progetti autonomi, uno dei quali  il mio, con una stessa matrice di fondo: sdoganare il 'genere rosa', parlare di romance a tutto tondo come un tipo di fiction allo stesso livello di tutti gli altri generi d'intrattenimento.
Io già conoscevo e consultavo i principali siti romance americani per scegliere le mie letture in inglese e mi sarebbe piaciuto fare  qualcosa di simile, ma non un portale (troppo complicato), bensì un blog : piccolo, personale,indipendente, curato anche graficamente, in cui parlare delle mie letture, sperando che la cosa interessasse anche ad altri. Ha funzionato. 
Inizialmente, fra le altre cose,  parlavo soprattutto dei romanzi che leggevo in inglese, ma poi mi è sembrato giusto trattare anche dei romanzi rosa tradotti in italiano (perchè la maggior parte delle lettrici non leggeva, e non legge, in lingua originale) e, come naturale conseguenza,  le porte del blog si sono poi aperte  alle autrici romance italiane, soprattutto  perchè mi sembravano una 'specie' assolutamente da proteggere! Siete così poche e che fatica fate ogni volta per riuscire a pubblicare! Colpa dell'esterofilia italiana. Le autrici straniere non riescono  a capire come mai in Italia si pubblichino prima i romanzi scritti da loro che da quelle di casa nostra.
 
L'incontro con Vivienne, è stato casuale ma molto fortunato, sia per me che per il blog. Ci siamo conosciute tramite mail, perchè lei aveva scoperto che leggevo i romanzi di Suzanne Brockmann ,che piacevano anche a lei, e da lì ha comiciato a svilupparsi un'amicizia via mail che nel tempo ha dato vita anche a una preziosa collaborazione sul blog. Oltre a me e a Viv dopo alcuni mesi si è poi aggiunta Rachele, anche lei conosciuta in rete, che legge solo in italiano ed è una lettrice molto più veloce di me e  riesce,di conseguenza, a regalare al blog molte recensioni di romanzi appena usciti , soprattutto di quei paranormali che nè a me nè a Viv piacciono più di tanto. L'entrata di Rachele nel nostro ristretto team è stato un ulteriore arricchimento per il blog. Fare quello che facciamo continua a divertirci molto (anche se implica molto  impegno)  e il costante aumento del numero dei lettori , soprattutto delle lettrici fisse ed 'affezionate', ci dice che il divertimento è reciproco. Questa è per me la migliore delle ricompense.

V.E' vero Stefy, non mi sento affatto a mio agio qui da te. Non vorrei che qualche tuo caro amico dai denti aguzzi mi capitasse tra testa e collo!! Una battuta davvero penosa. Comunque, Francesca ti ha già raccontato più o meno di come è andato il nostro incontro: colpa della Suzanne Brockmann! Ma non ti ha detto che io, prima di incominciare la nostra amicizia epistolare, NON LEGGEVO ROMANCE, a parte qualche Harmony in gioventù.  Francy allora mi ha dato qualche dritta, e non solo sono diventata una fanatica lettrice del genere, ma ho anche incominciato a scrivere romance. Tu pensa dove ti possono condurre le amicizie sbagliate...

Siete note nel popolo del web come lettrici accanite di romanzi in lingua straniera. Quale pensate sia la differenza saliente tra le autrici italiane e le anglosassoni e perché preferite la lettura in lingua originale?
F.: Chi legge LMBR sa che io ho iniziato molti anni fa a leggere in inglese per ragioni di studio, di passione e  e perchè preferisco leggere un libro com'è stato scritto dall'autore  non dal traduttore ( per quanto bravo possa essere). Inoltre, il genere romance mi è sempre piaciuto ma l'offerta in Italia è davvero ridicola in confronto a quello che esce negli Stati Uniti e una volta scoperto che nelle librerie online potevo acquistare tutti i libri che volevo( sequels, prequels, un sacco di sottogeneri diversi,autrici mai lette prima) mi è sembrato davvero di essere nel paese di Bengodi! In più insegno inglese e la lettura in lingua è, lo sottolineo (da brava prof!), indispensabile a chi voglia arricchire il proprio bagaglio di vocaboli ed espressioni in inglese. 
 
Come ho detto prediligo lo stile anglosassone, che è più asciutto, meno involuto di quello italiano, ma non per questo povero.Anzi, a dire il vero la lingua  inglese è molto più ricca di vocaboli di quella italiana e quindi ha meno bisognoso di perifrasi per esprimere un concetto.Di conseguenza lo stile è più snello dal punto di vista della costruzione della frase. Soprattutto non mi piace il tipo di italiano usato nei romanzi storici , perchè per rendere 'lo spirito e l'atmosfera d'epoca' si utilizza spesso una prosa a tratti ampollosa, ricca di espressioni desuete che trovo personalmente insopportabili. Ma è un problema personale, che non ho invece con i romanzi storici in inglese, lingua che per quanto io comprenda bene, non è comunque la mia lingua madre. Anche se devo dire che ho letto spesso in passato (prima dell'avvento di internet) romance storici tradotti in italiano e l'ho sempre fatto senza problemi, anzi il più delle volte amando appassionatamente quei libri . Perciò sospetto si tratti proprio di una questione di stile.
 
 V. Leggo in inglese perchè è la lingua di Dickens e della Austen (e di molti altri), cioè la lingua del Romanzo. La prosa inglese è stilisticamente più asciutta di quella italiana e onestamente, quando scrivo le mie piccole cose, tendo ad inglesizzare la struttura del mio italiano. Se dovessi leggere solo i romance italiani, avrei ben poco da leggere, no? Quanti romanzi escono in un anno con firme italiane? Si contano su una mano, forse su due con le riedizioni. In quanto alle traduzioni delle autrici anglosassoni, le accetto a volte, ma siccome sono una snob e so leggere bene in inglese, dico di no, come l'uomo Del Monte (anche perchè spesso leggo autrici o romanzi che non vengono distribuiti in Italia). Spesso i romanzi tradotti sono o sembrano tagliuzzati, e poi ho sempre da ridire sulle scelte del traduttore, tanto da rovinarmi la lettura. Sono petulante abbastanza da andare a confrontare la traduzione con l'originale e trovarci  un sacco di difetti (non errori). Ma so benissimo che se dovessi tradurre io un romanzo farei molto peggio dei traduttori professionisti. O no?Botanic Gardens
 
Quale genere letterario al femminile pensate debba essere "importato" in Italia e perché? Cosa ne pensate della svolta fatta da Leggereeditore e della sua scelta di puntare sul suspense?
F.: Penso che in Italia venga importato un po' troppo romance storico, mentre ci sono libri deliziosi di genere contemporaneo che mi piacerebbe moltissimo che le nostre lettrici potessero  leggere, ma ai piani alti c'è chi pensa che alle italiane piacciano solo gli storici e i contemporanei che si pubblicano sono più che altro storie di vampiri! Certo se per decenni dai in pasto alle lettrici solo romance storico è chiaro che loro tenderanno a voler mangiare sempre la stessa minestra. Bisogna avere il coraggio di cambiare genere e far cambiare un po' i gusti alle lettrici, ma come scelta autonoma , non sulla scia di un successo già acquisito in altri campi come è successo per il paranormale/vampiresco . E poi, si sa, io amo il romantic suspense e anche quello mi piacerebbe vederlo pubblicato di più. Quello che prediligo però non è esattamente  come  quello dei romanzi attualmente pubblicati da Leggereditore, dove  suspense e  mystery sono spesso soverchianti rispetto al romance .La scelta, si capisce, è probabilmente dettata dall'esigenza di attirare un pubblico più vasto (e anche maschile) rispetto a quello delle sole lettrici romance. Ecco perchè spesso sollecito le lettrici che hanno studiato l'inglese  a buttarsi e a leggere in lingua originale... se fai tanto di iniziare poi, davanti a tanta varietà, non smetti più! 

V. Sono perfettamente d'accordo con Francy, su tutto. Quindi potrei anche non rispondere, ma:
 Se parliamo di romance, o di women's fiction, credo che qualche romanzo brillante -anche italiano- non guasterebbe. Non per forza chick lit, genere che ha rotto un po' gli zebedei (tranne il chick lit di Nora Mantelli, che è bravissima perchè sono io, scherzo, of course), ma un genere brillante, spiritoso, che non sia per forza un elenco di abiti griffati o una serie di scazzi pseudo-psico-drammatici. Il giallo rosa, poi, sarebbe il benvenuto. Credo che Leggereditore stia facendo un buon lavoro e mi auguro che, come aveva annunciato agli inizi, apra presto anche alle scrittrici italiane. Che, di sbocchi, ne hanno davvero pochi. Io credo che con la diffusione degli e-reader,  fondamentale perché NON si può leggere un romanzo sul computer, le possibilità di farsi conoscere per le autrici italiane aumenteranno in modo esponenziale.

Vivi, tu sei davvero bravissima, e posso garantirlo a tutti!

Una domanda piccante... mentre versiamo dell'altra cioccolata. O preferite del whiskey, visto che fuori ci sono zero gradi... Pensate che in Italia il pubblico sia pronto a romance a tema omosex?
F.: Decisamente cioccolata,my dear! Versa pure che sprigioniamo un bel po' di endorfine...si dice che sia per quello che la cioccolata ci piace così tanto, ci fa produrre endorfine, gli ormoni del benessere e del buonumore!Anche leggere romance mi fa spesso quest'effetto.
V. Interrompo Francy per dire che anche a me i romance fanno l'effetto della cioccolata! Sono meglio degli antidepressivi, addirittura, fanno sorridere e stare bene. Leggete romance, quando vi sentite giù|!Restituisco la parola a Francy che è moooolto più brava ed esperta di me.
 I romanzi omosex potrebbero avere una loro nicchia di lettori/lettrici ma dubito che avrebbero un  gran seguito qui da noi e quindi sospetto che ci sia da aspettare ancora molto perchè il romance M/M  (ma anchre F/F),come lo chiamano, possa sperare di sbarcare ufficialmente sui nostri scaffali. Non tanto per problemi di pregiudizio quanto di interesse. A me,ad esempio, il genere non attira per niente . Mi è capitato di leggere questo tipo di libri e sono arrivata alla conclusione che le storie gay non mi interessano perchè non riuscendo ad immedesimarmi in uno dei protagonisti non riesco, di conseguenza, ad appassionarmi alla storia al 100%. Ma non per tutte le lettrici è così, alcune non trovano per nulla difficile di immedesimarsi e si appassionano a questo tipo di storie dov'è la psicologia e la sessualità  maschile ad essere protagonista assoluta.Interessante notare come questi romanzi  siano scritti prevalentemente da autrici donne ed etero  per lettrici donne ( ed etero) e quindi non siano in generale concepiti per lettori gay, anche se le storie trattate lo sono. Ci sono anche romance scritti da omosessuali per omosessuali ma sono un altro genere ancora.
 
V.Che dire? Non mi interessano particolarmente i romance che raccontano un amore gay perché, come diceva Francy, mi immedesimo poco con i protagonisti. Il motivo per cui non vengono pubblicati  è solo legato al mercato, non alla nostra pruderie:  siamo molto meno mammolette noi italiani che quei puritani degli anglosassoni. Si potrebbe fare lo stesso discorso per  il genere erotika. Dove  le porcellate vengono molto prima dei sentimenti. Personalmente credo che gli erotika, da quel che ho letto qua e là, siano molto ripetitivi. E non sto a spiegarti quale sia la parte che ripetono. Ma sono certa che potrebbero trovarsi una importante nicchia di mercato tra il pubblico femminile, più dei romance gay.

Domanda di rito: Editoria italiana. Cosa ne pensate e a chi fareste una tirata d'orecchie.
F.: L'editoria italiana langue purtroppo. E sente la crisi come tutti i comparti dell'economia. In più in Italia si legge pochissimo. I libri pubblicati perchè hanno un valore letterario si scontano sulla punta delle dita.Tutto il resto si pubblica con uno sguardo ben fermo al marketing, ecco perchè gli scaffali delle nsotre librerie più o  meno virtuali sono invasi da libri 'usa e getta'.Perciò mi chiedo, perchè relegare il romance solo alle edicole? E' fiction d'intrattenimento come tutto il resto.  Moccia o la Casati Modignani , sostanzialmente scrivono romance, women's fiction o young adult ( nel caso di  Moccia),  eppure sono riusciti ad entrare in libreria a rimanerci e a sfornare best sellers. Perchè il genere fa vendere, è inutile.Allora è solo una questione di politiche editoriali e di snobismo. eccoperchè quello che sta facendo la Fanucci con la nuova Leggereditore mi sembra un'operazione interessante perchè hanno deciso di prendere in considerazione anche il genere romance per le loro prossime pubblicazioni e di proporsia un target di lettrici donne. E' una scelta che secondo me verrà premiata!E per questo sul blog dò volentieri spazio alle uscite di questa casa editrice, ne apprezzo il 'concept'.
La Mondadori ha recentemente  fatto 'l'immane sforzo' di aprire un blog per la sua collana 'I Romanzi' , su cui eventualmente colloquiare con le  ettrici. Non è molto ma è se non altro un segno di volontà di avvicinamento alle lettrici e disponibilità ad ascoltare le loro richieste.  Di più ha fatto Harlequin/Mondadori che sul sito 'eHarmony' non solo presenta i libri in uscita  ma dà anche la possibilità alle lettrici di acquistarli online con giorni d'anticipo rispetto alle edicole.
Secondo me il genere Romance ha ancora ampio spazio di manovra in Italia, proprio perchè è stato per tanto tempo relegato nell'angolino, e credo che la rete , a questo proposito, potrà avere un ruolo sostanziale nel promuoverlo efficacemente . Noi della MIA BIBLIOTECA ROMANTICA, nel nostro piccolo stiamo cercando di farlo, sia sul blog che sulla nostra pagina di Facebook. Insomma, alla faccia dei pessimisti, per me il futuro è rosa...basta crederci!
V. Il problema n.1 dell'editoria italiana sono i lettori che sono troppo pochi, perchè si legge poco e perchè nella nostra lingua si legge solo in Italia.  Pensate all'enorme mercato cui si rivolge l'editoria anglosassone: non solo Regno Unito, non solo America del Nord, ma anche Australia, New Zealand e tutto il mondo, visto che l'inglese si parla ovunque. 
Anche la Spagna e la Francia possono contare su un mercato molto più vasto del nostro, in termini numerici, almeno.
Da una parte, dunque, pochi lettori non fanno fiorire l'industria del libro, dall'altra l'industria del libro che, con le sue scelte spesso spocchiose o di basso livello -pensate a tutti gli instant book su questo o quel personaggio dei reality -, non fa fiorire i lettori. Io credo che in Italia non si favorisca la letteratura popolare, quella buona, quella di genere che ha fatto la fortuna dell'editoria anglosassone. Ci si attacca al successo internazionale e si succhia finché c'è sangue da succhiare, come i tuoi vampiri, Stefy, senza preparare il terreno ad autori italiani di genere che producano opere di buon livello che facciano vendere. E' il prodotto nazionale che deve creare il substrato dell'editoria, non quello internazionale. Gli editori devono guardare al domani, non solo al prossimo Natale. E a questo proposito, invece di comprare tanti libri dall'estero, perchè non cercano di piazzarne qualcuno all'estero? E qui ci si potrebbe scatenare sul perché non ci riescano.
 

 

Ragazze, è stato un autentico piacere. Adesso rivestiamoci e andiamo a fare un bel giro su Princes street, dove si respira già l'aria di Natale.... magari facciamo una puntatina da Jenners. E tu Vivi, molla tutti 'sti ammennicoli che non ti morde nessuno....

A presto!

F: Grazie Stefi di averci ospitato sul tuo blog e complimenti per aver pensato a questo tipo di interviste.Noi blogger siamo abituate ad intervistare gli altri, una volta tanto ci  fa piacere  parlare di noi! 
Come sempre, quoto Francy. E vada per lo shopping. Ma Stefy, è vero che gli scozzesi sotto il kilt...

mercoledì 17 novembre 2010

Serial reader: Carla Maria Russo e i suoi romanzi

Ho avuto il piacere incredibile di conoscere Carla Maria Russo in occasione del recente evento di Officina, Romantic Rome. Prima ancora di capire chi fosse, ho avuto la sensazione di trovarmi dinanzi una donna speciale. Mi spiego meglio: in alcune occasioni della vita, ho incontrato persone che, con un solo gesto, uno sguardo, riescono a dire tutto di sé, mostrandosi al mondo dome sono in tutta la loro bellezza. Nello stesso tempo, emanano un'energia pura, incredibilmente forte, che le circonda come un velo.
Carla Maria Russo è una di queste. Sebbene sia sottile e minuta, ha in lei una forza magnetica che impressiona, una carica umana che stupisce e che tocca il cuore senza bisogno di parole. I suoi scritti, il suo stile la rispecchiano in pieno. Forte, eppure mai sopra le righe, immediata e insieme delicata, arguta e malinconica.
Ma non sono qui per parlare della persona. Passiamo ai libri che ho letto: La sposa normanna e L'amante del Doge.
Quest'ultimo è un romanzo particolare: semplice, morbido come un buon brandy invecchiato, si gusta con piacere, pagina dopo pagina. L'amore di Caterina non è un sentimento scioccherello o passionale. E' "amore di testa", fatto di cultura ed equilibrio: la protagonista fa mostra di un coraggio non comune per la sua epoca - siamo nel XVIII secolo - ma, nello stesso tempo, l'autrice la descrive come una figura perfettamente calata nel contesto storico in cui vive e si muove. Non è una cortigiana, è una donna libera, che paga lo scotto per la sua libertà: la perdita dell'onore e della rispettabilità in una società quale quella veneziana, aristocratica e colta. Ma, nello stesso tempo, questo è il romanzo di una Venezia che declina senza rendersene conto, come una bella donna allo specchio che scruta il proprio viso ignorando deliberatamente le rughe. Sotto l'opulenza e i fasti, si avverte lo scricchiolio di una società che è impreparata ai cambiamenti che porterà il XIX.
Il finale mostra i due amanti finalmente riuniti in un'unione legale. Ma nulla potrà mai cancellare il legame fatto di rispetto e complicità che anni di distanza hanno forgiato.
Alla lettura di questo romanzo, è seguita quella de La sposa normanna.
L'ho amato. Non ci sono dubbi. Sarà il periodo storico, sarà l'atmosfera palermitana, sarà che mio padre mi ha trasmesso un amore viscerale per gli Altavilla (e Federico II in particolare... non è un caso che mio figlio porti questo nome), ma  questo romanzo mi ha colpito affascinandomi e coinvolgendomi fino a farmi piangere in alcuni punti. In un periodo in cui faccio fatica a trovare delle belle storie da leggere, questa è arrivata come una boccata d'aria pulita. Lo stile dell'autrice è ancora più raffinato e intenso. E' una scrittura semplice, non banale, in cui l'aggettivazione è scarna ma non banale, messa al servizio di una storia che è insieme dramma umano e una testimonianza di coraggio delle donne. Sì, perchè Costanza d'Altavilla vieni delineata nel suo aspetto privato, come una donna che non avrebbe mai voluto essere regina, eppure deve esserlo. Una donna di grande forza interiore che è costretta a un matrimonio con l'erede al trono tedesco, ritratto come un bruto volgare e rozzo. Eppure Costanza mantiene coraggio, dignità. Trova il modo di lottare all'interno contro quel marito che insieme la detesta e la desidera, contro una corte in cui non ha amici. Lotta contro una maledizione che grava su di lei, per tutto il romanzo. E ama, Costanza. Ama la vita in convento, ama la pace, la serenità, i suoi amici di Palermo; più di tutto, ama Federico, quel figlio avuto in tarda età che crescerà lontano da lei, la cui vita sarà segnata per sempre dall'assenza di una madre coraggiosa.
Quello delineato nella Sposa Normanna è un affresco storico lontano dall'epica o dal sensazionalismo: è la storia del quotidiano, delle piccole cose, della vita vera. Niente lenzuolate storiche o dissertazioni improbabili poste in bocca ai personaggi: dialoghi attenti, poche parole misurate che forniscono la pezza d'appoggio per inquadrare in poche righe una società e il suo tempo.
Che dire di più? Che Lola nascerà a diciott'anni - l'ultima fatica di questa bravissima autrice -  allunga ancor di più la mia lunghissima lista di libri da acquistare e leggere? Dio solo sa quando avrò il tempo... ma di certo lo farò!

martedì 16 novembre 2010

Auld Reekie #5 - 2

Chiedo perdono. Vi ho fatto attendere più del dovuto a causa di impegni familiari e personali. Ecco qui la seconda parte del quinto capitolo... e presto, lo giuro, avrete il sesto... 



«Samuel!»
Joanne non ebbe bisogno di gridare di nuovo: Samuel ed Ester erano nel corridoio davanti a lei ed entrarono di corsa. L’uomo spalancò gli occhi, sorpreso nel vedere Dyce a terra in una strana posa scomposta, con gli occhi rovesciati e la bocca aperta.
Joanne percorse la stanza a passi veloci, la mano poggiata sulle labbra con un gesto nervoso «Sa di noi!».
«Ne sei certa?». Samuel la raggiunse e le mise le mani sulle spalle bloccandola.
«Aveva paura. Appena ha intuito chi ero, si è spaventato a morte. Dopo averlo condizionato, on ho nemmeno dovuto scavare a fondo nella sua mente».
«Lo hai privato della coscienza», considerò Ester, chinandosi sull’uomo. Tastò con delicatezza la gola del medico e controllò gli occhi. «Si riprenderà tra un po’. Per allora, faremmo bene a trovare una storia convincente».
«Ha accettato di venire perché aveva già dei sospetti?» chiese Samuel, fissando con una smorfia carica di disprezzo il medico riverso a terra. Era patetico in maniera imbarazzante.
«Purtroppo, sì».
Samuel scosse la testa, il viso angelico segnato da una ruga di preoccupazione. «SI Fratelli della Luce sapevano che gli attacchi a Londra e York avrebbero messo in allarme le altre comunità. Hanno attivato gli osservatori in tutta la nazione, sperando in un passo falso, così come noi abbiamo tentato di anticipare le loro mosse.... E dannazione, ci hanno trovato!» esclamò con rabbia.
Si avvicinò alla finestra. Fuori, il cielo era coperto da nubi scure, gravide di pioggia.
Ancora pochi giorni e sarebbero stati braccati.
Samuel si voltò di scatto, avvicinandosi al medico. «C’è solo una cosa da fare: interverrò sulla memoria di Dyce, cancellerò via i sospetti e guadagneremo il tempo necessario per organizzare la nostra scomparsa».
Joanne lo guardò in tralice per un istante, poi annuì. «È meglio che ci pensi io: i suoi ricordi dovranno essere realistici. Dubito che tu sappia come si svolge una visita medica su una donna».
Samuel assentì con un sorriso abbozzato, poi si avvicinò, baciandola sulla fronte. «Sei stata eccezionale. In poche avrebbero avuto la freddezza di condizionare un uomo senza poi saltargli alla gola».
Joanne si strinse nelle spalle. « Non è stato difficile. È solo un umano, stolto e pieno di sé. ».
«Cancella tutto ciò che riguarda i suoi sospetti. Non deve ricordare nulla».
Joanne annuì senza parlare. Poi, rimasta sola, sollevò gli occhi verso il soffitto e scosse la testa con un sospiro pesante.
Era molto, molto peggio di quanto avesse immaginato.


George Dyce si trovò seduto al tavolino da toilette della camera da letto della signora Griffin. Davanti a lui, carta e un calamaio. Teneva in mano una penna.
Perché? Cosa doveva fare?
Sentì la testa confusa, come se dentro vi si fosse rifugiato un intero sciame d’api. Dietro di sé, Joanne Griffin stava terminando di rassettarsi. Le lanciò un sorriso imbarazzato attraverso lo specchio e tornò a concentrarsi sul foglio, guardando la penna.
Era disorientato.
La visita… sì. Ecco di cosa doveva scrivere!
La donna non presentava alcun problema: battito regolare, respirazione libera, il fisico sottile ma forte abbastanza da poter sopportare una gravidanza. Anche l’apparato riproduttore era sano, prima facie. Se non concepiva, il problema doveva essere nel suo ventre: forse il sangue non era abbastanza forte o forse era sterile ab origine. O ancora, era il marito a esserlo.
Le sue riflessioni furono interrotte da un tocco discreto.
«Avete terminato?». Ester Hates si affacciò dalla porta. Un ricciolo di capelli castani scivolò sul viso, accarezzandole le labbra.
«Sì».
La ragazza, quasi fluttuando, entrò nella stanza e si avvicinò alla cugina, prendendole la mano.
Era possibile che fossero…? No, si disse il medico. Scosse la testa, continuando a scrivere: in quella donna non vi era nulla che non andasse, nulla che potesse far pensare a lei come a un…
Ester si avvicinò al medico senza far rumore. Sorrise, timida, a occhi bassi; poi, alzò di colpo lo sguardo: profondo, intenso, tanto da causargli un capogiro. All’uomo mancò il fiato sembrò quasi di annegare in quegli occhi così simili a gemme di venturina
«Il signor Griffin la aspetta in sala da pranzo. Posso accompagnarla io mentre mia cugina termina di rivestirsi?» proseguì, in tono flautato.
Certo. Poteva accompagnarlo in capo al mondo se voleva.
Rimasta sola, Joanne si lasciò cadere su letto. Confondere i ricordi di quell’uomo era stato semplice: era intelligente ma non aveva una mente complessa. Sovrapporre idee e immagini per manipolarne la memoria era stato semplice.
Più doloroso era stato ricreare le sensazioni, i suoni, il calore di un corpo umano e vivo. Aveva dovuto ricordarli lei per prima. Farlo, però, le aveva causato un rimpianto amaro che le mordeva il petto.
Il contatto di mani calde sul corpo, in punti intimi, il tepore del respiro soffiato fuori dalle labbra, il suono del suo cuore, cupo, profondo e regolare, fino a che aveva funzionato… Ricordare la sensazione della vita che scorreva nelle vene era stato penoso.
Si sentì malinconica, vuota.
Sola.


Il sole era riuscito a sconfiggere l’assedio delle nuvole e adesso illuminava i mobili lucidi della sala da pranzo di Canongate; la finestra era chiusa e i rumori del traffico giungevano attutiti.
Un angolo della stanza era immerso nell’oscurità creata dalla tenda che schermava la finestra. Quasi celato da quell’ombra, Samuel sollevò lo sguardo su George Dyce seduto al lato opposto del tavolo, in piena luce.
«Dunque mia moglie non ha problemi, almeno all’apparenza».
«Già… Ritengo probabile che la vostra signora possa avere un ostacolo nelle profondità del  ventre, qualcosa che le impedisca persino di iniziare una gravidanza. Sarebbe utile una visita approfondita di una donna, una levatrice».
Il medico si mosse a disagio sulla sedia, poi chinò gli occhi sul bicchiere pieno di liquore che teneva tra le dita. Appena giunto nella stanza, Griffin gli aveva offerto un bicchiere di Porto che ora scintillava davanti a lui, producendo riflessi simili a rubini liquidi. Non c‘era nulla da dire, era un vino squisito. Allora, come mai non ne stava bevendo neanche una goccia?
Di nuovo, un sospetto incerto, nebuloso, si affacciò alla sua mente. Se aveva ragione, si trovava dinanzi a… qualcuno molto forte. Molto potente.
Dyce sollevò gli occhi. «Vostra moglie avrebbe bisogno di sole e di vita all’aria aperta per rafforzare un po’ il fisico» aggiunse, prendendo tra le dita lo stelo del bicchiere.
«L’ho trovata pallida».
«Joanne ha avuto sempre un colorito alabastrino. È una delle cose che apprezzo di più in lei». Sulle labbra di Samuel aleggiò un sorriso leggero che non arrivò agli occhi. Era rilassato, il braccio appoggiato al tavolo, la mano che sorreggeva il viso.
«Il Porto è di vostro gradimento?»
Il medico avvertì una strana sensazione nell’aria, simile a quella che avvertiva all’approssimarsi di una tempesta. Sorrise, impacciato, ma la risata suonò innaturale alle sue stesse orecchie.
«Sì, è ottimo. E voi, non bevete? ».
«Le notizie che mi avete appena dato non giustificano certo un brindisi, ma vi terrò compagnia per dovere di ospitalità».
E Griffin bevve. Un sorso, uno soltanto, accompagnato da un sorriso pigro.
«Se lo gradite, potrei inviarvene due bottiglie» disse poi in tono formale.
«Oh, vi prego… non disturbatevi», esclamò Dyce, in imbarazzo.
«Nessun disturbo. So quanto possano essere importanti certi piaceri della vita e nulla è più piacevole di un bicchiere bevuto dinanzi al fuoco in perfetta solitudine. Ne convenite, dottore?», mormorò con voce roca.
Samuel sollevò lo sguardo: azzurro, duro come lapislazzuli. Era antico e freddo, e nello stesso tempo, quasi annoiato e vigile.
George Dyce sentì un brivido lungo la schiena. «Credo che sia l’ora di congedarmi» mormorò, cercando nel panciotto l’orologio. L’ora che lesse lo fece sussultare: l’una. Era rimasto per due ore in quella casa! Com’era possibile? Non si fermava mai tanto a lungo per un controllo.
«Qualcosa non va?» chiese Samuel Griffin, accompagnandolo alla porta.
Il medico tornò a guardare l’orologio, perplesso. «Non… non pensavo di aver fatto così tardi» rispose confuso. Non poteva aver perso tanto tempo, era assurdo, era…
Dyce alzò gli occhi verso il padrone di casa. Aprì la bocca per parlare ma non riuscì a trovare delle parole adatte a spiegare ciò che sentiva. Confusione? No, era ben altro. Una sensazione di freddo si impossessò di lui, repentina, come una malattia.
Qualcosa, qualcuno… cosa era successo, cosa?
«Credo di stare poco bene», biascicò, con gli occhi sgranati.
Griffin non replicò. Rimase fermo sulla porta a guardarlo, celato nella penombra, prima di chiudere la porta alle sue spalle.
Per un istante, Dyce rimase fermo a fissare l’uscio ormai chiuso del numero 15. Era senza parole, senza fiato. Il battito del cuore rimbalzò tra cervello e orecchie, assordandolo.
Cosa era accaduto davvero?

mercoledì 10 novembre 2010

Serial Reader: I Bastioni del Coraggio

Un titolo suggestivo per un libro cinematografico. E' questa, a mio parere, la definizione esatta dell'ultima fatica letteraria di Franco Forte targata Mondadori.
La vicenda narrata si svolge nella Milano fredda e caotica del 1500, in piena dominazione spagnola. E' un romanzo a più voci, letteralmente: sebbene l'Autore usi la terza persona narrante, di volta in volta varia cambia il punto di vista  incarnato dai diversi protagonisti. La narrazione così prosegue in maniera agevole, senza scossoni, con un ritmo "televisivo", attraverso cui il lettore può immedesimarsi al meglio nello stato d'animo dei personaggi. Non voglio descrivere la trama in questa sede, giusto per non rovinarvi la lettura; tuttavia, posso parlarvi dei personaggi che mi hanno maggiormente colpito.
Sicuramente la prima è Anita, un quindicenne che si ritrova a dover affrontare dolori e perdite durissime: la famiglia viene sterminata dalla peste, la sua casa è data alle fiamme e distrutta, perde le sorelle a causa di una tempesta di neve, rischia una violenza brutale... ciò nonostante, mantiene sangue freddo e dignità. Quello che all'inizio è la reazione a uno stato di choc e alla disperazione, in Anita si trasforma in una rigorosa presa di coscienza del proprio ruolo di sorella prima e di lavoratrice poi. E' un'adolescente che diventa donna senza nemmeno rendersene conto, maturando in fretta, dimostrandosi tenace e indomita. Del tutto opposta è l'altra figura che ho apprezzato: Ludovico de Valois: dire che è un folle è semplicistico. E' un vizioso che si compiace del potere che gestisce, privo di un autentico coraggio, se non quello dato dall'impunità. Lui e la sua anima nera, Marcello Dolci sono due delle figure più interessanti del romanzo e spesso "rubano" la scena agli altri protagonisti, come talvolta accade con Fulvio Alciati.
Una parola merita la caratterizzazione dei luoghi in cui si svolge la vicenda. Si stenta a credere che le linee piatte, affollate di casermoni e strutture industriali che adesso connotano i dintorni di Milano fossero coperti di campi e foreste. Eppure, Franco Forte descrive i boschi - come quello in cui si rifugia la bella ed enigmatica Mariangela Comencini, una donna accusata di stregoneria da un folle inquisitore ossessionato da lei - con grande forza; o ancora le scene che si svolgono nei mercati: hanno un forte impatto visivo che porta il lettore a immaginare con facilità luoghi e situazioni. Altro punto di forza è dato dalla descrizione dei duelli e delle armi di cui si servono i protagonisti, Fulvio e Ludovico in primis: efficaci, precise e molto interessanti.
Insomma, un romanzo made in Italy che vi appassionerà!

domenica 7 novembre 2010

Behind the scenes: Debora Magini - Nasreen - di Sognando Leggendo

Benvenuti qui a Moray Place. E' una domenica di fine autunno: un po' di pioggerella rende lucide le pietre della piazza, un vento freddo e insistente fa frusciare gli alberi e la luce dei lampioni rende l'atmosfera molto intima. Sto aspettando che arrivi qui Debora, la owner di Sognando leggendo... ma ecco che suonano alla porta! Sarà sicuramente lei...



Ciao Debora e benvenuta qui a Moray Place. Oggi ci accomodiamo nello studio di Oliver, circondate dai suoi libri. Sai che è un solicitor? Sapendo che studi Giurisprudenza è stato ben felice di prestare la sua stanza per una futura collega.
Allora... come concili i tuoi studi con la passione per la lettura? E qual è la tua materia preferita all'università?
Ciao Stefania! Innanzitutto vorrei ringraziarti per questa opportunità! Ammetto che per una volta trovarmi dall’altra parte della “barricata” mi inquieta un po’, oltre ad essere decisamente entusiasta. Approfitto per ringraziare anche Oliver per questo segno di fiducia, è un onore per me poter usufruire del suo ufficio ;-)
Ma passiamo alla tua domanda. Come concilio studio e lettura? Eh! Vorrei dire che sono così brillante da poter fare tutto con il massimo profitto ma in realtà non stanno proprio così le cose. Studio, lavoro e leggo moltissimo e quindi questo mi porta a dormire pochissime ore per notte, ad avere gli occhietti sempre radicolarmente rossi (T_T) e ad avere un media non propriamente da genio della Bocconi. Fa nulla, dopotutto la vita è fatta di priorità. Adoro la mia facoltà ma la mia passione è la lettura e la scrittura, un voto più basso non mi fa di certo perdere il sonno. Materia preferita? Per il momento senza dubbio il Diritto Penale e tutto il settore privatistico, anche se non vedo l’ora di poter fare Criminologia!

Quando e come è nata l'idea del blog? E il titolo, così evocativo, come è nato?
Go to fullsize imageIl blog “Sognando Leggendo” ha una storia piuttosto intricata alle spalle poverino! All’inizio è nato come Community su LiveJounal, il mio intento era quello di dare la parola tutti gli utenti della community affinché fossero liberi di pubblicare recensioni e opinioni personali. Successivamente mi sono resa conto che tenere sottocontrollo una community del genere sarebbe stato quasi impossibile e quindi, dopo aver saltellato di piattaforma in piattaforma per quasi un anno, nel gennaio 2010, sono riuscita a dare al blog la struttura “giusta”. Finalmente abbiamo dato un po’ di pace ai nostri poveri utenti! °_°
Il titolo? Non è stato difficile sinceramente, nel momento stesso che mi sono chiesta come chiamare la Community è arrivato, di lampo. ^-^

Hai un'attenzione particolare per gli autori italiani. Cosa pensi del panorama editoriale italiano?E dei lettori?
Ah! Domanda cattiva! A parte gli scherzi… Il panorama italiano è piuttosto deludente nel complesso ma non si può dare una risposta del genere senza specificare un po’ meglio, si rischia di generalizzare ed è uno sbaglio.
Prima di tutto voglio precisare che mi occupo soprattutto, anche se non unicamente, del settore fantasy, per questo motivo mi permetto di esprimere un giudizio che riguardi principalmente questo settore. Francamente ritengo che in Italia si verifichino due fenomeni principali: da una parte abbiamo gli autori di un certo livello che finiscono per buttarsi in pasto (per ignoranza o semplicemente per esasperazione) in bocca ad una pubblicazione facile ma poco soddisfacente in termini di conoscibilità, prodotto e divulgazione. Dall’altra, invece, ci sono gli autori mediocri che, nel tentativo di cavalcare l’onda delle “mode” che arrivano da oltreoceano, scimmiottano gli scrittori stranieri tirando fuori romanzi di scarso rilievo. Il problema fondamentale è che trovano spesso, anche se non sempre, rilievo in libreria gli autori che seguono l’onda del momento mostrando all’estero un panorama narrativo fantasy mediocre e povero quando non è per niente così!
Ovviamente il discorso va preso in linea di principio perché anche nel fantasy italiano ci sono degli autori incredibilmente bravi, peccato che se fai qualche domanda ad un lettore indipendente (ovvero che non è nerd come la sottoscritta xD) che non ha passato ore a spulciare sitiweb e anobii ti sentirai citare sempre e comunque due o tre nomi.
Senza contare questa mania di sfruttare unicamente vampiri, licantropi e demoni come soggetti dei romanzi fantasy! Come se non avessimo anche noi una cultura necessaria e sufficiente per sbizzarrirsi!

Posso offrirti una po' di caffè mentre ti faccio la domanda cattiva di rito? Editori italiani. Che ne pensi?
Mi fai una domanda del genere e mi offri anche il caffè? xD No, no! Niente caffè, sono anche troppo nervosetta. Editoria… editoria… Quale editoria? Siamo franchi: quante sono le case editrici che in Italia fanno seriamente dell’editoria (con relativo rischio di impresa) e non semplicemente da “Traduttori”? 
Si contano sulle dita di una mano, no... facciamo di due mani. Le nostre case editrici, e sto parlando di quelle che hanno un certo rilievo su scala nazionale, si limitano a portare in Italia decine e decine di saghe e romanzi stranieri perché, ovviamente, sanno che hanno avuto successo. Sono furbe ma non svolgono il loro lavoro, tutto qua. Riportare una saga che dopo 10 anni dalla sua prima uscita in America è ancora sulla cresta dell’onda è una scelta imprenditoriale ovvia per fare soldi facili a prezzi spropositati. Anche qua il discorso è lungo, noioso ed io sono particolarmente logorroica.
Basta pensare che le grandi case editrici, pur avendo i mezzi economici per investire e tentare sull’autore nostrano, raramente si buttano sulla pubblicazione di un italiano. A parte quando si tratta “moda”, allora corrono a prendere anche i dodicenni pur di pubblicare qualcosa. Le piccole case editrici si buttano, rischiano, a volte vincono altre perdono ma hanno poco potere quando si tratta di divulgazione.
Poi possiamo parlare dei prezzi radicolarmente alti rispetto agli altri paesi dove una nostra novità (che in America è uscita da almeno 5 anni) costa due volte la “vera” novità americana. Oppure possiamo parlare dei formati che variano quando e come vogliono e che non hanno senso, delle versioni economiche che escono dopo anni (se escono) e delle serie interrotte non appena la casa editrice non ha più i guadagni desiderati. Potremmo, è vero, ma sono stata anche troppo noiosa.

Quale è stato il libro che più ti è piaciuto e quello che ha deluso le tue aspettative?
Deluso? Recentemente sono rimasta delusa in modo incredibile dal libro La Biblioteca dei Libri Proibiti. Mai letto un libro così ben scritto e così promettente ma così altrettanto deludente e squallido alla fine. Un libro ricco di “indizi” che lasciano il lettore piacevolmente in attesa dell’evento risolutivo ma che alla fine non fa altro che deludere su tutti i fronti. Per non parlare di trama e titolo assolutamente forviante. Ma questo è un piccolo vezzo delle nostre case editrici: mai una volta che ci azzecchino con questi titoli!
Non c’è, invece, un libro che mi è piaciuto di più in assoluto. Posso dire che fra gli ultimi dieci che ho letto quelli che mi hanno colpita maggiormente sono stati Gothica di Francesco Falconi, Luna di Julie Anne Peters e Iris di Maurizio Temporin.

Ultima domanda, prima che cali la sera e che la nostra dimora si "popoli"... la cosa che ti ha dato maggior soddisfazione durante questo periodo di gestione del blog.
La mia massima soddisfazione? Recensire un romanzo italiano e vedere sotto, fra i commenti, “Oddio, che bello, non lo conoscevo! Devo assolutamente averlo!”. Per me non può esserci maggior soddisfazione!
Ad essere sincera c’è qualcos’altro che mi sta facendo sperare: vedo un spiraglio oltre la coltre di nebbia che avvolge l’editoria italiana. Forse è una pia illusione ma vedo, concretamente, il tentativo per alcune case editrici di venire incontro ai lettori (e a noi blogger) e di ascoltarci. Forse non oggi, probabilmente neppure domani, ma qualche accenno di luce fra le tenebre si vede. Non rimane che ben sperare!

Grazie di avermi concesso un po' del tuo tempo, Debora cara. Spero che tu ti sia sentita a tuo agio in uno studio di un avvocato pluricentenario...
Grazie a te e a Oliver per questa opportunità! Mi sono divertita1Ora posso dare una spulciata fra i documenti di Oliver? xD

Certo che sì! Solo, stai attenta: lui è molto geloso dei suoi libri...

giovedì 4 novembre 2010

Auld Reekie #5

5
Anteprima immagine 
Dopo aver ricevuto le lettere da Londra, Newcastle e York, George Dyce intuì di aver commesso un’imprudenza che poteva costargli cara: i sospetti che nutriva erano gravi, gli indizi numerosi. Tanti piccoli frammenti, notizie che la rete dei Fratelli della Luce gli aveva trasmesso e che lui aveva messo insieme fino ad abbozzare un puzzle in cui ancora mancavano molti pezzi. 
Così, in un momento di follia, aveva pensato di andare alla ricerca degli elementi mancanti: doveva avvicinare i Griffin, entrare nella loro casa… ma se la sua teoria era fondata, rischiava di non uscire vivo dal numero 15 di Canongate.
Squadrò con sospetto il massiccio portone nascosto dall'ombra di un arco di pietra che apparteneva a un edificio anonimo, simile a quelli che lo circondavano. Alle sue spalle, la città vibrava, carica di vita e di energia; scoccò un’occhiata invidiosa ai passanti che correvano, inseguiti da scrosci di pioggia. Afferrò il battente, incerto: la tentazione di fuggire era invitante. Poi strinse le dita attorno al cerchio d’ottone e lo lasciò ricadere con un tonfo sonoro.
La governante, una donna di mezza et, aprì la porta e lo introdusse in una sala da pranzo arredata con un gusto sobrio. La cura dei dettagli dava una sensazione di benessere ed eleganza: pareti decorate a piccoli gigli di Francia bianchi su fondo azzurro, mobili di legno antichi, arazzi fiamminghi alle pareti, tende di velluto blu scuro. I Griffin erano benestanti, non c’era nulla da dire.
Ma erano solo questo?
Lo avrebbe scoperto da lì a pochi minuti: Samuel Griffin con la moglie e un’altra giovane donna lo attendevano in piedi, vicino al camino.
Dyce deglutì.


Alle undici, Margaret, la governante di casa Griffin, annunciò il dottor Dyce. Samuel ebbe un cenno di assenso, poi si rivolse a Joanne ed Ester che attendevano con lui nella sala da pranzo.
«Deve restare vivo. Mi raccomando: non dovete lasciare alcuna traccia».
Ester sollevò i suoi immensi occhi castani su di lui. «Come ordini». Un sorriso sensuale, ferino, apparve sul suo volto così soave e lo distorse completamente. Joanne annuì rapida e fece un cenno con la mano.
«Sssh! E’ qui!».
Un istante dopo, la porta si aprì e George Dyce entrò nella stanza. Aveva le scarpe umide e il bavero della giacca spruzzato di pioggia, gli occhiali bagnati. Pioveva.
Go to fullsize image«Benvenuto nella nostra casa, dottor Dyce».
L’uomo accennò un sorriso di circostanza. Sembrava in imbarazzo, persino a disagio.
«Conoscete già la cugina di mia moglie, Ester Hates?» chiese Samuel, indicandogli una sedia.
Il medico lanciò uno sguardo fugace alla ragazza che ricambiò con un cenno del capo. Un’occhiata troppo fugace, quasi allarmata. «Solo di vista. È un piacere conoscerla, Miss Hates».
Joanne cercò gli occhi di Samuel, li trovò, e per un istante rimasero legati; poi distolsero lo sguardo all’unisono.
Dyce continuò a sorridere, impacciato. Parlò delle novità politiche e del tempo: l’autunno era arrivato all’improvviso e la temperatura si era abbassata in maniera repentina, causando un gran numero di malanni.
Samuel Griffin lanciò un lungo sguardo alla moglie: in esso si mescolarono apprensione e disagio, come un vero marito innamorato.
«Bene. Credo… sia venuto il momento di lasciarvi soli. Io attenderò qui».
Dyce tolse gli occhiali per massaggiarsi le palpebre. «Giusto. Se vostra moglie volesse accomodarsi nella sua camera…» 
Joanne ne approfittò e sollevò lo sguardo verso Samuel. «Potreste accompagnarmi voi, mio caro?» chiese, con voce esitante. Lui annuì, precedendo il medico lungo il corridoio.
«Sospetta qualcosa, ne sono certa» mormorò Joanne, seguita da Ester. «Ci sta osservando con troppa attenzione» continuò quando Samuel si chinò a sfiorarle la mano con un bacio e annuì con gli occhi.
Giunti nella stanza da letto, le due donne si sedettero sulla sponda del letto tenendosi per mano, come se Joanne cercasse conforto nella stretta della cugina. Dyce le pose quesiti che esigevano una risposta immediata. La interrogò rapidamente, incalzandola, come se si aspettasse di coglierla in fallo.
D’istinto, Joanne si concentrò sulla voce dell’uomo, senza far troppo caso alle parole. Suoni, vibrazioni, sfumature, tutto ciò che potesse rivelare incertezza o nervosismo.
La sua voce era piena di tensione.
«Mangiate di buon appetito?». Molta tensione. Anomala.
«Sì. Faccio una vita tranquilla».
«Il vostro ciclo è regolare? Quando è stato l’ultimo?». Curiosità. Tanta.
«Sì, è molto preciso. L’ultimo è stato tre settimane fa».
L’uomo sospirò. «Adesso dovrò chiedere qualcosa di molto riservato».
Joanne capì. Si stampò sul viso un’aria contrita e imbarazzata, mentre Ester usciva dalla stanza.
Dyce si mise davanti a lei, gambe piantate a terra e mani chiuse, quasi in preghiera. «Perdonerete la mia intrusione nella vostra intimità ma credo possiate capire che queste informazioni sono indispensabili per comprendere le cause della vostra sterilità. Vostro marito… ha difficoltà di alcun genere nell’atto coniugale? Riesce a portarlo a termine?».
Joanne abbassò gli occhi sulle mani che teneva incrociate sul grembo, meditabonda: per un istante si chiese come potesse essere Samuel come amante. Dovette costringersi a soffocare un risolino nervoso.
«Nessuna difficoltà». L’idea di un altro corpo si affacciò alla sua mente. Un altro viso, un uomo che amava. La scacciò, irritata con se stessa e si costrinse a rimanere concentrata.
«Ogni quante volte vostro marito vi chiede di compiere il vostro dovere di sposa?».
Quante volte cosa? Facevano sesso? Che razza di domanda era quella?
Sperò che nessuno di loro stesse origliando o l’avrebbero presa in giro per giorni. Strinse le labbra per non ridere. «Circa due volte la settimana».
«E vostro marito emette seme durante l’atto?».
Questa poi! I maschi della sua specie non emettevano seme.
«Sì».
«Adesso signora Griffin, devo chiedervi di stendervi a letto e di lasciarvi visitare. Prima vi ausculterò il petto e verificherò la vostra complessione, per capire se il vostro fisico sia adatto o meno a sostenere una gravidanza, poi procederò a una visita personale».
Joanne alzò la testa guardandolo fisso negli occhi. Non permettergli di toccarla e sentire che era fredda, molto più fredda di qualunque essere umano. Che non c’era alcun suono in lei. Che il suo cuore non batteva più.
Che il suo era un corpo morto.


Dyce era nervoso. Si sentiva soffocare, aveva la nausea, il corpo era scosso da brividi freddi quasi come il giorno in cui aveva eseguito la sua prima dissezione in un’aula gremita di studenti e professori. Lì, però c’era solo una giovane signora timida che non riusciva ad avere un figlio.
O no?
Quella donna, adesso, lo stava guardando intensamente negli occhi, in silenzio.
Perché mi sta fissando così?
D’improvviso, quello che era un sospetto, divenne certezza.
Erano lì. Era lei.
Erano “loro”.
La mente di George Dyce si aprì, squarciata da una lama di consapevolezza: Griffin, sua moglie, forse sua cugina… e chi altro?
Quanti altri?
Il cuore iniziò a battere violentemente contro lo sterno, mozzandogli il respiro. Percepì la tensione innalzarsi dentro di lui, le mani gli tremavano e un rivolo di sudore gli scivolò lungo la fronte. Cercò di sottrarsi allo sguardo della donna, affaccendandosi a cercare gli strumenti nella borsa.
Dio mio, aveva ragione, allora! Erano anche a Edimburgo! Erano in tre o quattro, almeno… e chissà da quanto tempo!
Ebbe un capogiro. Si appoggiò con la mano alla spalliera della sedia, poi si voltò, abbozzando un sorriso storto, più simile a una smorfia sghemba.
Sobbalzò: Joanne Griffin era a pochi passi da lui e lo stava fissando, placida, bellissima e inquietante.
«State male, dottore? Siete impallidito».
«Non è nulla» mormorò, allontanandosi di alcuni passi, a disagio.
La donna lo seguì con un sorriso appena accennato sulle labbra rosse socchiuse. Gli poggiò una mano sul braccio, premurosa. «Sembrate accaldato. Sedetevi, vi farò portare un bicchier d’acqua».
Dyce scosse la testa, respingendola con una mano. «No. Non vi avvicinate». Cercò di bloccarla, mentre una paura strisciante saliva dal petto a stringergli la gola.
Ma Joanne avanzò di un altro passo tendendogli la mano: i suoi occhi erano fissi in quelli del medico. Dyce sentì il panico dilagargli nella mente, intuì che stava per perdere il controllo.
Di che colore erano i suoi occhi? Azzurri. No…
Non riusciva a capirlo. Fu sopraffatto da una sensazione di stupore ovattato che soppiantò l’orrore; subito dopo, sentì il corpo cedere di schianto. Scivolò a terra senza un lamento, mentre la coscienza di sé veniva annullata da quello sguardo intenso, profondo, sconvolgente.
Nella sua mente, una nebbia nera e vischiosa ricoprì ogni pensiero, paralizzando le sue reazioni: gli mancò l’aria, non riusciva più a respirare.
Vide Joanne chinarsi su di lui. Un istante dopo, anche quel viso divenne nebbia.
Sentì qualcosa entrare nella sua mente, simile a una mano fredda che gli rovistava dentro il cranio.
L’ultimo pensiero cosciente fu il colore degli occhi di quella donna.
Azzurri. Gli occhi di Joanne Griffin erano azzurri.
( Il 5° capitolo continua... )

mercoledì 3 novembre 2010

Romantic Rome

Ebbene sì. Posso dire: Io c'ero! Questa prima edizione è stata un autentico successo.
Quando sono arrivata a Roma ( occhi pesti per una sveglia antelucana) mi aspettavo un buon corso di approfondimento per le autrici... ma non così buono. Il livello dei docenti si è rivelato notevole, le lezioni interessantissime, le compagne di corso persone deliziose.
Avevo seguito un masterclass a Matera l'anno scorso, ma si trattava di qualcosa di più generale. Non meno utile, per carità: era diretto non solo alle autrici sed etiam per chi è coinvolto a vario titolo nel mondo dell'editoria.
Il workshop di Romantic Rome è stato incentrato invece sulla scrittura e sui meccanismi che vi son dietro. Qualcosa di tecnico e prezioso per noi autrici che procediamo a tentoni e con "penne spuntate". Personalmente, ho compreso di avere moltissima strada da percorrere poiché una cosa è dire "Ho scritto un libro" e un'altra è rendersi conto della molteplicità di errori che causano il rigetto del tuo lavoro in un processo di valutazione senza appello.
Da questo punto di vista, è stata illuminante la lezione di Theresa Melville che ha approfondito i principi cardini della scrittura, e in particolare di un romance storico: tempo, luogo, ritmo della storia. Gli incipit degli autori che lei ci illustrato ( Steinbeck, Dafoe e Miller solo per citarne alcuni) hanno spiegato meglio di mille parole a cosa deve tendere un giovane autore: al meglio.
Silvia Zucca ha spiegato, con l'aiuto di due attrici bravissime come "costruire" in sé un personaggio, come dagli profondità, background, spessore. In una parola, come dargli vita al di là delle pagine. La "prova pratica" mi ha aperto gli occhi sul "come" devo vivere un personaggio senza lasciarmi prendere dall'autocompiacimento. Molto simile per appeal è stata la lezione di Carla Maria Russo: autrice di romanzi storici, oltre che donna raffinata, diretta e sensibile, ha spiegato come costruire un romanzo storico, mettendoci in guardia dai tranelli più pericolosi: l'autocompiacimento e le "lenzuolate" di storia che appesantiscono la narrazione. I dati storici devono filtrare attraverso la narrazione e non essere un quid avulso dal testo, qualcosa che racconti la storia e dia forza al personaggio ( nella foto C. M. Russo con Franco Forte).
E poi ancora, Mariangela Camocardi, meravigliosa amica oltre che autrice fantastica, con la sua interessante prolusione su dialoghi e sinossi, vero scoglio di ogni autrice; le parole di Isabella Montwright sulla sensualità e sul rapporto tra sensi e sessualità, tra bacio e gusto; Franco Forte, guest star maschile che ha parlato di come si costruisce una fiction televisiva ( e che rapporto esiste con il testo letterario); Alessandra Bazardi, che, sinossi alla mano, ha spiegato quali son i principali errori di un autore esordiente che sottopone testo e manoscritto a un editor, indicandoci con esempi concreti in che modo coinvolgere un professionista del settore sin dalle prime battute di testo.

In poche parole: occhi particolarmente attenti alla grammatica, concentrazione nell'iter temporale della vicenda, evitare le descrizioni eccessive e, come ultimo coniglio, LEGGERE!
Sì, la lettura è stata la vera grande protagonista di R. R. Ogni docente ha ricordato l'importanza della lettura: nessun vero scrittore può dirsi tanto se non legge moltissimo, facendo tesoro dell'esperienza altrui. E' un assunto che mi trova pienamente d'accordo - anche perché adoro leggere - e che mi ha invogliata all'insano acquisto di altri libri che Dio solo sa quando avrò il tempo di leggere...

Ma, a parte il dovere c'è stato il piacere. Una bellissima, allegra cena nell'antico refettorio della Domus Sessoriana dove ho avuto il piacere di incontrare tante amiche del web... per tutte, dei nomi: Laura Grassi, Rosella Re, Lady Peonia e Francy della Rosa, owner de La mia Biblioteca Romantica. Mi sono divertita moltissimo, anche grazie al meraviglioso boa di piume che ha riscosso un successo enorme (hihihihih) e alla simpatia di donne argute e sensibili. E come dimenticare le fantastiche sorelle Bricca? O Viviana, una persona dalla sensibilità così grande che non smette mai di sorprendermi... i suoi occhi, grandi e dolci sono uno dei ricordi più belli di questa due giorni di parole, scritte, dette e sussurrate.















Infine, domenica mattina. Incontro con le autrici, sia quelle di casa nostra che con alcune leggende del Romance: Jo Beverley, Mary Jo Putney e Deanna Raybourne. Di lei non posso non ricordare la bellezza incredibile: un vero personaggio da romanzo. Bella e gentile nel senso pieno del termine. Le altre due autrici erano simpaticissime oltre che pazienti, tanto da sopportare le venti (e passa ) copie di romanzi da autografare per me e per una mia amica e il mio "horrible accent" LoL.


Anche in questa sede è stata privilegiata la prospettiva delle autrici: noi - esordienti - abbiamo chiesto a loro di raccontarci le esperienze - spesso dure e cariche di amarezza come quella di Roberta Ciuffi, sempre gentilissima o quella coraggiosa di Ornella Albanese - che le hanno portato alla pubblicazione. E devo dire che i quattordici anni di Deanna Raybourne sono stati insieme una mazzata e un incitamento a non mollare: se un'autrice brillante come lei ha dovuto attendere tanto, allora posso farlo anche io.

Insomma: un'esperienza che spero di poter ripetere. Un grazie speciale a Elisabetta Bricca, autrice e amica specialissima con cui ho condiviso alcuni momenti di complicità al femminile e ad Arianna Giorgi per la perfetta organizzazione