mercoledì 8 dicembre 2010

Serial Reader: le cronache di Saint Germain

Ok, per adesso sono davvero di corsa... pant pant! Questo lunghissimo post è uscito già su Diario di Pensieri persi, per chi se lo è perso... eccolo qui!


Rispetto a più celebri colleghe, Chelsea Quinn Yarbro non gode di una molta fama presso il pubblico dei lettori. È sconosciuta ai più, ai fans dei vampiri scoparecci e sessualmente disinibiti che in questo momento dominano il mercato.
Poco male. Sarà per me una gioia parlarvi di lei e del suo personaggio, il conte di Saint Germain. Vampiro millenario di origine mediorientale, uomo affascinante, alchimista, musicista e nobile raffinato, entra nelle grazie dei lettori senza alzare la voce ma con un sorriso magnetico. E lo fa con una grazia, un fascino discreto che colpisce solo a libro chiuso, lasciandoti la voglia di leggere dell’altro e dell’altro ancora.
Il merito di ciò è dato dallo stile della Yarbro: una scrittura ricca, curata nei dettagli, ma non pesante. Usa termini ricercati che non appesantiscono la narrazione e le conferiscono potenza ed eleganza. Il ritmo dei suoi numerosissimi romanzi - ne ha scritti più di venti ma in Italia ne sono stati pubblicati poco più di cinque - è tranquillo, più una pavane che un walzer, ma ciò non significa che sia lento: un brandy invecchiato da sorseggiare con calma, assaporando ogni scena, ogni personaggio. Personalmente, adoro il suo modo di caratterizzare ambienti e personaggi: non si possono dimenticare le descrizioni vivide del Circo Massimo o l’opulenza della Francia pre-rivoluzionaria, o ancora le atmosfere angoscianti della Firenze di Savonarola.
Infatti, la caratteristica saliente dei romanzi di C. Q. Yarbro è l’ambientazione storica. Ogni aspetto è curato nei minimi dettagli, con standard qualitativi impressionanti non solo per un paranormal ma anche per un romanzo storico. L’Autrice ottiene questo risultato mescolando personaggi di fantasia a figure storiche, ritratte nella loro intimità. Così, assistiamo al suicidio di Petronio e della sua famiglia in Giochi di sangue o conosciamo il percorso tormentato di mortificazione di Botticelli, divenuto seguace di Savonarola in Il Palazzo.
 Attraverso la scrittura fluida ed elegante, l’Autrice crea una ricostruzione storica accuratissima con personaggi che sono perfettamente coerenti con la società del tempo. Nessuna virago, nessuna eroina sopra le righe, nessun personaggio maschile eccessivamente moderno. Coerenza e precisione: è questa l’autentica forza della Yarbro. Raffigurare un vampiro nel corso della sua esistenza, attraverso le epoche in cui vive. Basti pensare come François Ragoczy di Saint Germain è descritto: occhi scuri magnetici, mani affusolate ed eleganti, magnetico e autorevole. Ma la cosa che più mi ha colpito è stata il modo in cui viene descritto il suo fisico. Mentre in Giochi di sangue, che si svolge nel I sec. D. C. egli è “un uomo più alto del romano medio, ma non era questo a rivelarlo immediatamente come straniero. Il volto aristocratico era incorniciato da riccioli scuri e sciolti. La bocca mostrava un mezzo sorriso mesto, e gli occhi affascinanti brillavano”, in Un destino di sfida ambientato nel 1917, egli è “… imperioso, ma senza alterigia e, anche se era più basso della media, mostrava una presenza che compensava la mancanza di centimetri in altezza”. Ma non solo questo: Saint Germain è un personaggio dolente e sensibile che guarda alle miserie umane con compassione. Odia l’ingiustizia: tra i suoi amici e servitori vi sono umani maltrattati e ridotti in fin di vita, come Roger, il suo fedele servitore per più di duemila anni, o ancora gli schiavi che lo circondano nell’antica Roma, che lui tratta come suoi pari. Attira gli esseri umani migliori con la stima e spaventa, inquieta i meschini con la sua autorevolezza, la capacità di vedere dietro gli sguardi, i segreti, le meschinità. Ha uno spessore psicologico che molti “zannuti” dell’attuale panorama letterario non rasentano nemmeno.
Il lettore viene portato per mano nella vicenda, sente l’odore della cera fusa nei candelabri dell’Hotel Transilvania, avverte l’afrore delle belve nel Colosseo, rabbrividisce per il freddo delle Alpi austriache. E, nello stesso tempo, ama le donne, figure femminili di incredibile dolcezza e coraggio: il lettore le adora con lo stesso trasporto di Ragoczy di Saint Germain che non è un tombeur de femme, ma un essere che vive di solitudine. Egli sa bene come la sua condizione di vampiro sia una maledizione: se ama fisicamente una donna più volte, o se beve più volte il sangue delle sue compagne, esse muteranno la loro natura alla morte. Ed è ciò che accade a Olivia, moglie violentata e brutalizzata di Giusto (Giochi di sangue) e a Demetrice, vittima della follia purificatrice di Savonarola (Il Palazzo). Queste due figure hanno numerosi punti in comune: si rifiutano di cedere a un destino che le ha rese schiave di uomini gretti; resistono con tenacia lottando per i propri familiari come Olivia o attraverso gli studi, come nel caso di Demetrice. Saint Germain le sostiene e le cambia per consentir loro di sfuggire alla morte, quella fisica.
Franciscus o François Ragoczy di Saint Germain affascina ma non seduce con mirabolanti prodezze erotiche: è sensuale ma non sessuale. La Yarbro delinea quest’uomo come una sorta di adoratore della femminilità, che porta all’estasi le amanti non con rapporti sessuali completi, una vera e propria venerazione. Le sue compagne sono donne che spesso subiscono la violenza di altri uomini, ritenuti normali ma che tali non sono: per queste creature insultate dalla vita, lui ha gesti di incredibili intensità. Dona loro stima, sicurezza e appoggio. Il sesso “umano” è spesso descritto come deviato e violento, privo di tenerezza.
Le donne della Yarbro spesso subiscono abusi sessuali, violenze fisiche e morali che mettono in luce come il vero mostro non sia il vampiro ma gli uomini che schiacciano senza pietà i propri simili, per brama di potere, denaro o semplicemente per pura crudeltà.
Ancor più forte è il legame che lo unisce a Madeleine de Montalia, sua amante e compagna di vita, verso cui Saint Germain nutre un affetto particolare (Hotel Transilvania).
Madeleine: “ Non è dolce apatia, vero Saint Germain? Per tutta la vita mi è stato detto che la passione è un diritto degli uomini, e che la resa è il diritto delle donne”.
Con queste parole, Madelaine affida il suo cuore e la sua vita al millenario Saint Germain. Madelaine e Saint Germain non staranno insieme per sempre. La giovane e bella aristocratica diverrà un’archeologa, riuscirà a costruirsi un’esistenza che non potrà mai dissociarsi del tutto da Saint Germain: lui rimarrà padre, amico, amante e fratello, una sorta di stella polare.
La ritroveremo in uno dei romanzi più interessanti della Yarbro, Un destino di sfida. Personalmente, amo molto questo volume: in esso, Saint Germain viene descritto sotto un aspetto assolutamente insolito. Durante la prima guerra mondiale, il vampiro trova un’orfana russa, Laisha, e la adotta. Purtroppo, la giovane perirà tragicamente, segnando per sempre l’esistenza di Saint Germain, portandolo sull’orlo dell’autodistruzione. E sarà proprio Madelaine ad aiutarlo, a dargli una nuova ragione per vivere. Accanto a lei, altre donne: la duchessa russa sopravvissuta alla propria famiglia, cui il vampiro dona una nuova esistenza e Rudi, la vedova austriaca schiacciata da un fratello imbelle e da un nuovo marito, un fanatico nazista. Saint Germain la salva da se stessa e da quel mondo di uomini che vorrebbe le donne relegate in un letto.
In questo romanzo emerge il lato oscuro di Saint Germain: dopo alcuni mesi, il vampiro si farà giustizia della morte di Laisha con una carneficina. La mostruosità di Saint Germain non è pregnante come nel Lestat di Ann Rice eppure è sempre presente: è la sua mostruosità, il perenne ricordo del non poter essere più uomo sebbene ne abbia ancora le fattezze, l’impossibilità di poter amare fisicamente una donna, il piacere che ricava dal sangue e dal godimento dei suoi compagni di letto.
La Yarbro non ama gli spruzzi di sangue fino al soffitto: in Giochi di sangue le carneficine che si svolgono nel Colosseo sono descritte attraverso i sensi e non con immagini truculente. È l’odore del sangue, la sabbia sotto le suole che il lettore percepisce e non i corpi maciullati dalle belve o dai gladiatori. Non vi è compiacimento, ma una narrazione di impatto che colpisce il lettore e che gli consente di “vedere”. O ancora, così accade in Un destino di sfida, dove la descrizione del raid antiebreo è asettico, quasi clinico eppure durissimo, terribilmente doloroso.
C. Q. Yarbro si segnala dunque come un’autrice straordinaria che ha saputo fondere insieme romanzo storico e paranormal, con tocchi di romance e di suspense. Per me è una scrittrice da prendere a modello, sia per lo stile che per il modo con cui articola i personaggi, con cui caratterizza le vicende che descrive. Per dirla con Laurell K. Hamilton, “ Se quello che cercate è di lasciarvi semplicemente sedurre dal vampiro, ci sono altri autori che potete leggere; se preferite invece un’esperienza reale dei tempi e dei luoghi da dove il vampiro ha avuto origine, allora leggete Chelsea Quinn Yarbro”.


Romanzi pubblicati in Italia dalla Gargoyle Books:

ll palazzo, Demetrice Volandrai, splendida cortigiana al servizio di Lorenzo De' Medici, è affascinata dallo straniero che si dice sia proprietario del palazzo più sontuoso in tutta la Firenze Rinascimentale, il vampiro Francesco Ragoczy da San Germano. Circondato da capolavori d'arte e da uomini di potere, Ragoczy pratica in segreto l'antichissima scienza alchemica e, contemporaneamente,assapora la passione sopraffina che Demetrice suscita in lui. Ma un nemico mosso dal fanatismo ha dato origine a un regno di terrore che travolge la città in un turbine di superstizione e violenza. Quando Demetrice viene condannata per eresia, il vampiro cerca di salvare la sua amata.

Giochi di sangue, Roma è un crogiolo di vizi e intrighi, dove è normale che perfino un imperatore venga assassinato. L'unica realtà immutabile è quella del Circo Massimo, l'arena dove coloro che non godono più dei favori di Nerone, siano essi gladiatori o ex senatori, vengono sbranati da leoni e coccodrilli. Uno dei pochissimi uomini d'affari di successo benché non romano, Saint Germain Ragoczy, è stato fino ad ora capace di tenersi fuori dalle pericolose sabbie mobili dell'alta società romana, ma il suo primo errore sarà quello d'innamorarsi di Olivia, la moglie malmaritata di un potente senatore. E il secondo sarà quello di prestare aiuto a Rogerius, un uomo ferito a morte da un padrone avido e spietato. Adesso, come punizione per essersi intromesso, Ragoczy dovrà affrontare il Circo Massimo come attrazione per il pubblico assetato di sangue...

 Il sentiero dell’eclissi; La Cina dell'inizio del tredicesimo secolo è terra di conquista a opera delle spietate orde guidate da Gengis Khan e gli stranieri vengono visti con sospetto. Saint-Germain decide di lasciare per prudenza la città e dirigersi verso un avamposto periferico, dove aiuta una coraggiosa donna-Signore della Guerra a difendere la sua fortezza dalle truppe mongole. Successivamente, spinto dall'incalzare dei barbari invasori, il vampiro alchimista attraversa il Tibet, confrontandosi con la spiritualità dei sacerdoti buddisti, e giunge in India, dove la sua strada incrocia quella di una principessa dedita al culto di Kali, la dea della distruzione. Nella lontana terra d'oriente, Saint-Germain è coinvolto in un'avventura nella quale tra mitologia e religione, intrighi e amore, affronta i demoni che porta nel cuore e che gli lacerano l'anima...

 UN destino di sfida, Siamo in Austria all'inizio degli anni '20. Sfuggito alla prigione nella Russia post-rivoluzionaria, Saint-Germain si imbatte in un'orfana di sette anni, Laisha, e !a porta con sé nel suo castello in Baviera; divenutone di fatto il tutore, sperimenta per la prima volta nei suoi 4000 anni qualcosa di molto simile alla paternità. Vede così Laisha crescere da bimba spaventata a splendida e vivace fanciulla. Viaggiando di frequente nelle maggiori città d'Europa, la coppia prende visione di un mondo che sta vivendo grandi cambiamenti e in cui la nobiltà terriera è ormai agonizzante, mentre il nazismo bussa alla porta. Tre donne incrociano il cammino del conte: una duchessa russa rifugiata a Parigi, un'avvenente giovane vedova minacciata dall'arroganza del nuovo potere che va affermandosi in Germania, e Madeleine de Montalia, la donna con cui il vampiro condivide la propria natura e il proprio segreto. Dopo che è stato commesso un crimine orribile, Saint-Germain sarà costretto a entrare in azione, con un gesto disperato che potrebbe avere come esito, perfino per lui, la vera morte.

Le cronache di Saint Germain, raccolta di racconti

Hotel Transilvania, Parigi, 1743. Nobiluomo, avventuriero, spia, alchimista, il Conte di Saint-Germain è tutto questo ed anche qualcosa di più... una creatura dell anotte, un non-morto, un vampiro! Ma quando la giovane Madelaine de Montalia si trasferisce a Parigi per rifinire la propria educazione, viene insidiata d amali ben peggiori e sarà proprio Saint-Germain ad ergersi a suo protettore, affrontando un'arcana cospirazione ordita da poteri infernali. Combinando l'erotismo tenebroso del Vampiro con il fascino dell'avventura romantica ,Chelsea Quinn Yarbro inaugura con "Hotel Transilvania" la saga del conte di Saint-Germain, l'eroe tormentato che riscatta il suo fato oscuro combattendo per amore e per onore.

mercoledì 1 dicembre 2010

Behind the scenes: Anita Book de L'ora del libro

La fretta è divenuta la cifra dominante delle mie giornate. Se potessi trasferirmi fisicamente qui al numero 12 di queste splendida e silenziosa piazza georgiana lo farei senza pensarci due volte. Ma non è possibile, ahimè. Mi è concesso solo di vivere qui "in spirito" , e immaginare l'atmosfera magica di Edimburgo a Natale... i mercatini natalizi presso i giardini di Princes Street, i close addobbati e il monumento a Walter Scott illuminato con sapienza, circondato da abeti addobbati da luci colorate. Posso solo sognare i magazzini Jenners con le vetrine illuminate da lucine, decorati con slitte e alberi di Natale...
Meno male che oggi viene a trovarmi una cara amica, oltre che una persona di grande dolcezza: Chiara, meglio conosciuta nel web con il nick di Anita Book, blogger de L'ora del libro.





Ciao Anita e benvenuta. E' un piacere averti ospite qui. Vieni, ti offro un bel the caldo che è l'ideale quando fuori la temperatura scende sottozero. O preferisci un hot toddy a base di whiskey?
Ciao Stefania, grazie a te per avermi invitata. Oh, un the caldo è proprio quello che mi serve. Sei molto gentile. 


E' un piacere! Vieni, accomodiamoci nella sala comune: oggi i miei amici sono impegnati con il loro lavoro (umano) e per non disturbarli possiamo metterci qui. Parliamo un po' di te, ti va? Sei una autrice, oltre che una blogger. Tutta colpa del prof. è il tuo volume. Di cosa parla? Come sei arrivata alla pubblicazione?


cipicchia, credo che il the mi sia andato di traverso. No, scherzi a parte, cosa volete che vi racconti di me? Anita Book è una tipa pazza, romantica e sognatrice. Osa poco, certo, ma si rimprovera a dovere. E' dell'idea che nella vita non esista altro che una profusione di incredibile bellezza e che l'uomo sia votato ad essa; tuttavia, ci è stato concesso il dono del libero arbitrio e spesso quello che accade è una questione di scelte. Amo leggere. Molto, in maniera incalcolabile, e, sì, aspiro a diventare una scrittrice. Anche se, sarebbe più corretto dire che desidero ardentemente consegnare al mondo le storie che scrivo e che danno voce ai miei silenzi. Solo questo. Non chiedo successo, gloria, memoria. Le ritengo forme di sentimento positivo a breve termine. E perché ricercarle se invece possiamo puntare a gioie più durature e appaganti? Quale, ad esempio, la condivisione di se stessi con gli altri. La mia opera prima, Tutta Colpa del Prof, è ancora in "fase stampa", ma oramai dovremmo essere prossimi alla pubblicazione. Indicativamente, ma è tutto da verificare, dovrebbe fare la sua comparsa nelle librerie verso Natale. Come sono arrivata alla pubblicazione? Un giorno mio zio mi chiama al telefono e tutto concitato mi dice che in televisione passa lo spot di una casa editrice che cerca scrittori esordienti. Ero un pò combattuta, francamente, ma alla fine ho deciso di provare. Dopo qualche mese, il contratto. Attenzione: non aspettatevi un romanzo alla "Solitudine dei numeri primi", alla "Bianca come il latte, rossa come il sangue", alla "Acciaio". Così impegnativi, così articolati e maturi. In realtà, non aspettatevi di trovarmi nelle parole così come mi conoscete in rete. Narro di una studentessa universitaria sfacciata, ribelle, irresponsabile e folle nel senso letterale del termine. Esattamente l'opposto di chi sono io. Pensate, si innamora addirittura del suo professore! Una cosa che solo a immaginarla mi fa salire il rossore in volto. Sì, lo ammetto, nella vita reale sono assai timida. Però, se le situazioni e la gente che vivo mi permettono di stabiliare un dialogo sereno e confortevole, riesco a tirare fuori anche il lato del mio carattere più schivo. Spero che il mio romanzo possa incuriosirvi e divertirvi, perché, dopotutto, è proprio quello che è successo a me mentre ne scrivevo ogni capitolo. E Sarah, la protagonista, è stata molto chiara: "Dolcezza, o mi scrivi così o mi scrivi così". 
Comprendo perfettamente la sensazione, guarda: ci sarebbe da chiedere a Oliver...
Quali sono i generi che preferisci nella lettura? Noto che spesso posti dei versi di poesie: ami molto questa forma espressiva? E i tuoi autori preferiti?

Ecco, adesso inizierò a parlare e perderò il controllo. Sappilo: mai chiedermi di letture e libri, potrei diventare estremamente pericolosa (piccola risatina). Dunque, partiamo con il genere che prediligo: l'urban fantasy. Poi anche il fantasy classico (anche se Tolkien non sono mai riuscita a digerirlo. Lo so, è paradossale), l'horror alla King, il thriller, il romance, lo storico, il gotico, la narrativa contemporanea e di formazione, la saggistica e la poesia. Insomma, niente etichette, niente confini. Quando si amano i libri, si ama semplicemente e unicamente il profumo della carta, il nero dell'inchiostro, la consistenza delle pagine al tocco, la veste e il contenuto. Si ama il potere delle parole, l'atto creativo in sé di generare mondi, personaggi, prodigi d'immaginazione. Senza illudere, senza mai tradire. Perché i libri restano sempre e ovunque fedeli al lettore. Ora, la poesia (piccolo sospiro). Che incantevole sfumatura dell'espressione umana, del capolavoro artistico che è la vita, che insostituibile maestra di eleganza e devozione. Sì, devozione per l'essenza delle cose, per il loro nucleo palpitante e cangiante, per il loro arricchire questa Terra di eterne meraviglie e di invisibili paradisi. Adoro la poesia, pur ammettendo, con un pò di vergogna, di non averne letta abbastanza. Vorrei conoscere tutti i poeti, tutti gli insigni e tormentati compositori del tempo trascorso, che non solo sono stati geni d'intelletto ma anche e soprattutto tessitori di sogni e speranze. I miei preferiti? Baudelaire, Shakespeare, Withman, Neruda, Dickinson, Tagore, Keats, Hesse. Ma potrei continuare all'infinito.
Il tuo blog è stato il primo - almeno credo - a proporre le video recensioni. Come è nata quest'idea così particolare e apprezzata?


Sì, forse uno dei primi. L'idea è nata durante un pomeriggio di ottobre, in libreria. Stavo passeggiando tra le corsie, tra le varie scaffalature e i vari reparti, quando mi si è accesa una lampadina nella testa. Come Archimede quando riusciva in una nuova impresa. "Eureka!", ho esclamato. Ho riferito del progetto alla mamma, mia prima e migliore consigliera, e ha approvato con entusiasmo. Non mi vergogno ad ammettere che conoscevo poco d'informatica, ma, rimboccandomi le maniche, sono stata capace di combinare qualcosa. Aneddoto: all'inizio, ad ogni videorecensione, prendevo una tazza di the; poi, a causa delle notti passate a contemplare le ombre sul soffitto della cameretta, ho dovuto smettere. Una volta, ricordo, pur di non deludere chi mi ascoltava mi riempii la tazza di coca-cola. Ecco cosa intendo quando mi definisco pazza! 
Pazzia, per così poco...
I tuoi rapporti con le case editrici italiane. Come sono? E più in generale, cosa ne pensi dell'editoria italiana? (pensavi di sfuggire a questa domanda, eh!)


Le case editrici italiane si stanno lentamente, ma progressivamente, evolvendo. Abbracciano nuove tecnologie, si adeguano ai gusti dell'utenza, si aggiornano sulle esigenze più urgenti del popolo dei lettori. Ma non sono ancora pronte a spiccare il salto nel vuoto, a mio parere. Quello scatto che prevede un atto di coraggio e di fiducia, per esempio, nei confronti proprio di noi blogger che alimentiamo il mercato editoriale in rete; quello scatto che non vuole sentir ragione e accetta il rischio di un fallimento e che, proprio in virtù di questa inclinazione al rinnovamento, è capace di far crescere l'editoria più forte e sana. 
Ma, naturalmente, parlo da un punto di vista esterno. Deduco, faccio le mie considerazioni. Io ho instaurato un bel rapporto con molte case editrici e con singoli autori. Vengo incontro alle loro richieste e, dall'altra parte, si apprezza la mia onestà di lettrice che non scende a compromessi. Mi si chiede di leggere un romanzo per una videorecensione? Molto bene, sono disponibilissima, però si deve sapere in partenza che ne potrei parlare nel bene come nel male.


Cosa pensi dei corsi di scrittura? Credi che abbiano una loro effettiva utilità per disciplinare il talento?


Indubbiamente dipende dalla tipologia di corso, dalla durata, dai docenti, dalle metodologie d'insegnamento e dalle opportunità che se ne possono ricavare alla fine. Purtroppo, non sono in grado di rispondere esaustivamente a questa domanda perché non ne ho mai frequentato uno; però, per come sono solita valutare le cose, credo che sia importante dare un'occasione alla scrittura di attecchire sempre in più cuori. Questo proselitismo della cultura della parola, che si può possedere per natura o maturare con il dovuto esercizio e la dovuta passione, è utile a recuperare quel desiderio di tradurre gli stimoli del pensiero, del vissuto interiore, del proprio io più intimo e inconscio, sulla carta bianca. 


Grazie mille per la tua intervista, sei sempre gentilissima. A presto!
Bene Stefania, il the è stato ottimo e questa piacevolissima chiacchierata ancora di più. E' stato un onore, per me, ricevere il tuo invito. Un grazie di cuore e a presto. Buone letture a tutti!

domenica 28 novembre 2010

Serial reader: Ti ricordi di me?

Premetto: Sophie Kinsella non mi ha convinto con la sua serie di I love shopping. Ho letto tre dei suoi volumi grazie alla mia nipotona e sinceramente li ho trovati divertenti, ma nulla più. Niente a che vedere con l'autentico spasso di Helen Fieldin e della sua Bridget Jones.
Ho acquistato "Ti ricordi di me? " qualche settimana fa. Occhieggiava sulla mensola del mio edicolante di fiducia e io che sono una mani bucate di prima categoria per quanto riguarda i libri, non ho resistito. Ero pronta a passarlo senza rimorsi alla nipote di cui sopra e invece... credo proprio che lo terrò!
Il romanzo è carino: la protagonista, Lexi Smart ha sicuramente più spessore della svampita e un po' irritante Becky. Come al solito, l'Autrice usa la prima persona per narrare la vicenda ma lo fa con pudore, in certi passaggi quasi con intimità. Mi sono trovata a soffrire, a provare il suo imbarazzo, a struggermi per le cose che Lexi aveva perduto e di cui non riusciva a ricordare nulla.
Già: Lexi è vittima di una amnesia selettiva che ha cancellato 3 anni della sua vita, regalandole un marito e un lavoro da favola. Ma, nello stesso tempo le ha tolto le sue amiche, la sorella e l'allegria. Un'esperienza crudele in una certa misura, che la costringe a fare i conti con ciò che è diventata e a confrontarsi con i suoi ricordi di ventiquattrenne imbranata e bruttarella. Perchè Lexi adesso è un vero e proprio squalo in carriera: bella, ricchissima, potente e assolutamente priva di amici.
Ti ricordi di me è un romanzo particolare: lo si può leggere come un divertente, fantasioso chick lit... oppure cogliere tra le righe il "tesoro nascosto". La paura del cambiamento che avviene senza la nostra consapevolezza, il timore di perdere ciò che abbiamo piuttosto che ciò che siamo e , nello stesso tempo, la comprensione che nulla e nessuno potrà soppiantare la nostra vera natura. In certi passaggi, mi sono commossa: ho avvertito con chiarezza il disorientamento di Lexi dinanzi a una vita che non le apparteneva più, ma che tutti si ostinano a propinarle come perfetta. Quante volte ci è capitato di guardarci allo specchio e confessare di non riconoscere più la persona che ci sta fissando? Quante volte ci chiediamo quanto siamo cambiati e perchè, e quando siamo cambiati così tanto?
Ecco. Questo libro parla di emozioni fastidiose. Lo fa con leggerezza, estremizzando i comportamenti, ma mette il dito nella piaga: noi cambiamo e cambinao le persone che ci stanno accanto. E' la vita che ci porta a fare determinate scelte e non possiamo far altro che affrontarla, a viso aperto, cercando sempre di mantenere il contatto diretto con la realtà, la vita vera: quella fatta dall'affetto e dal coraggio delle persone che ci sono accanto.

Serial reader: l'avvento di Amazon in Italia.

Amazon.it: ci siamo.
Sì, mi rendo conto che questo post non riguarda strettamente un libro, ma credo che Serial reader sia la rubrica adatta per poterne parlare.
Amazon è un vero e proprio colosso delle vendite on line. In Gran Bretagna e negli Usa non si limita a proporre libri e DvD, ma altro genere di merce: abbigliamento e accessori - tra cui le mie amatissime scarpe Fly London - supporti informatici, gadgets (come quelli del DOCTOR WHO), giocattoli e persino piccoli elettrodomestici. Tralasciando le considerazioni sul mercato on line e sulla diffidenza tutta nostrana verso gli acquisti con carta di credito, c'è qualcosa che posso già dirvi.
Amazon funziona: io sono una cliente affezionata, compro lì i testi in lingua straniera - a prezzi bassi che in Italia è quasi impossibile ottenere  - e ha un'ottima politica per quanto concerne i refund, ossia il reso nel caso in cui l'articolo scelto non sia più disponibile. In pratica, la somma che loro bloccano sulla carta di credito viene riversata in 10 giorni effettivi ma non solo: se nel frattempo, l'articolo scelto ha subito una riduzione di prezzo, Amazon rimborsa la differenza, sia pure minima. Anche i testi che ho acquistato in seconda mano - poiché su Amazon.uk è possibile acquistare in second hand - sono ben tenuti e con un ottimo rapporto qualità-prezzo.
Adesso sono curiosa di vedere come si comporterà questo colosso delle vendite on line sotto il cielo italico: se continuerà  a mantenere l'aplomb e la precisione britannica o se si farà contaminare dall'atmosfera caciarona e approssimativa che da sempre contraddistingue la nostra nazione.
Sinceramente spero di no. Ho notato che l'offerta, seppur vantaggiosa e ampia, è ancora un po' limitata: molti testi non sono disponibili e ci si limita solo alla vendita di libri, musica e dvd. Nulla di diverso rispetto a IBS o Bol, veri padroni del mercato on line in Italia. Assai intelligente invece mi pare la scelta di premiare i clienti con Amazon prime, un'iniziativa con cui si eliminano le spese di spedizione e si fidelizzano i clienti. Purtroppo non è disponibile per tutte le zone d'italia (io, ovviamente, risiedo in quelle escluse) ma spero che si risolva presto tale inconveniente.
Io ho fatto un primo ordine "cauto", in attesa di vedere tempie e modi di consegna. Se andrà bene... luciderò la mia carta di credito!

Off topic

In questi giorni sono molto incasinata: ristrutturazione di casa, bambini, lavoro, revisioni di più lavori contemporaneamente, lettura... Insomma, ho trascurato il mio piccolo blog e voi, miei cari amici.
Tuttavia, tra una cesta di panni da stirare e l 'ultimo libro di Mc Ewan, Solar, ho trovato due minuti per scrivervi. Aspettatevi a stretto giro di posta un'intervista, un nuovo capitolo di Auld Reekie e recensioni per behind the scenes. Un paio di queste saranno datate, nel senso che sono già state pubblicate da Alessandra in Diario di pensieri persi, altre sareanno nuove di zecca.
Va bene, credo di aver detto tutto o quasi... vi auguro una bella settimana! :-)

martedì 23 novembre 2010

Behind the scenes: Weirde de L'arte di scrivere

Oggi è venuta a trovarci Weirde, Maria Chiara Cabrini, famosissima owner di  L'arte dello scrivere... forse, blog dedicato quasi esclusivamente all'urban fantasy, nonché del paranormal. E' una figura molto conosciuta in rete, ed è un piacere averla qui con noi.




Cara, benvenuta! Finalmente un'amica che non ha timore di entrare qui a Moray Place e di affrontare i miei amici. Samuel ci ha concesso di usare il suo studio... sai, quello con il quadro di Turner che ama tanto.
Allora. Abbiamo the e biscotti in abbondanza: parlaci un po' di te e della tua vita. come mai hai scelto un soprannome così originale? Weird significa strano, eppure tu sei una persona molto pacata!


william turnerAnche io adoro Turner, in particolare Annibale che attraversa le Alpi. La storica dell'arte che è in me a volte riemerge e tenta di sopraffare il mio lato di lettrice compulsiva. Grazie dei biscotti ho proprio voglia di qualcosa di dolce.

Dunque, il mio soprannome è nato del tutto per caso, come molte cose nella mia vita del resto. Sono una persona terribilmente pigra e tendo a lasciarmi trasportare dalla corrente il più delle volte. Una delle mie canzoni preferite è Creep dei Radiohead, che nel ritornello fa I'm a creeep I'm a weirdo. Weirdo era già utilizzato perciò per iscrivermi a splinder usai Weirde. E lo uso ancora oggi.

Ho studiato all'università Storia dell'arte, ma il mio sogno è sempre stato scrivere e possibilmente lavorare nel mondo dell'editoria. Il mio blog però non è certo nato per aiutarmi in questa mia ispirazione, anzi....mi iscrissi a splinder per messaggiare con un'amica, poi visto che ero iscritta mi dissi, perhè non aprire un blog? All'inizio naturalmente non sapevo cosa scrivere nel blog, poi ho deciso di parlare di ciò che amo di più: i libri. E tutto è nato da lì. Molto semplicemente. 


Sei la paladina dell'urban fantasy per adulti in Italia, oltre che una seguitissima blogger. Come ci si sente in questi panni?


Paladina, che parolone. In realtà mi limito a esprimere le mie preferenze molto liberamente riguardo ai libro che leggo, che mi piacciono, non mi piacciono o che credo potrebbe valer la pena fare arrivare in Italia. Sono una persona molto pragmatica in alcuni campi e tendo a prendere posizioni ben precise da cui difficilmente mi discosto. Credo e ho sempre creduto che l'editoria dovrebbe saper ascoltare meglio i lettori italiani, anche per migliorare i propri affari, non solo per dare ai lettori scelta di generi più ampi. Mi adopero in questo senso. Nel mio piccolo. Che è Molto piccolo. E non mi sento diversa da come ero prima. Sì abbiamo smosso qualcosina ma molto poco in fondo. L'unica cosa che veramente è cambiata molto per me grazie al blog è la mia visione del mondo di internet, che da negativa è diventata molto più positiva. In rete non si trovano solo pericoli, truffe, pervertiti, c'è anche un mondo di gente seria e molto disponibile. Oggi ho molti contatti con persone che come me amano i libri sopra ogni cosa. Siamo in tanti e spero saremo sempre di più. Anche se non mi faccio troppe illusioni.
Quanto peso ha la lettura nella tua vita? E, visto che sei anche una bravissima autrice di fantasy, cosa è più importante per te, come autrice?


a lettura nella mia vita è sempre stata importante, leggevo già prima di andare a scuola e ancora prima di saper leggere amavo sentire i miei genitori leggermi le favole. Li torturavo poverini. Me li leggevano talmente tante volte che ormai li conoscevano a memoria e anche io, perciò se a volte sgarravano e saltavo delle frasi li correggevo. Ho sempre amato leggere, trovare conforto in mondi strani lontani fantasiosi. Far volare la fantasia. Ancora oggi devo assolutamente trovare il tempo di leggere i divento di cattivo umore.

La scrittura è un altro paio di maniche. Amo raccontare storie e la fantasia non mi manca, ma tra l'immaginarsi una storia e scriverla molto ci passa. Scrivere può essere molto frustrante specie se non si riesce a farsi pubblicare.



Esiste un libro che hai amato e che ti ha fatto esclamare : "vorrei averlo scritto io" ? E uno che hai chiuso con la sensazione di noia, peso o disagio? So che sei una forte lettrice e dunque, molto esigente...


Ho diversi libri preferiti che ho consumato a forza di leggere e non scherzo giuro sono veramente consunti. Ti cito solo i tre che amo sopra ogni cosa. Padiglioni lontani, di M. M. Kaye che vorrei venisse rivalutato dal grande pubblico. Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. E un fantasy Lo specchio dei sogni, di Donaldson. Tra i tre vorrei aver scritto Orgoglio e pregiudizio! Mi accontento.

Leggo veramente molto e spesso mi capita di leggere libri che non mi esaltano, ma è difficilissimo che non li finisca di leggere. Mi è capitato solo una volta con Le affinità elettive di Goethe. Odiavo troppo il protagonista traditore. Veramente troppo.


Hai fatto conoscere in Italia Kery Arthur. Quale autore o autrice italiana porteresti all'estero?

Chi porterei all'estero? MMm Domanda difficile ci sarebbe una autrice di nome Stefania Auci in cui credo molto.


Ok, non facciamo caso a questa risposta!! Troppo buona davvero!Domanda cattivissima, che già immagini. Editoria italiana: che ne pensi?


Editoria italiana... Ampio argomento. Voglio cercare essere giusta. Come in tutti i paesi del mondo, America compresa, l'editoria ha un fine, che è guadagnare vendendo libri. Ergo deve convincere il pubblico a comprare i libri che pubblica. Ergo deve puntare su autori che vengano comprati perchè o già famosi o famosi all'estero perciò si spera lo diventeranno anche qui, o su autori che vadano di moda.
Non c'è spazio in questo mondo per ideali o per generi di nicchia purtroppo. Nè per tentare di lanciare autori emergenti nostrani. Spero che internet e la globalizzazione aiuteranno almeno la diffusione di più generi, ma prevedo e non credere sia una strega del malaugurio, lo prevedo perchè in Amreica stà già avvenendo. Prevedo che il digitale, cioè gli ebook si faranno strada anche da noi con il conseguente pericolo della diffusione piratesca di file, che porterà ad un calo delle vendite, come avvenuto per la musica del resto. Solo in scala minore.

Ecco, anche per oggi abbiamo finito. E' stato un piacere ed un onore per tutti noi, umani e non, riceverti qui! A presto!


Grazie a te per avermi invitato! E buonissimi questi biscotti... la ricetta?

venerdì 19 novembre 2010

Auld Reekie #6

Non si può andare contro il proprio destino.
Il cerchio si stringe.




6


Edimburgo

George Dyce camminò a lungo. La sua mente non era in grado di ricordare la strada di casa: si lasciò spintonare dai passanti, mettendo i piedi in mezzo ai liquami, gli occhi fissi nel vuoto, mentre i passanti gli scoccavano sguardi pieni di commiserazione.
Solo quando raggiunse Calton Road riuscì a recuperare un po’ di lucidità. Si fermò appoggiandosi al muro e si costrinse a respirare profondamente per calmarsi; poi guardò attorno a sé, accorgendosi per la prima volta di dove si trovasse. Arrivato ad Albany street, aveva recuperato il completo controllo.
Salì in fretta i gradini della bella palazzina georgiana, come se volesse fuggire dalla strada. Le voci petulanti delle sue figlie di sedici e diciotto anni lo raggiunsero, rassicurandolo, quasi confortandolo: discutevano per qualcosa che aveva a che fare con dei cappellini. Era bello essere a casa, pensò avviandosi verso il piano superiore.
«Dottore?». La voce ansiosa della governante lo raggiunse a metà delle scale.
«Dica, Emmeline», sospirò esasperato, sfilandosi i guanti.
«Siete atteso, signore».
«Visite?», grugnì. Era contrariato, stanco e desiderava solo riposare per tutto il pomeriggio.
«Sì, signore. Due gentiluomini da Londra». Gli porse due biglietti da visita.
Dyce sobbalzò. Burgess e Corbridge? Qui?
«Dove sono?» chiese, scendendo a precipizio i gradini.
«Nel salottino con vostra moglie».
Entrò nel salone a passi rapidi. Sua moglie lo squadrò con i grandi occhi castani spalancati e uno sguardo equamente diviso tra perplessità e spavento. Matronale e dignitosa, era rimasta senza parole dinanzi all’irruzione improvvisa, senza capire perché suo marito fosse tanto pallido. Muriel Dyce, donnetta prosaica e priva di immaginazione, non poteva immaginare chi fossero davvero quegli amici di suo marito.
Perché Michael Burgess e Spencer Corbridge non erano solo compagni di vecchia data di George Dyce. Erano i capi della Fratellanza della Luce.
Il medico congedò la moglie con un sorriso di circostanza e invitò i due amici a sedersi con lui al tavolo. Compagni di bagordi nell’età dell’università, avevano cementato la loro amicizia circa vent’anni addietro, quando si erano scontrati con l’impossibile.
«Quando siete arrivati?».
A rispondere fu Corbridge. Alto e sottile, viso allungato di un pallore quasi grigiastro, occhi scuri, piccoli baffetti; non sembrava essere molto forte, anzi. Tra i quaranta e cinquant’anni, medico come Dyce, esercitava a Londra e godeva di ottima fama. Era una delle persone verso cui George nutriva maggior stima… e timore. Bastava fissare quegli occhi di ghiaietto per capire che era un uomo da non prendere sottogamba.
«Ieri sera tardi. Siamo stati a Newcastle, poi abbiamo pensato di venire a dare un’occhiata fin quassù».
«Bene. Perché… pensavo di scrivervi. Credo di aver trovato… degli indizi che riportano a ciò che avete trovato a Londra». George si versò un bicchiere generoso di brandy e lo bevve a larghi sorsi. Di solito, non beveva tanto, ma quel giorno tutto il mondo sembrava aver deciso di andare per conto suo senza chiedere il permesso.
«Ti riferisci alla mia lettera?» domandò Michael Burgess, appollaiandosi sul bracciolo della poltrona occupata da Dyce. Capelli color sabbia, muscoloso quanto poteva esserlo un ex campione di canottaggio di Cambridge, occhi verdi pungenti, carnagione chiara, aveva la stessa età di George Dyce. Con lui il tempo era stato indulgente: fascinoso, scapolo impenitente e notaio presso St. Albans, aveva un’espressione indolente che dissimulava una capacità di osservazione fuori dal comune. Aveva anche una leggera zoppia, conseguenza di una fuga precipitosa sui tetti di Londra, mentre era in caccia di uno dei suoi nemici.
«Esatto. Ho trovato una coincidenza tra ciò che tu mi avevi scritto e le notizie che mi ha comunicato James Faber da York. Si tratta di una lettera». Dyce parlò in fretta, sottovoce, lo sguardo che saettava dall’uno all’altro.
Burgess strinse gli occhi, curioso «Faber? Il nostro Fratello osservatore di York? E cosa è accaduto?».
«Pochi giorni fa, i Fratelli dello Yorkshire hanno trovato uno di quei mostri, l’hanno catturato ed eliminato. Portava con sé della corrispondenza: sembra fosse un corriere o qualcosa del genere. Non ne avete saputo nulla?».
«No. Siamo lontani da Londra da parecchio e non abbiamo avuto comunicazioni recenti da York», rispose Burgess, disorientato. Corbridge ebbe una smorfia perplessa.
D’improvviso, Dyce si rilassò nella poltrona con un sospiro pesante. «Allora credo che ci aspetti un lungo pomeriggio. Ho molte notizie da darvi».
Corbridge si accomodò su una panca di fronte agli altri due. «Procediamo con ordine, George. Faber ti ha scritto che quell’essere immondo portava delle lettere. Per chi?».
«Si tratta di una missiva indirizzata al Master delle Highlands. L’indirizzo è Edimburgo, Canongate, 15».
George fece una pausa per riprendere fiato. Sfilò gli occhiali, mentre le ipotesi nebulose che gli affollavano il cervello assumevano contorni nitidi. E lo spaventavano, sempre più.
«Ieri è arrivata una lettera da Richard Tellman, il vostro sostituto a Londra. Mi ha scritto che nella cassaforte che avete trovato il mese scorso nel covo distrutto, c’erano delle lettere tra il capo della comunità londinese e altri Masters. Due di queste provenivano da Edimburgo».
Burgess alzò le sopracciglia, stupefatto «Davvero? Siamo partiti dopo aver distrutto il rifugio di Londra e non abbiamo avuto il tempo di visionare i documenti».
George mosse le mani per bloccarlo. «Ascolta: le lettere provenienti da Edimburgo sono datate 1782, dunque hanno più di cinquant’anni. Una di queste è la comunicazione dell’acquisizione di una quota di proprietà una società di commercio. La transazione era stata curata da un avvocato, tale O. W. G. L’altra, una missiva privata, è a firma di un tale S. Per entrambe l’indirizzo era Canongate 15».
Con un sospiro spezzato, Spencer Corbridge si appoggiò con la schiena contro il muro. «Coincidenza a dir poco sospetta», commentò asciutto.
Dyce lanciò un lungo sguardo ai due: la frizzante sensazione di trionfo che avvertiva si mescolò a una paura latente che gli serpeggiava nell’anima, ai margini della coscienza. Continuò a raccontare.
«Non è ancora finita: alcuni giorni fa un uomo ha chiesto un consulto per sua moglie, poiché teme sia sterile. Si chiama Griffin, si è trasferito in città dal nord della Scozia circa dieci anni fa. Da quello stesso periodo, abitano con loro dei cugini della moglie: due donne e un uomo per l’esattezza. Non ho fatto caso subito all’indirizzo ma quando ieri ho ricevuto la lettera di Richard Tellman, ho fatto un salto sulla sedia».
«Fammi indovinare: il numero 15 di Canongate?». Burgess tirò fuori dalla tasca della giacca un astuccio portasigari e iniziò a fumare. George annuì in silenzio, poi si coprì il volto con le mani. Non sapeva come spiegare quello stato di malessere che l’aveva sconvolto, sin da quando era andato via dalla casa dei Griffin.
Proseguì, stanco, con gli occhi fissi sul pavimento. Le parole erano diventate difficili da pronunciare «Così ho pensato di approfittare della richiesta per dare un’occhiata, tentare di capire se potessero essere davvero… loro. ».
Dyce bevve un altro sorso di liquore e riprese a parlare. «Pensavo di scrivere un resoconto stasera, per chiedervi di venire qui… Perché di dubbi ne ho parecchi. Stamane ho visitato la moglie di Griffin e…».
Stavolta furono Burgess e Corbridge a sussultare. «Tu hai fatto che cosa?», guaì Corbridge.
Burgess afferrò George per il braccio, costringendolo a voltarsi. «Era viva?».
Un rivolo di angoscia scivolò lungo la schiena del medico. La risposta che la sua mente gli diede fu ; tuttavia un’altra sensazione, più profonda, viscerale, lo aggredì impedendogli di rispondere subito. Un malessere difficile da spiegare, un brivido freddo di panico di cui non riusciva a liberarsi in alcun modo.
«Sì», sussurrò incerto.
Spencer Corbridge lo fissò, studiandolo in silenzio. I suoi occhi brillavano come pietre bagnate in fondo a una scodella. «Potrebbe essere una schiava umana: a Cardiff ne abbiamo trovate due». Poi tornò a studiare il volto di George: pareva invecchiato di colpo. «Sei assolutamente sicuro che fosse viva?».
«Credo di sì», ammise George infine. Sospirò pesantemente. «Con questa visita non ho fatto altro che complicarmi la vita… ho così tanti dubbi!».
«Perché?», lo incalzò Michael.
«Le due donne che io ho conosciuto non sono diverse da mia moglie o dalle figlie. Vestono allo stesso modo, parlano come loro. Non hanno nulla di diverso, a parte il pallore e la bellezza>>.
«Le loro femmine sono sempre molto belle: si tratta di strategia di caccia, dovresti saperlo», interloquì Michael, soffiando una nuvola di fumo che si dissolse con lentezza. Poi sorrise, indolente. «Ti trovo un po’ arrugginito, George: una volta non avresti avuto tutte queste incertezze».
«Li hai visti mai mangiare? Fare qualcosa di umano?», lo incalzò Spencer.
Dyce si fermò a riflettere. Scosse la testa, dubbioso. «Non sono il tipo di persone che Muriel vuole frequentare, se capite cosa intendo. Tuttavia, stamane Griffin ha bevuto davanti a me. In realtà, l’ho quasi sfidato a bere il suo Porto: non ne aveva toccato una goccia».
«La servitù?», proseguì Corbridge.
«Hanno una governante, una cuoca, una cameriera e una sguattera di cucina, che non dormono in casa; possiedono una carrozza e dei cavalli. Il fatto che abbiano della servitù per la cucina è uno dei dati che mi ha lasciato più perplesso», considerò Dyce con una smorfia.
«Potrebbero fingere di mangiare: a Londra, il loro capo aveva uno stuolo di servitori umani che non hanno mai sospettato nulla. E poi, qui a Edimburgo non è così difficile liberarsi del cibo: ho visto gettare di tutto dalle finestre», commentò Michael, sarcastico. «Dovremmo saperne di più. C’è modo di investigare su di loro senza destare sospetti?».
George fece una smorfia, dubbioso. «Sarà difficile. Notoriamente, Samuel Griffin è molto riservato e…».
Le parole gli morirono in gola, ghiacciandosi. Si portò la mano alla bocca. Samuel Griffin.
Samuel.
S., Edimburgo Canongate 15
Burgess lo fissò con occhi spalancati. «S….», bisbigliò, attonito. «S è l’iniziale di Samuel». Corbridge lasciò scorrere lo sguardo dall’uno all’altro, gelido. «Mutano il cognome, spariscono per anni, ma non rinunciano mai al loro vero nome».
George Dyce si passò la mano davanti agli occhi, quasi tentando di svegliarsi da quel sogno strampalato. Non era possibile. Era folle. Di più: irreale.
Eppure, era perfettamente logico. Tutto andava al suo posto in quel puzzle così assurdo.
Erano lì, per davvero.
Avevano trovato i vampiri di Edimburgo.